mercoledì 5 ottobre 2022

Un vicino di casa molto speciale

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Un vicino di casa molto speciale", scritto da Ali McNamara ed edito da Newton Compton.

Protagonista della storia è Ava, una donna di quarantasei anni, divorziata e con due figli grandi, che, dopo un grosso trauma, decide di lasciare Londra e il suo lavoro di organizzatrice di eventi per rifugiarsi temporaneamente nel piccolo paese di Bluebell Wood, con l'unica compagnia del suo cagnolino Merlin.

Scopo della donna è di trascorrere un lungo periodo in solitudine, recuperando così il proprio equilibrio interiore, ma ben presto si ritroverà coinvolta nella vita della piccola cittadina, grazie alla conoscenza del pastore Callum e del suo aiutante Jonah; di Linnet e di suo figlio Robin; dello scrittore Lonan, anche lui appena giunto in paese, oltre che della maggior parte dei negozianti.

Così, tra una serata al pub e un mercatino di beneficienza, tra pranzi in compagnia e visite alla scuola del paese, per far conoscere il suo socievole cagnolino ai bambini del paese, Ava, che da tempo ha perso fiducia nelle persone tanto da provare paura per i luoghi affollati e per chiunque osi avvicinarsi a lei, inizierà piano piano a riavvicinarsi agli altri, in particolar modo al pastore Callum il quale, dopo anni, inizierà a farle provare sentimenti che credeva di aver assopito per sempre. 

Ad aiutarla in questo percorso, però, non ci saranno solo gli abitanti di Bluebell Wood, ma anche dei simpatici uccellini che popolano il suo giardino e dei quali Ava inizierà gradualmente a occuparsi, lasciando loro del cibo in una apposita "casetta per uccelli". Dopo un'iniziale diffidenza, i simpatici pennuti non solo cominceranno a popolare il suo giardino, ma le lasceranno dei "regalini", attraverso i quali Ava riuscirà ad aver maggior sicurezza in sè stessa. E non solo: grazie a essi, la nostra protagonista cercherà di salvare il paesino dalle avide speculazioni di Colin Cuckoo il quale, dopo aver comprato una grande estensione di terreno alla periferia del paese, vicino ai suoi amati boschi, è intenzionato a costruire un grosso complesso residenziale...

Sono molti anni che leggo i romanzi di Ali McNamara e ogni volta mi piace immergermi nelle sue storie che, pur affrontando tematiche molto serie e importanti (in questo caso il disturbo post traumatico da stress) sono caratterizzate da uno stile molto delicato, capace di trasmettere serenità, speranza e fiducia nel futuro. Nelle sue storie compaiono sempre elementi legati al soprannaturale e, pur non essendo propriamente un'amante del fantastico, trovo che questi espedienti siano, nella maggior parte delle sue storie, molto originali e ben amalgamati all'intreccio del romanzo, e anche in questo caso ciò non fa eccezione. 

Molto carina e originale pure l'idea di dare a ogni personaggio un nome legato al mondo dei volatili: ciò viene spiegato chiaramente in una nota alla fine del romanzo, assieme ai significati simbolici dei vari regalini che gli uccellini lasceranno ad Ava pagina dopo pagina. Unica pecca il titolo del romanzo, che non c'entra con la storia e che potrebbe fuorviare il lettore sulla vera natura della storia.

Dalle mie parole potete quindi comprendere come, ancora una volta, Ali McNamara sia stata capace di offrire ai suoi lettori una storia capace di coinvolgere e di donare dei sereni momenti di relax, senza rinunciare ad affrontare tematiche importanti e attuali e che per questo vi consiglio di non lasciarvi sfuggire.


DELLA STESSA AUTRICE:

Colazione a Notting Hill

Il piccolo negozio di fiori in riva al mare

Colazione in riva al mare 

L'estate delle coincidenze

Un'estate indimenticabile 

Appuntamento in riva al mare

Il piccolo negozio del lieto fine 

martedì 20 settembre 2022

Come vento cucito alla terra

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata all'ultimo romanzo di Ilaria Tuti, "Come vento cucito alla terra", edito da Longanesi.

Protagonista della storia è Cate, una giovane inglese che, pur avendo studiato da chirurgo, non può esercitare la professione, in quanto donna, e per questo lavora soprattutto come ostetrica, prestando servizio anche nei bassifondi di Londra, mantenendo in questo modo la figlioletta Anna. 

Siamo nel 1914, è scoppiata la prima guerra mondiale e Cate non viene vista di buon occhio anche per il fatto di essere per metà italiana. All'epoca infatti la nostra nazione non aveva ancora preso una posizione e tutto lasciava supporre il suo antagonismo nei confronti di inglesi e francesi.

La vita di Cate subirà un brusco cambiamento quando la dottoressa Flora Murray, assieme alla collega Louisa Garrett, le proporrà di lasciare l'Inghilterra alla volta della Francia, per fondare con loro e altre donne chirurgo un ospedale da campo in cui curare i feriti di guerra. Malgrado i tentennamenti sul dover lasciare la figlia alla sola coppia di amici che si è offerta di ospitarla dopo essere stata cacciata dalla sua famiglia in quanto ragazza madre, alla fine Cate deciderà di accettare la proposta.

Lì la giovane si troverà a vedere con i propri occhi gli orrori della guerra, ma avrà anche la prontezza e la giusta determinazione per salvare diversi feriti. Nonostante cio, però, lei e tutte le sue colleghe dovranno fare i conti non solo con l'opinione pubblica, che le guarderà con scetticismo in quanto donne che praticano una professione maschile, ma pure con gli stessi feriti, che il più delle volte non mostreranno entusiasmo nell'essere operati da persone che considerano incompetenti solo per il fatto di non essere uomini.

Dopo qualche tempo, Cate e le sue compagne faranno ritorno in patria e lì fonderanno un altro ospedale, quello di Endell Street. Lì il suo destino s'incrocerà nuovamente con il capitano Alexander, che già la donna aveva curato in terra francese. In quel frangente, però, le condizioni del capitano saranno molto più gravi, tanto che Cate dovrà procedere con l'amputazione della gamba. Anche i compagni del capitano saranno feriti, non solo nel corpo, ma anche nell'anima. Per questo motivo, le donne dell'ospedale cercheranno in tutti i modi di aiutarli, anche con un metodo molto particolare: il ricamo. E le reazioni della società maschilista non si faranno attendere...

Per la maggior parte dei lettori Ilaria Tuti è celebre soprattutto per il personaggio di Teresa Battaglia, ma l'anno scorso mi è capitato di leggere anche "Fiore di roccia", un romanzo storico che, pur non essendo molto appassionata del genere, si è rivelato una delle mie migliori letture del 2021. Per questo, quando ho saputo dell'uscita di questo nuovo romanzo ambientato nel passato, non ho esitato a volerlo leggere.

Devo ammettere che all'inizio ho un po' faticato a entrare nel cuore della storia, perchè ho trovato il ritmo un po' troppo lento ma poi, dopo la partenza di Cate per la Francia, ho iniziato progressivamente ad appassionarmi alle sue vicende e ho letto l'intera storia con molto entusiasiasmo tanto che, chiusa la quarta di copertina, sono subito andata a fare ricerche online sugli eventi narrati.

L'autrice, infatti, nello scrivere la sua storia, ha preso spunto da fatti realmente accaduti, ovvero la fondazione di ospedali al femminile dedicati alla cura dei feriti di guerra (Flora e Louisa sono realmente esistite) e la conseguente reazione della società.

A tal proposito, mi è molto piaciuto il progressivo avvicinamento tra Cate e Alexander i quali, pur essendo personaggi di fantasia, hanno rappresentato in modo molto chiaro l'iniziale diffidenza tra le dottoresse e i malati. La loro storia, che poi si evolverà in un legame sempre più profondo, mi ha tenuta incollata alle pagine del libro con molto interesse, apprezzando nello stesso tempo questi due personaggi così perfetti nelle loro imperfezioni tanto che, a tratti, mi hanno ricordato Elizabeth e Mr. Darcy di "Orgoglio e pregiudizio" (romanzo che, in effetti, viene citato nella storia). 

