giovedì 14 dicembre 2017

Libri, amori e segreti

Cari lettori, questa settimana vi voglio segnalare questo breve racconto di Natale, che mi sembra molto carino... e non solo per la cover!

TRAMA (da amazon)

Nel piccolo paese in riva al mare di Little Sanderton c’è un bookclub di sei appassionate di libri che ha un appuntamento mensile per parlare del loro comune amore: la lettura. Nessun argomento è bandito: famiglia, amore, amicizia… il tutto accompagnato da un bicchiere di ottimo vino.
Grace sa che le vacanze natalizie quest’anno saranno molto diverse. Niente tacchino, nessuna decorazione, nemmeno un regalo sotto l’albero. Come farà a dire ai suoi figli che il Natale è stato cancellato? Ma, soprattutto, riuscirà a confidare a qualcuno il suo imbarazzante segreto? La vita di Grace è stata messa sottosopra, ma non esiste problema che il gruppo di lettura non possa risolvere…

mercoledì 13 dicembre 2017

13 dicembre: Santa Lucia, leggende e tradizioni

Cari lettori, oggi ritornano i miei post natalizi, per attendere insieme l'arrivo del 25 dicembre. Dopo avervi parlato degli aiutanti di Babbo Natale, della prima del teatro La Scala e di alcuni degli alberi di Natale più particolari datati 2017, oggi, in linea con questo giorno, mi soffermerò a parlarvi della leggenda di Santa Lucia e di alcune tradizioni legate a questa ricorrenza.

Santa Lucia visse nel IV secolo a Siracusa. Secondo la leggenda era promessa sposa a un giovane, quando sua madre si ammalò e lei si recò presso la tomba di S. Agata, a Catania, per invocarne l'aiuto. La Santa a un tratto le apparve e le promise la grazia, a patto di dedicare la sua vita ai poveri e ai deboli. Lucia promise questo e, quando la madre guarì, decise di rompere il fidanzamento e di donare la sua dote ai poveri cristiani che si nascondevano nelle catacombe, per non farsi scoprire dall'imperatore Diocleziano. Arrabbiato, il fidanzato la denunciò proprio all'imperatore, che la torturò affinchè la ragazza negasse la sua fede. Quando non lo fece la condannò a morte. Prima di morire, Lucia predisse a Diocleziano la sua prossima morte e la fine delle persecuzioni cristiane, che avvennero dopo pochi anni. Si racconta che durante le torture le furono strappati gli occhi, diventando per questo la Santa protettrice della vista.

In alcune regioni del Nord Italia, come in alcune zone del Trentino, del Friuli Venezia Giulia, della Lombardia, del Veneto e dell'Emilia, Santa Lucia viene considerata una sorta di Babbo Natale. I bambini sono soliti scriverle una letterina con la richiesta di alcuni doni e la sera vanno a letto presto in attesa di trovarli la mattina seguente. A volte sono soliti lasciarle del cibo sul tavolo, con la raccomandazione di non alzarsi di notte per vederla, in quanto rischierebbero di essere accecati con della cenere, per punizione, dalla Santa stessa.

Secondo una leggenda, la festa di Santa Lucia sarebbe nata a Verona, nel XIII secolo, momento in cui si era diffusa una malattia agli occhi che aveva colpito soprattutto i bambini. La popolazione aveva allora chiesto una grazia alla Santa, compiendo una processione con i loro bambini a piedi scalzi e senza mantello fino alla chiesa di S. Agnese, situata dove oggi ha sede Palazzo Scaligero. Al loro ritorno i bambini trovarono dei doni ad attenderli e poco dopo l'epidemia terminò. Per questo, a Verona è tradizione il 13 dicembre portare i bambini in Chiesa e far loro benedire gli occhi. 

Anche in Svezia e in Danimarca è diffuso il culto di Santa Lucia: di solito, il 13 dicembre, la figlia primogenita, si veste con una tunica bianca, una sciarpa rossa e un intreccio di rami e candele sulla testa e porta caffè, latte e dolci alla famiglia, accompagnata dalle sorelle più piccole anch'esse vestite con una tunica bianca.

