Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Ti regalo le stelle" di Jojo Moyes, edito da Mondadori.
Quello che avrebbe dovuto essere l'inizio di una nuova vita piena di amore e di emozioni, lontana dalla rigidità dei salotti inglesi, per Alice sarà solo il principio di un incubo. La grande villa nella quale si ritrova a vivere è infatti del suocero che, rimasto vedovo, gestisce il menage familiare con invadenza, mentre Bennet pare non ritenerla degna nemmeno di un bacio o una carezza. Padre e figlio sono a capo di un grande giacimento minerario della città e anche in quel luogo si riflettono le stesse dinamiche di comando.
La quotidianità di Alice subirà uno scossone quando deciderà di lavorare presso la biblioteca circolante del paese, una nuova realtà voluta dal governo centrale per permettere la diffusione di libri e cultura anche tra le famiglie che vivono nelle zone più remote del paese.
Lì la nostra protagonista conoscerà la vera anima della biblioteca, Margery O'Hare, figlia di un violento distillatore fuorilegge morto da tempo. Margery è una donna indipendente che sebbene, viva una relazione con un uomo onesto e gentile, non è intenzionata a sposarsi e non si pone alcun problema nel trascorrere la maggior parte delle sue giornate a cavallo per distribuire libri.
Alice stringerà subito un forte legame con lei, ma anche con le altre bibliotecarie, come l'intraprendente Beth, l'aspirante cantante Izzy (che soffre per la sua condizione di poliomietica) e Sophia, vittima di pregiudizi per la sua pelle scura. A loro poi si unirà Kathleen, una tra gli utenti più affezionati, vittima purtroppo di una precoce vedovanza.
Attraverso il progressivo freddo dell'autunno, la rigidità dell'inverno, le abbondanti piogge della primavera e il caldo asfissiante dell'estate, le bibliotecarie non smetteranno mai di ditribuire romanzi, libri di ricette, storie per bambini, ma anche libretti considerati licenziosi per il tempo, scritti da donne che parlano alle donne in un contesto dove non si vede di buon occhio il fatto che il sesso femminile sia informato e consapevole del proprio corpo e dei propri diritti.
E sarà proprio questo che determinerà una forte frattura tra Alice e la famiglia che ha sposato, portandola a compiere una scelta drastica, che rivoluzionerà la sua vita, ma anche quella delle persone che le vogliono bene. Prima fra tutti Margery, verso la quale l'anziano padre di Bennet nutre un profondo senso di vendetta, ma anche Fred, proprietario della struttura che raccoglie tutti i libri e che, dopo la presa di posizione di Alice, inizierà a provare per lei sentimenti che sarebbe meglio soffocare.
Era da molto tempo che volevo recuperare la lettura di questo romanzo, sia perchè anni fa avevo letto un libro di questa autrice che mi era piaciuto molto sia perchè anche io ho lavorato come bibliotecaria, anche se in quelle comunali. Quest'anno, grazie al buon proposito di dedicarmi ad alcuni libri presenti da anni in wish list, ho deciso che era giunto il suo momento e, anche questa volta, posso affermare di essere stata molto contenta di averlo scelto.
Penso che il punto di forza del romanzo sia il profondo legame istauratosi tra le bibliotecarie, donne molto diverse tra loro ma accomunate dal desiderio di essere sè stesse, al di là delle concezioni maschiliste del tempo. Anche l'importanza data ai libri e al loro essere veicolo di cultura è un tema sentito il quale, unito a quello femminista, fa comprendere ancora di più come il sapere possa portare a una maggiore consapevolezza e, nello stesso tempo, come questo sia mal visto da coloro a cui interessa manipolare masse ignoranti. Questo purtroppo, anche se a distanza di anni rispetto all'ambientazione cronologica di questa storia, è un argomento quanto mai attuale e permette quindi al lettore di sviluppare riflessioni che affondano la loro radici anche in contesti contemporanei.
Un altro elemento da me molto gradito è stato il modo attraverso il quale è stato inserito il paesaggio all'interno della trama. Nel testo è molto presente, soprattutto nelle parti in cui si parla dei viaggi delle bibliotecarie, e ciò aiuta a renderlo molto vivido nella mente di chi legge.
Unica nota negativa, a mio parere ovviamente, sono le eccessive descrizioni, che a tratti rallentano la trama e appesantiscono la narrazione. Anche visivamente, molte pagine sono piene di scritte, a scapito degli scambi dialogici. Tutto questo, però, viene livellato da un lessico curato e nello stesso tempo semplice e scorrevole.
A parte questo piccolo dettaglio, la storia è davvero coinvolgente e la consiglio vivamente soprattutto a chi cerca una lettura che mescola diversi eventi e tematiche, tutti convergenti sull'importanza della conoscenza, unica arma in grado di uccidere ignoranza e pregiudizi.
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