Anche i cosiddetti "soldati ricamatori" sono realmente esistiti e penso sia davvero incomiabile che in quel contesto storico e sociale queste dottoresse abbiano dato la giusta importanza anche alle ferite psicologiche, andando contro ai pregiudizi della società che tendeva a concepire le donne come "angeli del focolare" e gli uomini come "valorosi combattenti".

Una storia quindi che, mescolando finzione a realtà, ci offre una panoramica su un fatto storico poco conosciuto, regalando ai suoi lettori l'ennesimo esempio della forza e della determinazione femminile e che per questo vi consiglio vivamente di leggere.


DELLA STESSA AUTRICE:

Fiori sopra l'inferno

Ninfa dormiente 

Fiore di roccia

Luce della notte 

Figlia della cenere

lunedì 12 settembre 2022

Figlia della cenere

Cari lettori, iniziamo la settimana con la recensione del romanzo "Figlia della cenere" di Ilaria Tuti, edito da Longanesi.

Trattasi del quarto volume della serie con protagonista il commissario Teresa Battaglia, una donna intelligente e coraggiosa, che nella vita ha affrontato parecchie difficolta e che nel presente si trova a dover combattere contro un nemico più forte di lei, il morbo di Alzheimer.

In questo libro la storia di Teresa viene narrata non solo al presente, ma anche ripercorrendo le vicende del suo passato, risalenti a ventisette anni prima.

Tutto inizia quando una sua vecchia conoscenza, un omicida seriale, Giacomo Mainardi, chiede un incontro con lei in carcere. L'uomo, d'apprima evaso e poi riconsegnatosi alla polizia, la informa che c'è qualcuno che vuole ucciderlo e che questi è la stessa persona che gli ha ordinato di uccidere ancora. Teresa e la sua squadra dovranno così mettersi alla ricerca del cadavere e capire chi si cela dietro al mandante di quell'omicidio. La donna, però, non riuscirà più a nascondere i segni della sua malattia e perciò si troverà costretta a compiere delle scelte importanti, che riguardano non solo il suo futuro, ma anche i rapporti con i suoi colleghi i quali, di fatto, rappresentano la sua famiglia. 

Attraverso la figura di Giacomo Mainardi, il lettore si troverà così a ripercorrere la storia di Teresa, attraverso gli eventi che, anni prima, avevano portato la sua vita a incrociarsi con quella dell'assassino. 

All'epoca la nostra protagonista era una giovane donna, alle prese con ambiente di lavoro maschilista che, nonostante le sue capacità, la voleva relegata in un angolo. Ma Teresa doveva fare i conti non solo con la violenza psicologica dei colleghi, ma anche, soprattutto, con quella fisica del compagno, che le strapperà con violenza il suo bambino.

Devo ammettere di aver iniziato a leggere questo romanzo un po' prevenuta perchè lo scorso anno, quando era uscito questo libro, non avevo letto molte recensioni positive. In più, nonostante avessi apprezzato "Luce della notte", non avevo trovato questo libro allo stesso livello dei primi due. Invece, al contrario di quanto mi aspettavo, questa lettura mi è piaciuta davvero tanto: ho apprezzato l'andamento circolare della narrazione, questo continuo alternarsi tra passato e presente, che mi ha permesso di conoscere ancora più a fondo Teresa, e ho trovato la figura di Giacomo davvero affascinante nella sua complessità, nonostante i suoi lati oscuri e la follia. 

Lo stile dell'autrice è raffinato e a tratti ricercato ma, nonostante sia più avvezza a un tipo di linguaggio più semplice e scorrevole, ho letto il romanzo con curiosità e interesse dalla prima all'ultima pagina. 

Trovo che il finale sia un po' ambiguo: da una parte lascia aperti alcuni interrogativi per un ipotetico quinto libro, ma le condizioni di salute di Teresa sono sempre più gravi. Magari l'autrice continuerà la serie ponendo al centro Massimo Marini, colui che di fatto rappresenta per Teresa il figlio che non ha mai avuto... Chissà, nel frattempo vi consiglio di recuperare questo libro o, se non lo avete già fatto, tutta la serie, soprattutto se amate le storie dense di mistero e con una protagonista che di certo non vi lascerà indifferenti.


DELLA STESSA AUTRICE:

Fiori sopra l'inferno

Ninfa dormiente 

Fiore di roccia

Luce della notte

lunedì 5 settembre 2022

Giorni felici (Le sorelle del Ku'damm #2)

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Giorni felici" di Brigitte Riebe, secondo volume della serie de "Le sorelle del Ku'damm", edito da Fazi Editore.

Dopo il primo libro dedicato a Rike, in questo nuovo capitolo protagonista è la sorella minore Silvie, gemella di Oskar, che alla fine del primo volume era tornato a sorpresa nella Berlino del dopoguerra dopo aver trascorso anni da disperso di guerra. 

All'inizio della narrazione ci troviamo nel 1952: Silvie alterna la sua vita tra il lavoro in radio, che le ha regalato una notevole popolarità, e l'aiuto ai grandi magazzini Thalheim, di proprietà della sua famiglia e che proprio grazie a Rike sono riusciti a riaprire e a riprendere la loro attività dopo la seconda guerra mondiale.

Nonostante il successo in campo professionale, però, Silvie non è per nulla soddisfatta: sulla soglia dei trent'anni, infatti, non ha nè un marito, nè dei figli, nè una casa propria, e questo la fa molto soffrire. Di carattere solare ed estroverso, a tratti superficiale, la giovane ha vissuto diverse relazioni, ma purtroppo tutte dal triste epilogo. Destino diverso rispetto a quello di Rike, che in questo libro troviamo sposata con l'italiano Alessandro e in procinto di diventare madre.

Tutto protrebbe cambiare, però, dopo l'incontro con un giovane attore, Wanja, ma Silvie sa perfettamente di essere destinata a legarsi alle persone sbagliate e per questo i dubbi non si faranno attendere...

Dopo qualche tempo, alla fiera del libro di Francoforte, conoscerà invece Peter, un uomo vedovo con una figlia adolescente... come si svilupperà il forte legame che i due stringeranno?

Attraverso lo scorrere degli anni e delle pagine del romanzo, il lettore potrà prendere parte allo svolgersi della vita, lavorativa e amorosa, di Silvie, assistendo anche alla sua progressiva maturazione e al graduale percorso verso la soddisfazione personale. Nella storia, ovviamente, compaiono anche i personaggi del libro precedente: non solo Rike, ma anche Oskar che, non senza difficoltà, dovrà reinserirsi nel contesto familiare e nella società tedesca, subendo purtroppo anche una surreale e cocente delusione d'amore; la sorellastra Florentine, che vivrà la sua prima, accecante, passione amorosa e la migliore amica di Rike (ma anche di Silvie) Miri che, dopo la fine della sua ultima relazione, non smetterà di credere nella possibilità di poter finalmente trovare l'uomo della sua vita.

Lo stile dettagliato e minuzioso dell'autrice ricostruisce in modo preciso non solo le vite dei personaggi, ma anche tutto il contesto storico in cui si trovano ad agire. Questo secondo romanzo si snoda tra il 1952 e il 1957 e racconta quindi anche la vita delle due Germanie e la difficoltà degli abitanti di Berlino Est, che l'autrice approfondisce soprattutto attraverso la rocambolesca fuga di Luisa, figliastra dell'ex moglie dello zio Carl.

Rispetto al primo volume, che tanto avevo apprezzato all'inizio di quest'anno, ho trovato questo libro a tratti un po' troppo lento, in quanto ricco di descrizioni a scapito di una maggior quantità di parti dialogate, e ciò ha rallentato un po' la mia lettura. Nonostante ciò, però, ho comunque apprezzato la storia di Silvie e, al contrario, ci sono state delle parti (come, per esempio, nel momento in cui Silvie si trova a dover sventare il rapimento della figlia di Rike da parte di un loro ex collaboratore o quando viene raccontata la malattia della figlia di Peter) che ho letto con molta curiosità e attenzione. 

Il finale di questo secondo capitolo è denso di colpi di scena, alcuni molto tragici e altri meno: Rike, inoltre, conoscerà finalmente l'identità del suo vero padre, oltre ad apprendere un segreto riguardante Miri. Questo mi ha già fornito la giusta curiosità nel volermi approcciare al terzo e ultimo volume della serie, che sarà dedicato alla sorella minore Florentine e che, molto probabilmente, leggerò nei prossimi mesi. 