Se qualcuno di voi fosse interessato ad appronfondire l'argomento vi segnalo la lettura di questo saggio mentre, se avete voglia di leggere qualcosa con i vostri bambini, vi rimando al catalogo di amazon, che contiene numerosissimi e coloratissimi libri a tema:

TRAMA (da ibs)

Il libro parla della vita di Santa Lucia patrona di Siracusa. Con particolare riferimemento al suo martirio e all'evento, verificatosi in occasione del 17° centenario del martirio della Vergine, dell'arrivo, seppur temporaneo, delle sue sacre spoglie mortali il pomeriggio del 15 dicembre 2004 nel porto grande di Siracusa. L'autore, Giuseppe Aiello, quella stessa notte, mentre vegliava il corpo della Santa, avvertì l'esigenza di dedicare questo saggio alla Vergine Lucia. Il libro è corredato di 53 foto a colori. 



 
Fonti:





P.s. Vi aspetto venerdì, con il mio prossimo post natalizio, che avrà come argomento alcuni tra i più bei presepi d'Italia :-)

martedì 12 dicembre 2017

Il giardino segreto

Cari lettori, oggi vi voglio consigliare un romanzo che ho letto ai tempi delle scuole medie, un libro che mi è tornato in mente perchè di solito in questo periodo ne trasmettono il film. Una lettura piacevole e ricca di buoni sentimenti, ideale per il periodo natalizio:

TRAMA (da amazon)

La piccola Mary Lennox è una bambina viziata, scontrosa e decisamente antipatica che, rimasta orfana di entrambi i genitori, viene affidata a uno zio, il nobile Archibald Craven, signore di un tetro castello su cui grava una maledizione. A poco a poco Mary scoprirà tutti i misteri che si celano a Misselthwaite Manor, soprattutto quando, con l'aiuto di un vanitoso pettirosso, riuscirà a penetrare in un giardino segreto, abbandonato a se stesso dopo una terribile disgrazia. Grazie all'amicizia del giovane Dickon, ammaliatore di piante e animali, Mary farà rifiorire il giardino e riporterà a nuova vita non solo se stessa, ma anche un altro misterioso abitante del castello. Dalla piú importante autrice inglese di letteratura per bambini del XIX secolo, un classico per generazioni di lettori, un inno alla natura, alla speranza e all'amicizia.

lunedì 11 dicembre 2017

Dicembre: la bianca Rosa di Natale

Cari lettori, eccoci giunti all'ultimo post di questa rubrica mensile, che ci ha tenuto compagnia per tutti i dodici mesi del 2017. Per il prossimo anno ho già in mente una nuova serie di post, di argomento molto diverso, ma mi auguro ugualmente di vostro gradimento... al momento però non aggiungerò altro!



Il fiore di cui ci occuperemo questo mese è la bianca rosa di Natale, chiamata anche elleboro. E' un fiore originario del Caucaso e dell'Asia Minore e molto diffuso nei Balcani. La sua fioritura è molto lunga: inizia in inverno e si protrae fino a marzo. Di solito viene venduta in vasi e, per trapiantarla in giardino, conviene aspettare la primavera. I suoi fiori sono bianchi come la neve ed è perciò adatta per abbellire i vostri balconi!

Nell'antichità, si pensava che fosse una pianta curativa: in epoca romana, Plinio il Vecchio raccontò che il veggente Melampo avrebbe guarito le figlie del re di Tirinto, affette da pazzia, con una ciotola di latte di capra alimentate con l'elleboro. La moderna scienza, però, ha scoperto che questa pianta contiene sostanze tossiche sia per l'uomo sia per gli animali, perciò non viene più utilizzata a scopo curativo.

La bianca rosa di Natale viene associata a numerose leggende legate al Natale: una racconta di come un angelo abbia voluto far spuntare un cespuglio di queste vicino alla grotta di Gesù, affinchè una povera pastorella potesse raccoglierle e offrirle in dono al nascituro. La pastorella, infatti, dopo aver saputo dagli altri pastori che era nato Gesù, desiderava portargli un dono, ma non aveva nulla e se ne rattristò. E proprio dalle sue lacrime l'angelo fece nascere questi fiori. 

Molto interessante è anche il suo significato, che viene associato all'idea di liberazione e di rinascita: regalarlo a Natale vuol dire quindi augurare un nuovo inizio alla persona a cui si vuole bene.

E con questo chiudo questa rubrica, con l'augurio che sia stata di vostro gradimento e vi dò apputamento a quella nuova nel prossimo mese... vi aspetto!

Fonti:





domenica 10 dicembre 2017

Tutto ma non il mio tailleur

Cari lettori, oggi ritorno con una nuova recensione, questa volta del romanzo di Cecile Bertod "Tutto ma non il mio tailleur", edito da Newton Compton.

Quando ho iniziato a leggerlo avevo voglia di una storia ironica e leggera e in questo romanzo ho trovato quello che stavo cercando. Protagonista è la londinese Trudy, una ragazza che scopre il tradimento del fidanzato con il quale, dopo una lunga relazione, aveva deciso di sposarsi. Da sempre "donna in carriera", in un momento di massimo sconforto, decide di proporsi per andare a dirigere una filiale della banca per cui lavora, situata in un paesino sperduto della Scozia.

Quando si rende conto delle conseguenze della sua improvvisa decisione capisce che per lei non sarà facile vivere per sei mesi in campagna: lei, che da sempre è una donna metropolitana, che non potrebbe mai rinunciare al suo tailleur, alle comodità della città e alle tecnologie più moderne non si addice di certo a quel contesto. Ma ormai è troppo tardi e non le resta altro da fare se non affrontare questa nuova avventura.

Le sue previsioni si rivelano fondate, senza contare che la banca che si ritrova a dirigere rischia il fallimento e i dipendenti, preoccupatissimi di perdere il posto di lavoro, la considerano una nemica e non si fidano particolarmente di lei. A Trudy non rimane altro che fare tutto il possibile per salvare le sorti della banca, tralasciando la sua vita privata.

Vita privata che non è di certo trascurata da Ethan, il proprietario della casa in cui si ritrova a vivere e che abita accanto a lei. Ethan è il classico bel ragazzo, ma assai dongiovanni che, sin da subito, pare mostrare un grande interesse per Trudy. Ma non sarà l'unico abitante ad ambire al cuore dell'affascinante e stakanovista londinese. Ce la farà Trudy, per una volta, ad ascoltare il cuore e a ricominciare a vivere? Come si evolveranno i rapporti con questi due ragazzi e con il suo ex, che vuole a tutti i costi riprendere il loro rapporto dopo la presunta scappatella?

Sono tanti gli interrogativi che nascono nel lettore e che, ovviamente, non vi svelerò. La storia è strutturata secondo la classica struttura del romanzo chick lit. Vero e proprio punto di forza è lo stile di scrittura, molto curato e dall'ironia scoppiettante, che lo rendono adattissimo come lettura leggera e rilassante.

Prima di leggere questo romanzo mi è capitato di vedere alcune recensioni su amazon e ho notato come alcune lettrici non abbiano gradito il personaggio di Trudy: al contrario, a me è piaciuto molto, sia con i suoi pregi sia con i suoi difetti. L'ho trovata molto "umana", nonostante il suo modo di apparire e di mostrarsi al pubblico e ho apprezzato tantissimo la sua ironia. Invece, non ho gradito particolarmente il personaggio di Ethan perchè, in generale, non amo gli uomini "belli e rubacuori" e, inoltre, ho trovato eccessivi e fastidiosi certi comportamenti tenuti nei confronti di Trudy, ma qui ovviamente entriamo nella sfera dei gusti personali e non in quella della qualità della storia, che consiglio a chi abbia voglia di una lettura spensierata ma curata in ogni dettaglio.

venerdì 8 dicembre 2017

Alberi di Natale dal mondo

Cari lettori, sulla scia delle feste natalizie, anche la mia rubrica culturale vi parlerà di un'argomento a tema festività. Dopo aver dedicato il primo post natalizio agli aiutanti di Babbo Natale e il secondo alla prima del teatro "La Scala", il post di oggi sarà tutto per gli alberi di Natale, dato che oggi è tradizione allestirli nelle nostre case. Ecco a voi alcuni alberi datati 2017 che vi faranno fare un breve giro del mondo:

Iniziamo con l'Italia: nella città umbra di Gubbio, infatti, dal 1981, è presente il più grande albero di Natale del mondo, tanto da entrare nel Guiness dei primati. Allestito in onore del patrono della città, S. Ubaldo, sulle pendici del monte Igino, non è un albero di Natale nel senso proprio del termine, ma un insieme di luci e istallazioni, che realizzano uno spettacolo affascinante, grazie alla sua altezza di oltre 650 metri e alle 300 luci multicolore. Viene acceso il 7 di dicembre ed è possibile ammirarlo fino all'epifania o poco più.


Ora ci spostiamo in Francia, per ammirare l'albero posto nelle Gallerie Lafayette di Parigi, che verrà inaugurato proprio oggi, giorno dell'Immacolata. Madrina dell'evento sarà la cantante americana Beth Ditto che, dopo aver inaugurato le vetrine natalizie in Boulevard Houssmann, accenderà il gigantesco albero di Natale, quest'anno realizzato con pelouche e leccornie giganti, secondo il tema "Spectacular, spectacular".


 
Saliamo un po' più a nord e arriviamo a Londra dove, a Trafalgar Square, ieri è stato acceso dal sindaco un albero di Natale proveniente dalla Norvegia, come da tradizione. E' dal 1947, infatti, che la Norvegia fa dono all'Inghilterra dell'albero, in segno di ringraziamento per l'aiuto ricevuto durante la seconda guerra mondiale contro l'invasione tedesca. Le decorazioni dell'albero sono molto sobrie e sono caratterizzate da 300 luci bianche. Periodicamente, fino al 23 dicembre, vicino all'albero, sono soliti esibirsi numerosi cori, che intrattengono i passanti con le più belle canzoni di Natale.


Lasciamo l'Europa, attraversiamo l'oceano Atlantico, e arriviamo a New York, dove ci attende il celeberrimo albero di Rockefeller Center. Quest'anno è un abete di 12 tonnellate, proveniente dalla Pennsylvania, alto quasi 23 metri, carico di lucine colorate e con la punta a stella di cristalli Swarovski.Verrà spento il 7 gennaio e, la sua legna, sarà donata a un'associazione che costruisce case ai senzatetto. Quest'anno, alla cerimonia di inaugurazione, hanno partecipato il sindaco, le ballerine del corpo di ballo del Radio City Hall di New York e numerosi cantanti, come Seal e Gwen Stefani. 
La tradizione di questo albero di Natale risale al 1931.


Torniano nelle nostre zone e diamo un'occhiata all'albero della Città del Vaticano, cuore della cristianità e del senso religioso del Natale. Il loro albero è stato inaugurato ieri: quest'anno proviene dalla Polonia, in particolare dall'arcidiocesi di Elk, è alto 28 metri ed è stato decorato dai bambini provenienti dai centri oncologici e dalle aree terremotate. La tradizione dell'albero di Natale in Vaticano quest'anno compie 35 anni. Il primo fu infatti voluto nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II e collocato al centro del colonnato del Bernini.

E con l'albero del Vaticano termina il nostro breve giro del mondo: quale di questi vi è piaciuto di più? Vi va di ricordarne o di citarne altri? Sentitevi liberi di farlo nei commenti :-)

P.s. Vi ricordo che il prossimo post natalizio verrà pubblicato il 13 dicembre e avrà come argomento la leggenda di Santa Lucia e le sue tradizioni... vi aspetto!

Fonti (dagli stessi siti sono state prese le immagini):







giovedì 7 dicembre 2017

Andrea Chénier di Umberto Giordano

Cari lettori, in questi giorni prosegue la mia rassegna di post natalizi: dopo avervi parlato, nel giorno di S. Nicola, degli aiutanti di Babbo Natale; oggi, 7 dicembre e S. Ambrogio, vi parlerò dell'opera lirica che è stata scelta quest'anno per inaugurare la stagione del teatro La Scala di Milano. 