DELLA STESSA AUTRICE:

Una vita da ricostruire (Le sorelle del Ku'damm #1)

martedì 30 agosto 2022

Un bacio con gli occhi

Cari lettori, oggi vi parlerò dell'ultimo romanzo di Virginia Bramati, "Un bacio con gli occhi", edito da Giunti.

La storia si svolge tra il 2020 e il 2021, anni che, come tutti purtroppo ben sappiamo, sono stati dominati dalla pandemia di Covid. Ed è proprio in questo contesto che l'autrice delinea la storia d'amore tra Agata ed Edoardo, dei quali racconta le vicende alternando il punto di vista dei due giovani.

Agata è una ventiseienne un po' timida e insicura, specializzanda in ematologia che, dopo una vita trascorsa prima in giro per il mondo con i suoi genitori (la madre è pianista mentre il padre direttore d'orchestra) e poi con la nonna in una cittadina sul lago d'Iseo, decide di trasferirsi a Milano, città in cui risiede l'ospedale in cui lavora. Sceglierà di dividere l'appartamento con l'infermiera Chiara, una ragazza pugliese solare ed estroversa, che a poco a poco le insegnerà ad aprirsi al mondo e ad apprezzare i piaceri della tavola.

Edoardo invece è un medico del reparto in cui lavora Agata, aspirante primario, che ha il compito di seguire gli specializzandi. Inizialmente tra lui ed Agata nascerà un rapporto teso, data l'insicurezza della ragazza e il carattere autoritario e, a tratti burbero, dell'ematologo.

Tutto cambierà, però, con lo scoppio della pandemia, che sconvolgerà le vite di ognuno di noi, ma che metterà soprattutto a dura prova la resistenza fisica e mentale di tutto il personale sanitario. Tra logoranti turni in ospedale, paura per il futuro e problemi di gestione, Agata e Chiara cercheranno un momento di evasione spiando la vita del loro vicino di casa, un ragazzo attraente che pare vivere una romanticissima storia d'amore con un altrettanto affascinante ragazza...

D'altra parte Edoardo dovrà scontrarsi con chi, all'interno dell'ospedale, è restio a prendere sul serio la pandemia e tutti i dispositivi messi in atto per provare a fronteggiarla, ma non solo: la sorella giornalista è bloccata in Cina e suo figlio è andato ad abitare con lui... ce la farà a convivere con un adolescente che sta patendo l'isolamento e che appartiene a una generazione diversa dalla sua?

Ma sarà proprio in questo contesto che, sia Agata sia Edoardo, inizieranno a conoscersi meglio, iniziando a fidarsi l'uno dell'altra e unendo le proprie forze per affrontare il difficile periodo, portando loro a conoscersi più a fondo e a provare sentimenti che, purtroppo, non potranno manifestare in modo concreto, se non "baciandosi con gli occhi"...

Negli ultimi anni sono usciti parecchi romanzi ambientati nel contesto pandemico da Covid, ma fino a questo momento avevo letto solo quello ironico della serie dei "vecchietti del BarLume" di Marco Malvaldi, perchè quando leggo amo estraniarmi da una realtà che, ahimè, non ci siamo ancora lasciati totalmente alle spalle. I romanzi di Virginia Bramati però mi piacciono sempre molto ed ero sicura del fatto che l'autrice avrebbe trattato il tema in modo delicato, lasciando spazio all'amore alla speranza, oltre che a un pizzico di mistero, e le mie aspettative non sono state deluse.

La storia è molto piacevole da leggere: personalmente adoro i protagonisti dei suoi romanzi, perchè sono per lo più ragazzi e ragazze normali, con le loro qualità e le loro debolezze, nei quali non è difficile rispecchiarsi. L'ambientazione milanese, abitando in zona, è da me sempre apprezzata e lo stile scorrevole dell'autrice, ma sempre molto curato, rende la lettura perfetta per dei momenti di relax. 

Ovviamente, ripercorrendo le fasi cruciali di quei momenti, il lettore tenderà a rivivere certi brutti momenti legati alla pandemia, ma l'aver ambientato la maggior parte della storia in un ospedale, fa anche comprendere tutto lo sforzo messo in atto dal personale sanitario per far fronte a questa emergenza della quale, spero, prima poi si giungerà a scrivere il capitolo conclusivo.

Un libro, quindi, che consiglio alle amanti dei romanzi di questa autrice, ma anche a chi abbia voglia di leggere un romanzo che ci fa comprendere come l'amore è sempre in grado di emergere, anche nei momenti più bui. 


DELLA STESSA AUTRICE:

E se fosse un segreto?

Tutta colpa della mia impazienza 

Cercasi amore vista lago

Quello che ancora non sai di me 

giovedì 25 agosto 2022

Il profumo della rosa di mezzanotte

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Il profumo della rosa di mezzanotte", scritto da Lucinda Riley ed edito da Giunti.

Come da consuetudine nei libri di quest'autrice, anche questo romanzo procede su due filoni narrativi: uno ambientato nel passato e uno nel presente.

Nei nostri giorni troviamo Ari, un giovane indiano dedito anima e corpo al suo lavoro. Quando, stufa di questo atteggiamento, la sua fidanzata lo lascerà e sposerà un'altra persona, il ragazzo cadrà in una profonda crisi, che lo porterà a rivalutare le priorità della sua vita. Sfruttando un viaggio che lo condurrà a Londra, Ari inizierà a indagare su una vicenda del passato che coinvolge la sua bisnonna Anahita, morta da poco a 101 anni, che un anno prima gli aveva affidato un compito speciale.

Prima di morire, infatti, l'anziana donna gli aveva chiesto di cercare la verità sul suo primogenito, che tutti credono morto, ma non lei e la sua particolare sensibilità.

Tramite una lunga lettera scritta da Anahita per il figlio perduto, non solo Ari ma anche noi lettori potremo conoscere la vita della donna: dall'infanzia trascorsa in India alla prematura morte dei genitori; dalla sua amicizia con la principessa Indira alla sua formazione professionale avvenuta in Inghilterra, luogo in cui vivrà una grande storia d'amore che, purtroppo, sarà osteggiata dalla perfida suocera, le cui azioni saranno talmente tragiche da sconvolgere per sempre la sua vita e quella del suo innamorato.

Ari scoprirà che la  maggior parte delle vicende si svolgono ad Astbury Hall, una grande magione di proprietà di Donald, l'innamorato di Anahita. Per questo motivo Ari raggiungerà questo posto, che negli anni è passato di generazione in generazione, anche se con difficoltà dovuta alle ingenti spese di gestione.

Una volta raggiunta la proprietà, Ari si renderà conto che proprio in quei giorni è presente una troupe cinematografica, che sta girando le scene di un lungometraggio in costume. Lì il giovane stringerà un rapporto particolare con Rebecca, un'attrice americana coinvolta nel film, che non solo rimarrà affascinata dalla storia di Anahita ma che si troverà, suo malgrado, coinvolta nella storia grazie alla sua forte somiglianza con Violet, nonna dell'enigmatico Anthony, proprietario di Astbury Hall, che la porterà a vivere un'esperienza insolita ma anche terrificante.

In attesa dell'ultimo capitolo della serie de "Le sette sorelle", sto recuperando i romanzi autoconclusivi di quest'autrice, che apprezzo davvero molto, sia per il suo stile semplice e scorrevole, ma curato e in grado di costruire delle personalità capaci di suscitare empatia nel lettore, sia per la sua capacità di costruire trame che mescolano passato e presente, che mostrano grande cura nei particolari storici e che sono in grado di far viaggiare il lettore, seppur con la fantasia, da un luogo all'altro del pianeta.

Ho deciso di scegliere questo romanzo tra quelli che mi sono rimasti da leggere perchè in alcuni gruppi Facebook dedicati all'autrice, in molti lo hanno nominato come il migliore e, una volta chiusa la quarta di copertina,  non posso che confermare il parere degli altri lettori. 

Infatti ho gradito moltissimo l'ambientazione indiana, così come la storia di Anahita che, suppur densa di tragici eventi, ha sempre saputo rialzarsi ed è stata in grado di condurre con saggezza la sua lunghissima vita. Anche il sottile realismo magico che permea la sua storia è molto affascinante, così come i riferimenti alla medicina ayurvedica e la venatura thriller che, a un certo punto, tinge di mistero la trama.