Premesso che non sono per niente esperta di lirica, ho deciso di parlarvi di quest'opera perchè penso che ognuna di essa nasconda delle trame e degli intrecci molto interessanti che, al di là dei gusti personali, possa essere interessante conoscere.

"Andrea Chénier" è stata scritta da Umberto Giordano nel 1896 ed è considerata l'opera maggiore di questo artista. Quando venne rappresentata per la prima volta, il tenore Alfonso Garulli si ritirò improvvisamente e venne sostuito all'ultimo minuto da Giuseppe Borgatti, che all'epoca stava vivendo un momento negativo della sua carriera. Nonostante ciò, grazie anche all'interpretazione della soprano Evelina Carrera e del baritono Mario Sammarco, ottenne molto successo. Lo stesso risultato lo raggiunse a New York, oltre che nei teatri europei e sudamericani nei quali, con gli anni, venne messa in scena.

La storia è ambientata in Francia, durante la rivoluzione francese, e si basa sulla vita del poeta Andrea Chénier. Egli si innamora della contessina Maddalena che, dopo la caduta della nobiltà, non era più la frivola e sciocca ragazzina che aveva avuto modo di conoscere a una festa tempo prima.

Di lei è però innamorato anche Gerard, ex servitore della famiglia di Maddalena e ora diventato uno dei capi rivoluzionari. I due si sfidano a duello e Andrea lo ferisce. Alla fine, per amore di Maddalena, Gerard incita Andrea a fuggire con Maddalena,  prima che i rivoltosi possano catturarli, decidendo inoltre di non fare il suo nome per aiutare l'amata.

Dopo qualche tempo, però, Chénier, che era considerato nemico della rivoluzione, viene arrestato, Gerard cambia idea e lo denuncia falsamente, con lo scopo di poter eliminare una volta per tutte il rivale. Maddalena si reca da lui per cercare di convincerlo a ritirare la finta denuncia, ma ormai è troppo tardi e Andrea viene condannato a morte.

Gerard, ormai impotente, riesce solo a far ottenere a Maddalena una visita al suo amato. La donna, incapace di vivere senza il suo innamorato, all'ultimo minuto, prende il posto di una prigioniera e, assieme a Chénier, decide di sedere sul carro dei condannati, andando anche lei incontro alla morte. 

La storia è molto tragica ma assai ricca di temi interessanti e molto moderni, come l'amore, la gelosia, la maturazione del personaggio di Maddalena, l'inettitudine di Gerard.... 

E voi siete appassionati di opere liriche? Siete mai stati a una rappresentazione di questo tipo? Avete un'opera preferita? Se vi va raccontatemi le vostre esperienze nei commenti :-)

Nel frattempo vi do appuntamento a domani, con la mia rubrica culturale, che vi parlerà di alcuni tra gli alberi di Natale più belli e famosi in questo 2017!

Fonti:



mercoledì 6 dicembre 2017

Babbo Natale e i suoi aiutanti

Cari lettori, oggi inizia la serie dei miei post incentrati sul Natale. Dato che in data odierna si festeggia San Nicola, da cui deriva "Babbo Natale", questa volta vi parlerò di tutti i personaggi che circondano la sua figura, primi fra tutte le celebri renne che trainano la slitta.

Secondo la tradizione, a loro è affidato il compito di trainare la slitta con i regali per i bambini. Esse, come lo stesso Babbo Natale, sono originarie della Lapponia e, secondo la mitologia nordica, presentano tratti mistici ed eroici. Le renne comparvero per la prima volta al fianco di Babbo Natale nella poesia A visit from St. Nicholas di Clement C. Moore, datata 1823. Nell'opera vengono indicati anche i nomi propri delle otto renne: Dasher (la renna coraggiosa); Dancer (la renna ballerina); Prancer (la renna timida); Vixen & Dixen (le prime due renne scelte da Babbo Natale); Comet (la renna più veloce); Cupid (la renna in grado di far innamorare grandi e piccini) e Donner (la renna cantante). In seguito, al gruppo si aggiunse un'altra renna, creata dalla catena commerciale Montgomery Wart, di nome Rudolph, e caratterizzata da un grande naso rosso. Sempre secondo la leggenda, le renne di Babbo Natale sono tutte femmine, perchè quelle di sesso maschile in inverno perdono le corna.