Ancora una volta, quindi, mi ritrovo a consigliarvi una storia di Lucinda Riley che, sono sicura, saprà coinvolgervi e appassionarvi alle vicende della sua protagonista fino all'ultima, commovente, pagina.


DELLA STESSA AUTRICE:

Il segreto della bambina sulla scogliera

Le sette sorelle. La storia di Maia 

Ally nella tempesta

La ragazza nell'ombra 

La ragazza delle perle

La ragazza della luna 

La ragazza del sole

La sorella perduta 

La lettera d'amore

Il segreto di Helena 

L'angelo di Marchmont Hall

Delitti a Fleat House 

lunedì 1 agosto 2022

Tutto cambia (Saga dei Cazalet #5)

Cari lettori, con il post di oggi vi parlerò dell'ultimo volume della Saga dei Cazalet, "Tutto cambia", scritto da Elizabeth Jane Howard ed edito da Fazi Editore.

In questo libro conclusivo, i cui eventi si svolgono tra il 1956 e il 1958, assistiamo subito alla morte della Duchessa, l'ultima capostipite di questa grande famiglia, e alle conseguenze che la morte di entrambi i genitori porterà ai quattro figli.

Hugh, dopo aver riconquistato la serenità con Jemina ed essere diventato padre di Laura, si troverà a capo dell'azienda di famiglia, che produce legname: ma i tempi sono cambiati, i debiti e le ipoteche sono numerosi e i suoi metodi imprenditoriali non sembrano essere più consoni con i nuovi tempi.

Per questo discuterà pesantamente con il fratello Edward, il secondogenito dei Cazalet, il quale, succube della nuova moglie Diana, che pretende da lui un alto tenore di vita, non sa più come far fronte alle spese, se non insistendo affinchè Hugh cambi il suo approccio imprenditoriale e inizi a vendere gli immobili dell'azienda.

Rachel, invece, sulla soglia dei sessant'anni e dopo aver trascorso l'intera esistenza nella casa di Home Place ad assistere i genitori, inizierà a vivere più intensamente la sua storia d'amore con l'amica di sempre Sid, alla quale ha sempre anteposto i doveri familiari, ma dei brutti imprevisti sconvolgeranno per sempre la sua vita...

Rupert, infine, il fratello più giovane, ritornato a casa dopo anni in cui risultava un disperso di guerra e aver recuperato il rapporto con la moglie Zoe, si troverà costretto a inserirsi nell'azienda di famiglia, nonostante la sua grande passione per la pittura, e a dover gestire dei problemi per i quali non è avvezzo.

Nel romanzo trovano ampio spazio anche le vicende dei nipoti, soprattutto di Polly (figlia di Hugh); Louise (figlia di Edward) e Clary (figlia di Rupert).

La prima proseguirà la sua vita con Gerald, iniziando una nuova gravidanza e impegnandosi a gestire l'imponente dimora in cui vivono, anche se con poche risorse. Ad aiutarla ci penserà il fratello Simon che, sebbene abbia superato i tren'anni, è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo, professionalmente e sentimentalmente.

Louise, terminato il suo matrimonio e abbandonato il figlio delle mani della suocera, vedrà svanire il suo sogno di attrice e inizierà a posare come modella, dando nello stesso tempo il via a una relazione con un uomo sposato, del quale diventerà l'amante. Il fratello Teddy proseguirà con le sue frivole relazioni.

Clary, invece, sposata con Archie, si troverà sorprendentemente a dover fronteggiare un'inaspettata crisi matrimoniale. Il fratello Neville, invece, sarà alle prese con una relazione proibita e scandalosa.

Su tutti questi personaggi s'imbatterà la crisi dell'azienda di famiglia, il cui epilogo scombussolerà in modo permanente le loro vite e il cui segno tangibile sarà rappresentato dalla sorte che toccherà a Home Place, l'abitazione di campagna dei genitori, nella quale nel corso degli anni i Cazalet hanno trascorso gran parte della loro vita, trovando in essa un rifugio non solo ai tormenti interiori ma anche a quelli sociali, come la seconda guerra mondiale.

Arrivata alla fine di questa lunga saga che, per assaporare meglio, ho deciso di affrontare leggendo un volume all'anno, posso affermare di aver molto apprezzato questa storia. Nonostante avessi trovato il primo libro un po' troppo lento e statico, negli altri libri mi sono poco a poco affezionata a questa grande famiglia, simpatizzando per qualcuno (Hugh, Rachel, Rupert, Polly, Clary, Sid...) e un po' meno per qualcun altro (Edward,Diana, Louise...) e sono sicura che il prossimo anno sentirò la loro mancanza. 

Lo stile della Howard è molto particolare ma, una volta presa l'abitudine, non sarà difficile apprezzarlo: quest'autrice, infatti, non racconta eventi in rapida successione, ma si sofferma con calma sulle descrizioni delle varie scene, sull'andamento della vita quotidiana dei protagonisti, sui pensieri di quest'ultimi. L'andamento è pacato e sereno e non provoca particolari tensioni emotive nel lettore. Il linguaggio è ricercato, ma non ampolloso e, nonostante ciò, la narrazione risulta scorrevole e coinvolgente, grazie soprattutto ai numerosi cambi di punti di vista, che rende questa saga un perfetto esempio di romanzo corale. 

Ovviamente, vi anticipo che quest'ultimo volume non sancisce una vera e propria conclusione delle vicende dei Cazalet, e per questo non posso negare che mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa in più dei loro anni futuri (magari anche dei pronipoti, la cui vita viene appena accennata, essendo questi bambini, oppure della famiglia della sorella di Villy, la prima moglie di Edward, che nei libri precedenti aveva avuto ampio spazio) ma ho trovato comunque perfetto l'espediente utilizzato dall'autrice per congedare definitivamente i suoi lettori da questa saga, che di certo ricorderò sempre con molto piacere.


DELLA STESSA AUTRICE:

Gli anni della leggerezza (Saga dei Cazalet #1)

Il tempo dell'attesa (Saga dei Cazalet #2)  

Confusione (Saga dei Cazalet #3)

Allontanarsi (Saga dei Cazalet #4)

lunedì 25 luglio 2022

La città di vapore

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al libro "La città di vapore", scritto da Carlos Ruiz Zafon ed edito da Mondadori.

Trattasi di una raccolta di racconti, pubblicata postuma, ovvero dopo la prematura scomparsa dell'autore. In essi si potranno ritrovare i personaggi e le atmosfere della celebre quadrilogia de "Il cimitero dei libri dimenticati" (che comprende i seguenti romanzi: "L'ombra del vento"; "Il gioco dell'angelo"; "Il prigioniero del cielo"; "Il labirinto degli spiriti"). Filo conduttore è anche la città di Barcellona, vera e propria costante di tutti i romanzi dell'autore, la quale viene da lui rappresentata come oscura, densa di misteri e di realismo magico.

Scendendo più nel dettaglio, in Blanca e l'addio il lettore potrà approfondire l'infanzia di David Martin (protagonista de "Il gioco dell'angelo") attraverso una particolare amicizia, mentre in Senza nome viene raccontata la sua nascita. In Alicia, all'alba torna invece sulle scene la protagonista de "Il labirinto degli spiriti".

Altri racconti sono dedicati a personaggi diversi dai protagonisti, come Una signorina di Barcellona, Leggenda di Natale, Uomini in grigio e La donna di vapore.

In Rosa di fuoco vengono spiegate le basi del progetto che porterà alla costruzione del celeberrimo "Cimitero dei libri dimenticati", un altro filo conduttore dell'intera quadrilogia. 

Ne Il principe del Parnaso, realtà letteraria e finzione si mescolano in un racconto incentrato sul famoso scrittore spagnolo Cervantes e lo stesso accade in Gaudì a Manhattan, in cui viene celebrato un altro conosciutissimo artista spagnolo. 

Infine, Apocalisse in due minuti, ultimo racconto dell'antologia, rappresenta una sorta di congedo letterario.