Nelle aree europee di lingua tedesca, secondo alcune leggende, San Nicola (o Babbo Natale) è solito essere accompagnato da creature brutte e mostruose, con le corna e dal mantello di pelliccia. Sono i cosiddetti "Krampus", ovvero esseri demoniaci che compaiono nelle sfilate in costume le quali vengono organizzate in quei luoghi, ma anche in Italia, nella zona del Trentino e del Friuli. Il loro compito è quello di tormentare i bambini cattivi. La loro presenza ha un'origine molto antica: un tempo, le divinità pagane riunivano in sè qualità sia buone sia cattive. Quando esse furono sostituite dai Santi, gli aspetti negativi non sarebbero stati in linea con il loro status di santità. Così, si decise di affiancar loro altri personaggi, di natura demoniaca, che assumessero in sè quelle caratteristiche che erano state tolte ai Santi. Da qui la nascita dei "Krampus".

In Islanda, invece, non esiste un solo Babbo Natale... ma ben tredici! In origine erano dei folletti, figli di due orchi molto cattivi e, secondo la tradizione pagana, assumerebbero in sè caratteristiche ambivalenti. Infatti, secondo la tradizione, si divertono a fare scherzi e dispetti ma, a partire dal 12 dicembre, uno al giorno, scendono dai monti in cui abitano e vanno a visitare le case dei bambini islandesi, riempiendo le loro scarpe di doni e dolciumi se sono stati bravi e di patate se si sono comportati male. In origine la loro connotazione era più negativa ed erano rappresentati come contadini, con il tempo divennero più buoni, assumendo le tipiche caratteristiche di Babbo Natale (vestito rosso, stivali neri e barba bianca).

Nei Paesi Bassi e in Belgio, tipico accompagnatore di Babbo Natale è Pietro il Nero, che ha il compito di aiutarlo a portare i regali. Secondo la leggenda è nato in Spagna e ha le fattezze di uno schiavo nero. Per questo, attorno alla sua figura, sono sorte delle polemiche che hanno visto in lui una rappresentazione troppo razzista. In seguito, si è giustificato il colore nero della sua pelle come lo sporco della fuliggine dei camini che è solito attraversare per distribuire i regali. C'è comunque da ricordare che il suo personaggio si diffuse durante l'espansione coloniale olandese e quindi era simbolo della mentalità dell'epoca.

Con questo si conclude il nostro approfondimento sugli aiutanti di Babbo Natale. Se vi interessa sapere qualcosa in più sulla sua figura vi lascio il link del post che scrissi l'anno scorso proprio in questa giornata http://langolodiariel.blogspot.it/2016/12/6-dicembre-la-leggenda-di-san-nicola-e.html mentre, se volte approndire in modo più dettagliato l'argomento, vi consiglio la lettura di questo saggio:

TRAMA (da amazon)

Dietro la barba bianca e il berretto rosso di Babbo Natale, si nasconde una lunga serie di personaggi (dei, eroi, sciamani) che dalla notte dei tempi svolgono la funzione di "distribuire" e "retribuire" e sono animati da una irreprimibile scintilla di vita. Perché è proprio la vita che attende di rinascere ciò che rappresenta, nel momento del solstizio d'inverno, questa figura simpatica e familiare.






 
Vi aspetto domani per il secondo post natalizio, dedicato alla prima del teatro La Scala.