Chi segue il mio blog, sa che non sono solita leggere antologie di racconti, preferendo la narrativa, sia autoconclusiva sia in serie. Avendo però, in questi ultimi anni, letto e apprezzato i romanzi di Zafon (li ho letti tutti tranne la trilogia della nebbia, che ho accantonato essendo una serie per ragazzi, ma che conto prima o poi di recuperare), sono rimasta subito incuriosita da questo suo ultimo libro che, ahimè, rappresenta il definitivo congedo letterario, e per questo ho deciso di leggere anche questa sua ultima opera.

I racconti sono molto brevi e scorrevoli, caratterizzati dallo stile evocativo che abbiamo imparato a conoscere leggendo la quadrilogia. Rappresentano un'ultima evasione in quel mondo così particolare, che consiglio di intraprendere a tutti gli appassionati dell'autore, suppur con nostalgia. 

Per chi, invece, volesse iniziare a conoscerlo non posso non consigliarvi l'opera che più ho amato, tanto da diventare uno dei miei romanzi preferiti, ovvero "L'ombra del vento". Sono sicura che non farete fatica ad appassionarvi alle sue opere e al suo mondo.


DELLO STESSO AUTORE

L'ombra del vento

Il gioco dell'angelo 

Il prigioniero del cielo

Il labirinto degli spiriti 

Marina

lunedì 18 luglio 2022

Cinquecento catenelle d'oro

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Cinquecento catenelle d'oro", scritto da Salvatore Basile ed edito da Garzanti.

La vicenda si svolge negli ultimi anni del 1800, in un paesino del Sud Italia, Calandra, e ha come protagonista Maria Pepe, una ragazzina che abita con i genitori in una delle terre della Baronessa Matilde, della quale sono mezzadri.

La Baronessa è molto affezionata a Maria, tanto da decidere di insegnarle un'abilità che a quel tempo e in quel preciso contesto veniva vista come qualcosa di oscuro e pericoloso: leggere. Ben presto Maria si lascerà coinvolgere dalle fantastiche storie narrate nei libri della biblioteca della Baronessa ma, quando questa morirà, per Maria e la sua famiglia inizieranno tempi davvero molto duri.

Le terre passeranno infatti in eredità al fratello, di temperamento opposto a quello della sorella, il quale, quando scoprirà che Matilde aveva designato Maria come erede delle terre che la sua famiglia coltivava come mezzadri da generazioni, tenterà in tutti i modi possibili di riottenerle. Invano, però, perchè nonostante la madre cercherà di convincere Maria a seguire le indicazioni del Barone, il padre inciterà la figlia, con la quale ha un rapporto molto stretto, a non lasciarsi convincere.

Quando però, all'improvviso, la situazione precipiterà, il padre sarà costretto a lasciare la sua famiglia, per cercare fortuna assieme ai tanti emigranti che a quei tempi dall'Italia raggiungevano l'America, promettendo di ritornare il prima possibile. La moglie non crederà alle sue parole, ma Maria non abbandonerà mai la consapevolezza di poter prima o poi riabbracciare suo padre il quale, nelle poche lettere, le racconterà di un mondo nuovo e diverso dal loro, alludendo anche a delle "fotografie che si muovono".

Nonostante la madre e i conoscenti esorteranno Maria a non credere alle parole del padre, la giovane sarà sicura che l'uomo non le menta e, a tutti i costi, cercherà di capire che cosa sono quelle "fotografie che si muovono", anche a costo di passare per pazza e di mettere a repentaglio il suo lavoro nella locanda del paese. Con l'aiuto di un giovane fotografo, giunto in paese per un matrimonio, Maria otterrà l'aiuto sperato, anche se una cocente delusione metterà a repentaglio il suo rapporto con quel ragazzo.

Con il suo stile peculiare, che unisce narrazione a poesia, Salvatore Basile si riconferma uno dei miei scrittori preferiti e offre ai suoi lettori un'altra storia delicata, coinvolgente ed emozionante, che trascina il lettore nelle calde campagne estive di fine Ottocento, in una comunità rurale che vive isolata dal mondo e dal crescente progresso, e che tende a considerare estranea, e quindi paurosa, ogni forma di progresso e modernità.

Maria e il padre sono due personalità simili, diversi dagli altri abitanti, e ciò lo si noterà dal senso di straniamento verso il resto della comunità. A tal senso, nonostante il finale a mio parere dolceamaro, ho compreso la ragione delle loro scelte e i motivi che li porteranno a compiere determinate azioni. 

Come già accennato, lo stile dell'autore è molto poetico ma, nello stesso tempo, particolarmente evocativo, tanto che, avendo anche letto la maggior parte del romanzo al sole in giardino, non mi è risultato difficile immaginare di essere lì con Maria, prima nel caldo dei campi e poi a cercare refrigerio nel ruscello di proprietà della ragazza, che il Barone brama con tutte le sue forze.

Un romanzo che mi ha appassionato fin dalle primissime pagine e che, una volta concluso, mi ha fatto provare nostalgia per quella storia che, suppur breve, è stata in grado di suscitarmi interesse e diverse riflessioni sull'importanza della cultura e della conoscenza. Un piccolo gioiellino che, a tratti, mi ha ricordato il "Mito della caverna" di Platone, e che non posso fare altro che consigliarvi vivamente.


DELLO STESSO AUTORE:

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare

lunedì 11 luglio 2022

Gli amanti di Brera

Cari lettori, iniziamo la settimana con la recensione dell'ultimo romanzo di Rosa Teruzzi, "Gli amanti di Brera", edito da Sonzogno.

In questo settimo episodio della serie, con protagoniste le "Miss Marple del Giambellino", ritroviamo Libera alle prese con il dilemma con cui si era chiuso il libro precendente: Diego Capistrano, ovvero colui che sembrerebbe essere il suo vero padre, è anche la stessa persona che si nasconde dietro al travestimento de "Il gatto con gli stivali"?

La giornalista Irene accetterà di aiutare Libera a far luce sul mistero, di nascosto dal suo capo Cagnaccio, ma anche Iole, madre di Libera, inizierà a investigare per conto suo, e inizialmente non sembrerà molto disposta a condivedere le proprie informazioni...

Nel frattempo, nuovi misteri aleggiano all'orizzonte: siamo alla fine di settembre del 2014, ricordato come l'anno senza estate, e non si fa che parlare della misteriosa scomparsa di un'insegnante d'inglese con il suo alunno non ancora maggiorenne, che l'ultima volta sono stati visti nell'orto botanico di Brera. 

Il caso inizierà a riguardare da vicino Libera e Iole quando un giorno il cuoco Furio si presenterà al casello affermando di essere stato l'ultima fiamma di quella che viene definita dai tabloid come "La porno prof" e chiedendo aiuto alle donne con lo scopo di rintracciare la coppia, dato che l'uomo sa che l'insegnante era tormentata da uno stolker e perciò teme che possa farle del male.

Sebbene Libera fin dall'inizio non mostrerà una particolare sintonia per la personalità di questa donna (un po' per la sua vicinanza a Furio e un po' per il temperamento opposto al suo), alla fine lei e la madre, con la collaborazione di Irene e Cagnaccio, daranno il via a una nuova investigazione, che le porterà anche a fare delle trasferte, prima sul lago di Como e poi a Roma. 

Ma non sarà solo il carattere disinibito dell'insegnante a far provare a Libera un certo tentennamento ad affrontare questa nuova indagine: nello scorso episodio, infatti, tra lei e Gabriele, commissario di polizia, c'era stato un forte riavvicinamento, e per la prima volta la donna era riuscita a far emergere parte dei suoi sentimenti. Come potranno, però, le sue indagini non autorizzate conciliarsi con quel rapporto che, dopo tanti anni, sta finalmente sbocciando?

Inoltre, a non farla stare del tutto tranquilla, ci si metterà anche la figlia Vittoria, che pare stia indagando su un caso particolarmente delicato, ma di cui non vuole rivelare nulla...

Insomma, in questo nuovo libro Libera avrà davvero molto da pensare: nel romanzo, però, è presente anche molta azione, attraverso l'indagine sulla misteriosa fuga della professoressa e del suo alunno, che ho trovato, come sempre nei romanzi di questa autrice, ben congegnata e con un'ottima rivelazione finale che, personalmente, non avevo previsto e che per questo mi ha lasciato molto sorpresa, tanto da eleggere questa storia come una delle mie preferite, assieme a "La memoria del lago".

E' sempre un piacere ritrovare queste tre donne che, anno dopo anno, sono diventate una sorta di "amiche letterarie" e, tra un'indagine e l'altra, scoprire il graduale dipanarsi della loro vita privata. L'ambientazione per lo più milanese, non mi lascia mai indifferente: dato che abito in provincia e ho frequentato la metropoli assiduamente durante i miei anni universitari mi fa sempre un bell'effetto ritrovarla tra le pagine di un libro.

Vi anticipo, senza fare spoiler ovviamente, che la fine del romanzo lascia aperti molti interrogativi e questo lascia ben sperare a un ottavo libro, che sono già molto curiosa di leggere! 


DELLA STESSA AUTRICE:

La sposa scomparsa

La fioraia del Giambellino

Non si uccide per amore

Ultimo tango all'Ortica 

La memoria del lago

Ombre sul Naviglio

lunedì 4 luglio 2022

Il treno dei bambini

Cari lettori, oggi vi parlerò del romanzo di Viola Ardone, "Il treno dei bambini", edito da Einaudi.

Il romanzo si rifà a un fatto storico poco conosciuto: dopo la seconda guerra mondiale, l'Italia fu attraversata da una grande crisi economica e sociale, che colpì soprattutto il Sud. Per questo motivo, il partito comunista decise di istituire alcuni treni, che dal Mezzogiorno trasportassero nelle regioni del Nord i bambini meridionali più poveri, per essere temporaneamente affidati a delle famiglie che potessero dar loro da mangiare e da vestire, oltre ad assicurarne l'istruzione. 

Da questo fatto prende il via questo romanzo: il suo protagonista, Amerigo Speranza, è un bambino napoletano di quasi otto anni, che vive in estrema povertà con la madre Antonietta. Non ha mai conosciuto il padre che, secondo le parole della madre, è andato in America in cerca di fortuna, e il fratello maggiore, del quale non conserva ricordi, è morto per una polmonite. Ogni tanto, nella loro casa, entra ed esce un uomo, soprannominato "Capa 'e fierro", che si occupa di contrabbando di caffè assieme ad Antonietta. Amerigo trascorre le giornate tra le strade di Napoli con l'amico Tommasino e il loro destino non sembra promettere nulla di buono. 

Un giorno, però, Antonietta decide di mandare il figlio proprio su uno di quei treni, per essere affidato per qualche tempo a una famiglia del Nord. Tra la gente del posto, sono diversi i pareri sull'iniziativa: alcuni ne sono molto favorevoli, altri (come la Pachiochia, una delle personalità più influenti del rione, monarchica e anticomunista) inizialmente mostrerà non poco scetticismo, insinuando che il vero obiettivo di quel progetto sia quello di spedire i bambini in Russia e di cuocerli nei forni, perchè si sa che i comunisti mangiano i bambini.

Tra questi pettegolezzi, con un misto di eccitazione e paura, Amerigo affronterà quel viaggio che, assieme ai suoi amici Tommasino e Mariuccia, lo condurrà in Emilia, precisamente a Modena. Lì, dato che la famiglia che doveva accoglierlo farà marcia indietro, verrà affidato a Derna, una delle donne del partito comunista. Ella, però, a causa dei suoi impegni, lo farà vivere per la maggior parte delle sue giornate in casa della cugina Rosa, sposata con Alcide e madre di tre figli Rivo, Luzio e Nario. 

Amerigo entrerà quindi a far parte di un mondo nuovo, che all'inizio lo disorienterà ma che, a poco a poco, lo coinvolgerà sempre di più: tra le lezioni del maestro Ferrari, il rapporto prima teso e poi più amichevole con Luzio e la passione per la musica che, grazie ad Alcide, lo porterà a possedere il suo primo violino, Amerigo si allontanerà sempre di più dalle sue origini e, quando sarà il momento di rientare a Napoli, si renderà conto di possedere un'anima divisa in due...

Sono stata molto coinvolta dalla lettura di questo romanzo: adoro quando i libri mi permettono di imparare qualcosa di nuovo, e se poi ciò è ben amalgamato a una trama che appassiona e coinvolge, la lettura allora si fa davvero ottima!

Ho amato il personaggio di Amerigo, con i suoi sogni e le sue debolezze, ma soprattutto il suo complesso rapporto con la madre, che mi ha portato  a riflettere molto sulla natura dei sentimenti umani. Antonietta è una donna che ha vissuto gli orrori e le privazioni della guerra, la precoce perdita dei genitori, l'abbandono di chi ha amato, la morte di un figlio. Non è capace di mostrare in modo concreto il suo amore per Amerigo, anzi, a volte certi gesti fanno pensare il contrario, e sarà questo che porterà il figlio ad allontanarsi da lei. Se, per buona parte del libro, non ho particolarmente apprezzato questo personaggio, alla fine l'ho un po' rivalutato, allo stesso modo dell'Amerigo ultracinquantenne, il quale ci narrerà la sua storia nei capitoli conclusivi del romanzo.

Penso inoltre che un altro punto di forza della narrazione sia lo stile dell'autrice, che è stata molto abile ad adattarlo alla crescita e all'evoluzione interiore del suo protagonista. All'inizio infatti, essendo il romanzo narrato in prima persona, prevale il linguaggio dialettale, semplice, e talvolta sgrammaticato, di quel bambino napoletano che non ama la scuola e trascorre in strada la maggior parte della sua vita. Alla fine, invece, quando Amerigo è ormai adulto, il registro linguistico si modifica e diventa più poetico, quasi lirico, oltre ad essere attraversato da una patina di maliconia, per ciò che è accaduto e quello che non è avvenuto nella sua vita, data l'importante decisione che ha determinato, nel bene e nel male, tutta la sua esistenza, e che è il perno centrale del suo cambiamento, esteriore e interiore.

Un romanzo, quindi, che non mancherà di coinvolgervi, farvi riflettere ed emozionarvi, e che per questo vi consiglio vivamente di leggere.

martedì 28 giugno 2022

Delitti a Fleat House

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo di Lucinda Riley, "Delitti a Fleat House", edito da Giunti.

Chi conosce questa scrittrice, purtroppo prematuramente scomparsa lo scorso anno, sa che la sua produzione letteraria è focalizzata sulle storie d'amore e familiari, che s'intrecciano con gli eventi storici del presente e, soprattutto, del passato. Quest'opera, invece, che è stata pubblicata postuma a cura di uno dei suoi figli, fa parte del genere giallo/poliziesco e, come lui stesso afferma nella prefazione, è stata scritta da Lucinda nel lontano 2006. 

La vicenda ruota attorno a "Fleat House", il dormitorio di un college situato nella campagna inglese del Norfolk.  Un giorno viene ritrovato il cadavere di uno studente, Charlie Cavendish: se, in un primo momento, si pensa a una crisi epilettica, disturbo di cui il giovane era affetto, in seguito si scoprirà che il suo decesso è da ricondurre a uno shock anafilattico, causato dall'assunzione di aspirina, che il ragazzo sapeva di non dover prendere in quanto allergico. Che sia quindi stato assassinato?

Sarà da qui che partiranno le indagini della detective Jazsmine, detta Jezz, che dopo un periodo sabbatico lontano dal lavoro, a causa del dolore provato per il tradimento del suo ex marito e collega, la donna verrà convinta dal suo superiore Norton a riprendere il lavoro per risolvere l'indagine, con l'aiuto del collega detective Miles e della psicologa Issy. 

Il caso diventerà ancora più complesso quando uno dei professori verrà trovato suicida nel suo appartamento, uno studente scomparirà misteriosamente e un altro cadavere verrà ritrovato nelle cantine dell'istituto, nello stesso luogo in cui una leggenda racconta del suicidio, avvenuto anni prima, di un giovane bullizzato dagli studenti dell'epoca.

Nel corso delle indagini, Jazz e la sua squadra si troveranno di fronte a diversi misteri, che graviteranno attorno all'orribile pratica del bullismo, ma anche ad alcuni segreti di famiglia legati alla figura di Charlie Cavendish che, si scoprirà, oltre a essere un bullo è anche l'unico erede di un'enorme fortuna e, per complicare ulteriormente la situazione, pare che anche sua madre nasconda un segreto...

Nella storia, però, non ci sarà spazio solo per le indagini, ma una buona parte della vicenda sarà riservato all'approfondimento della figura di Jazz, una donna forte e indipendente che fatica, però, a fidarsi ancora degli uomini, dopo la brutta esperienza con il marito, il quale a un certo punto tornerà sulla scena portando scompiglio alla sua indagine. Il lettore, inoltre, si troverà di fronte al forte legame che lega Jazz alla sua famiglia, soprattutto con il padre, un uomo con diversi problemi di salute, che più di una volta la farà per questo preoccupare.

Nonostante il cambio di genere, ancora una volta Lucinda Riley è stata molto brava a delineare la trama di questa storia che, con il suo solito stile scorrevole, ha regalato  ai suoi lettori una vicenda appassionante e misteriosa, la cui epilogo colma tutti i dubbi e ogni elemento s'incastra perfettamente con l'altro. Il caso giallo suscita molto interesse nel lettore, fino alla fine non è semplice comprendere la vera realtà dei fatti, dato che ogni espediente usato dalla scrittrice non è mai banale e diversi sono i colpi di scena. Anche i vari personaggi sono ben delineati, sia quelli che sono prettamente legati al caso (come il direttore della scuola, la sua fedele segretaria, il direttore, la direttrice, i componenti della famiglia di Charlie) sia quelli legati al lato investigativo (Jazz e i suoi genitori, ma anche Miles, Norton, Issy, l'ex marito...). 

Penso che se l'autrice non ci avesse lasciato così presto avrebbe dedicato almeno un altro volume alla figura di Jazz, coinvolgendola in qualche altra indagine e creando così una serie simile a quella di Erika e Patrick di Camilla Lackberg.

Un romanzo, quindi, che consiglio sia agli amanti dei libri di Lucinda Riley, con la rassicurazione che riusciranno comunque ad apprezzare questa storia così diversa dalle altre di sua produzione; sia agli appassionati dei romanzi gialli/polizieschi dato che, con questa storia, una delle autrici rosa più famose, mostrando grande versalità, ha dimostrato di essere alla pari con i giallisti più affermati. 


DELLA STESSA AUTRICE:

Il segreto della bambina sulla scogliera

Le sette sorelle. La storia di Maia 

Ally nella tempesta

La ragazza nell'ombra 

La ragazza delle perle

La ragazza della luna 

La ragazza del sole

La sorella perduta 

La lettera d'amore

Il segreto di Helena 

L'angelo di Marchmont Hall

lunedì 20 giugno 2022

Attenti all'intrusa!

Cari lettori, iniziamo la settimana con la recensione del romanzo di Sophie Kinsella, "Attenti all'intrusa!", edito da Mondadori.

Protagonista della storia è Effie, una ragazza ventiseienne che, da un giorno all'altro, vede il suo mondo familiare andare in pezzi, precisamente quando il padre annuncia a lei, alla sorella Bean e al fratello Gus la separazione dalla loro matrigna Mimi, che ha cresciuto lei e i suoi fratelli dopo la prematura scomparsa della madre.

Per Effie è un vero e proprio colpo al cuore, dato che non aveva mai notato problemi tra loro due ed è molto affezionata sia al padre sia alla matrigna. Ma il suo sconforto subisce una crescita esponenziale quando il padre si fidanza con Krista, una donna molto più giovane, che ama i gioielli e pubblicare foto di coppia su Instagram con #sessoasessantanni e #vivailviagra. Ma soprattutto, pare voglia tenere a tutti i costi il padre lontano dai suoi figli, tanto che Effie, dopo una pesante litigata con il padre, perde ogni contatto con lui.

La situazione precipita ulteriormente quando il padre e Krista decidono di vendere la casa in cui Effie e i suoi fratelli sono cresciuti: Greenoaks è una villa molto particolare, con i suoi mattoni a vista, la torre, le immense soffitte e il grande giardino completo di casa sull'albero e montagnetta panoramica. Non è un'abitazione esteticamente bella ma, soprattutto per Effie, rappresenta il cuore della sua infanzia e dei suoi ricordi più belli, e sapere che presto dovrà dirle addio per sempre non fa che accrescere la sua sofferenza.

Per questo, una volta trovato un compratore, quando il padre e Krista organizzeranno un festa d'addio nella casa invitando parenti e amici, Effie si rifiuterà di partecipare, e non solo per il "particolare" invito ricevuto dalla fidanzata del padre. Al contrario, Bean e Gus decideranno di prendervi parte e, apparentemente, sembreranno aver accettato la vendita.

Peccato che, proprio la stessa sera della festa, Effie si ricorderà che nella casa sono rimaste le sue vecchie matrioske, cinque bamboline russe che hanno caratterizzato la sua infanzia. Così, determinata a recuperarle ma non volendo farsi vedere, deciderà d'intrufolarsi di nascosto alla festa. E questo sarà solo l'inizio di un weekend che sconvolgerà per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.

Nascosta tra i roseti, nell'armadio, sotto il tavolo e in qualunque posto le capiterà a tiro, Effie osserverà la sua famiglia da una prospettiva inusuale, accorgendosi per la prima volta del vero volto dei suoi cari e ponendosi per questo diverse domande: perchè Bean piange di nascosto? E per quale motivo Gus fa strane telefonate? Inoltre, alla festa sarà invitato anche il suo ex, Joe, un medico di successo e famosa star della tv, con il quale ha molto in sospeso...

Dalle mie parole potete quindi comprendere come il romanzo susciti molti interrogativi, e per questo si fa leggere con velocità e gusto. Ciò che più amo di Sophie Kinsella è la capacità di narrare storie quotidiane con leggerezza, umorismo ma suscitando, nello stesso tempo, vari spunti di riflessione. In questo ultimo romanzo ho trovato queste ultime più preponderanti sull'aspetto prettamente umoristico (anche se non mancano delle scene spassose, come quando Effie spia Krista da sotto il tavolo o vaga per le soffitte per spiare i suoi familiari), tanto che ho trovato il romanzo più simile a quei libri che l'autrice ha pubblicato con il suo vero nome.  

Nonostante ciò, ho comunque apprezzato molto la storia, anche perchè in più punti ho rinvenuto delle affinità con Effie e, sebbene abbia vissuto esperienze di cambiamento diverse dalle sue, mi sono ritrovata molto nel suo personaggio, sia negli aspetti positivi sia in quelli negativi. Ho gradito molto anche il suo percorso di crescita compiuto nei confronti di un aspetto della vita, quello crescita e della maturazione personale, verso il quale penso che ognuno di noi possa rispecchiarsi. 

Più deboli, a parer mio, le ragioni che stanno alla base della precedente rottura tra lei e il suo ex: francamente le ho trovate un po' inverosimili, tenuto conto del forte legame che i due avevano istaurato sin da ragazzini. Inoltre, avrei preferito una maggior sfaccettatura del personaggio di Krista: verso la fine del romanzo vengono chiarite alcune ragioni che stanno alla base di alcuni suoi comportamenti, ma poi la questione viene abbandonata.

A parte questi due aspetti, la storia è davvero molto appassionante, e la consiglio non solo agli amanti dei romanzi dell'autrice, ma anche a chi abbia voglia di accostarsi a una storia semplice e leggera che però non manca di far pensare e riflettere su questioni che ci accomunano, indagando nello stesso tempo nel complesso mondo delle relazioni familiari.


DELLA STESSA AUTRICE:

I love shopping a Las Vegas

La mia vita non proprio perfetta 

Sorprendimi!

Ho il tuo numero (Rilettura) 

La famiglia prima di tutto!

Sai tenere un segreto? (Rilettura) 

La regina della casa (Rilettura)

I love shopping a Natale 

La ragazza fantasma (Rilettura) 

Amo la mia vita

lunedì 13 giugno 2022

L'angelo di Marchmont Hall

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "L'angelo di Marchmont Hall", scritto da Lucinda Riley ed edito da Giunti.

La storia copre un arco temporale compreso tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni Ottanta e racconta la storia di tre donne: Greta, la figlia Francesca detta Cheska e la nipote Ava.

La vicenda si apre il 24 dicembre 1985, quando Greta, che da anni dopo un incidente ha perso la memoria, si ritrova a festeggiare il Natale nella tenuta inglese di Marchmont Hall, che è stata ristrutturata dopo un brutto incendio. Passeggiando tre le radure del suo immenso parco, la donna s'imbatterà per caso nella tomba di un bambino, e da lì comincerà a ricordare le tappe fondamentali della sua vita, le quali saranno poi colmate dal suo grande amico David.

Attraverso lunghi flashback, una tecnica narrativa particolarmente amata dalla Riley, il lettore verrà catapultato nella Londra del secondo dopoguerra e a quando una Greta ventenne faceva la ballerina in un locale osè. La ragazza s'innamorerà di un ufficiale americano ma questi, scoperta la sua vera professione, se ne tornerà al suo paese senza nemmeno sapere che è rimasta incinta.

Greta così si ritroverà a essere una ragazza madre e a dover lasciare il suo lavoro. Il suo collega David, però, da sempre innamorato di lei, le offrirà riparo a Marchmont Hall, la tenuta di cui è erede e nella quale vive la madre e lo zio. E da quel momento la sua vita non sarà più la stessa...

Attraverso la storia di Greta, il lettore potrà conoscere bene anche la vita della figlia Francesca, una dolce e buona bambina che, per un caso fortuito, si ritroverà a diventare un astro nascente del cinema. Per questo, la sua infanzia sarà molto diversa rispetto a quella degli altri bambini, e questo si ripercuoterà pesantemente sulla sua esistenza, già gravata dallo spettro di una malattia mentale, la quale verrà anche sconvolta da una relazione sbagliata che intreccerà durante l'adolescenza. Relazione che le lascerà in dono la figlia Ava.

Ava, che si potrà conoscere nella seconda parte del romanzo, è invece completamente diversa dalla madre: alle luci della ribalta preferisce la tranquillità di Marchmont Hall e la compagnia di David e di sua madre Laura Jane, che l'ha di fatto cresciuta. Ma su di lei aleggeranno le ombre del passato e dei traumi della madre, e per questo si troverà a vivere delle situazioni davvero poco piacevoli. Riuscirà a trovare la propria serenità e, magari, anche l'amore?

Chi mi conosce e segue il mio blog sa che sono un'amante delle storie di Lucinda Riley e che tra i miei generi preferiti compaiono le saghe familiari. Per questi motivi, non dev'essere complicato comprendere il mio apprezzamento per questo romanzo. 

Ciò che più ho apprezzato in questa storia è stata la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli di Greta e Francesca. Entrambe, infatti, sono donne con luci e ombre, che suscitano sentimenti contrastanti nel lettore, il quale si trova a volte a impatizzare con loro e a volte a discostarsene. Personalmente penso che non sia semplice tratteggiare personaggi di questo tipo, perchè generalmente in una storia i personaggi hanno un ruolo più definito, e non risulta complicato suddividerli in "buoni" o in "cattivi". Per quanto riguarda Greta e Francesca, invece, non è impossibile incasellarle in una categoria ben precisa e ciò, a mio parere rende, la storia più originale e avvincente. 

Al contrario, Ava, David e Laura Jane risultano protagonisti maggiormente canonici, ma li ho comunque apprezzati, la prima per la capacità di sapersi costruire una vita sana, il secondo per i suoi profondi sentimenti per Greta, e la terza per la sua energia e forza d'animo.

Un romanzo, quindi, che, grazie anche allo stile semplice e scorrevole dell'autrice, cattura il lettore in una storia che affonda le sue radici nelle contraddizioni della vita e dell'animo umano, coinvolgendo dalla prima all'ultima pagina. Consigliato soprattutto alle amanti dei romanzi di Lucinda Riley, ma anche a chi abbia voglia di leggere una storia che metta in risalto la forza e le debolezza dell'animo umano. 

 

DELLA STESSA AUTRICE:

Il segreto della bambina sulla scogliera 

Le sette sorelle. La storia di Maia 

Ally nella tempesta 

La ragazza nell'ombra 

La ragazza delle perle 

La ragazza della luna 

La ragazza del sole 

La sorella perduta 

La lettera d'amore 

Il segreto di Helena 

lunedì 6 giugno 2022

Una stella senza luce

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al terzo volume della serie di Anita di Alice Basso, "Una stella senza luce", edito da Garzanti.

In questo nuovo capitolo, ritroveremo Anita alle prese con un nuovo mistero, sempre con la complicità di Sebastiano, suo datore di lavoro e socio della rivista "Saturnalia", specializzata nella pubblicazione di romanzi gialli. 

In un giorno di settembre, la loro quotidianità sarà scombussolata dall'arrivo di un celebre regista, Leo Luminari che, tornato a Torino dopo molti anni trascorsi a lavorare per l'industria cinematografica di Roma, vorrebbe realizzare un film basandosi proprio su uno dei racconti che Anita e Sebastiano hanno iniziato a scrivere da qualche mese in incognito, per denunciare ciò che il regime fascista vorrebbe tenere nascosto alle persone. 

In un primo momento Anita non riuscirà a trattenere il suo entusiasmo dato che, come tutte le sue coetanee, adora lo svavillante mondo del cinema, legge tutte le riviste a tema e sospira di fronte ai vestiti delle dive del grande schermo. Ma, quando Sebastiano le instillerà dei sospetti riguardo alle reale intenzioni di Luminari, alludendo alla censura sempre più pressante di quegli anni, anche l'animo della nostra protagonista si farà più cauto. Luminari si troverà quindi di fronte a un rifiuto, anche se proprio Sebastiano, su forte pressione di Anita, offrirà la propria disponibilità nello scrivere una nuova sceneggiatura per il film, ovviamente perfettamente in linea con i canoni fascisti. 

Quello che però sembrerebbe l'inizio di un sogno verrà bruscamente interrotto dall'inaspettata morte del famoso regista, il quale verrà trovato trafitto da una spada. Nella concitazione del momento, la  fedele assistente Maria Diletta consegnerà ad Anita e Sebastiano un elenco, che contiene i nomi di tre vecchi amici che la vittima aveva rivisto da poco tempo: potrebbe, tra uno di questi, nascondersi il nome dell'assassino?

Ovviamente i due giovani non si lasceranno scappare l'occasione per indagare e così avranno modo di conoscere meglio la reale personalità di Luminari, un uomo appassionato del suo lavoro e fin troppo idealista su di un mondo che, solo all'apparenza, mostra mille luci e nessun'ombra.

Oltre all'indagine, Anita vivrà la sua quotidianità circondata dalle sue amiche più care, Clara e la sua ex insegnante Candida, alle quali inizierà a confidarsi a proposito della sua attività segreta con Sebastiano, ma la nostra protagonista sarà anche impegnata e evitare il più possibile Corrado, il fidanzato che dovrebbe sposare tra pochi mesi. Peccato che la giovane sia letteralmente spaventata dall'evento, tanto da farlo tramutare in un incubo che inizierà a tormentare le sue notti!

Sebastiano, invece, dopo il colpo di scena che aveva chiuso il secondo libro della serie, dovrà iniziare a convivere con il padre, per il quale ogni giorno finge di essere una persona diversa da quella che è, e tutto ciò non sarà affatto semplice... 

Se nel primo volume della serie l'autrice aveva affrontato il tema degli eroi di guerra e nel secondo le condizioni delle donne delle case chiuse, in questo nuovo libro centrale risulta essere il mondo del cinema. In questo romanzo, forse anche maggiormente rispetto ai libri precedenti, si nota l'intenso studio che ruota attorno alla trama, che rende i dettagli di contesto davvero precisi e minuziosi, facendo immergere così il lettore in un mondo molto lontano sia per epoca sia per mentalità, ma senza per questo farlo sentire estraneo, anzi, incuriosendolo sempre di più e permettendogli non solo di passare ore liete in compagnia di una serie davvero piacevole e, come sempre, ben scritta, ma anche di apprendere curiosità davvero interessanti legate a quel mondo.

Insomma, come sempre quest'autrice si rivela una garanzia e già sono curiosa di scoprire come proseguiranno le avventura di Anita e Sebastiano!


DELLA STESSA AUTRICE:

L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Scrivere è un mestiere pericoloso 

Non ditelo allo scrittore

La scrittrice del mistero 

La ghostwriter di Babbo Natale (novella)

Un caso speciale per la ghostwriter 

Il morso della vipera

Il grido della rosa