Fonti:






Prima immagine tratta da filastrocche.it 



martedì 5 dicembre 2017

David Copperfield

Cari lettori, oggi vi voglio consigliare un romanzo che ho letto tantissimi anni fa proprio durante il periodo natalizio, un classico della letteratura inglese che non può mancare tra le vostre letture:

TRAMA (da amazon)

È la storia di un giovane che ripercorre la sua vita, dall’infanzia infelice alla scoperta della vocazione letteraria e al successo come romanziere. Orfano di padre, attraverso mille difficoltà, David arriverà a realizzarsi senza dimenticare gli amici che lo hanno aiutato e accompagnato. Il pregio principale di questo romanzo, “figlio prediletto” di Charles Dickens in ragione degli spunti autobiografici, è la vastissima costellazione dei personaggi minori, come sempre nelle opere di Dickens, indimenticabili: il crudele patrigno Murdstone e la sua degna sorella, l’amorevole governante Peggotty, il compagno Steerforth, la spigolosa ma affettuosissima zia, il raccapricciante Uriah Heep (la cui descrizione è quasi una galleria di sintomi patologici), e il tragicomico Mr Micawber, vero gioiello della letteratura caricaturale.

lunedì 4 dicembre 2017

Intervista a Francesca Noto

Cari lettori, iniziamo la settimana con la pubblicazione dell'intervista alla scrittrice emergente Francesca Noto, autrice de "Il segno della tempesta": buona lettura!
 



1. Ciao Francesca, benvenuta nel mio blog: racconta qualcosa di te ai nostri lettori per conoscerti meglio 
Ciao, Ariel! Grazie dell’accoglienza! Di me posso dirti che sono una mamma a tempo pieno, una traduttrice freelance altrettanto a tempo pieno (ultimamente quasi troppo, ma di sicuro non mi lamento! 😊) e una scrittrice... a tempo perso (solitamente da notte fonda o alba, quando ho qualche momento tutto per me!).



2. Presentaci in breve il tuo romanzo "Il segno della tempesta"
“Il segno della tempesta” è un urban fantasy che parte da un presupposto: ognuno di noi ha qualcosa di speciale dentro di sé, ed è giusto che trovi il coraggio di seguirlo e di scoprire così qual è il suo posto nel mondo, trovando, in definitiva, la propria felicità. A partire da questo messaggio di fondo si sviluppa la storia di Lea, una giovane donna con una capacità empatica fuori dal comune, che trova il coraggio di “mollare tutto” e fare un viaggio alla ricerca di se stessa. Quello che scoprirà, però, dopo l’incontro con Sven, un ragazzo senza passato dalle capacità ben più potenti delle sue, è molto più grande di ciò che poteva immaginare... e coinvolge la mia interpretazione moderna della mitologia nordica.



3. Perchè hai scelto di scrivere un romanzo fantasy?
Perché il fantasy, per me, è evasione e metafora, e mi permette di veicolare meglio i messaggi di cui voglio parlare attraverso le mie storie. E poi è uno dei miei generi preferiti!


4. Ti sei ispirata a qualcuno in particolare nella caratterizzazione della protagonista?
Lo ammetto, parecchio alla me stessa di quando avevo vent’anni. Una me stessa che ancora cercava la sua strada. La passione per il viaggio, l’idea di avventura, la testardaggine e l’amore per i cavalli di Lea sono decisamente i miei.



5. E per quanto riguarda il personaggio di Sven?
Le origini di Sven, nell’aspetto fisico quanto nel carattere, vengono da un personaggio che avevo quando giocavo di ruolo (Cyberpunk 2.0.2.0., in particolare), negli anni dell’adolescenza e dell’università. Scrivere di lui mi è venuto facile: lo conoscevo molto bene, dopo anni di avventure! 😊



6. Come mai hai deciso di ambientare il tuo romanzo in Florida? C'è un motivo particolare? Quanto conta, secondo te, l'ambientazione in un romanzo?
La Florida, in particolare la zona delle Everglades e della National Forest, è un luogo che conosco molto bene, perché spesso mi capita di andarci per lavoro o per svago. E inoltre è stato proprio lì che ho iniziato ad avere l’idea per questo romanzo, nel lontano 2000! L’ambientazione, in un romanzo, a mio parere conta molto: ma è giusto, sempre a mio parere, descrivere luoghi che si conoscono, se si parla di luoghi reali (altrimenti, è quasi sicuro che il lettore possa percepire “l’inganno”), o ispirarsi a luoghi che si conoscono, quando si crea un mondo fantastico. Tutto avrà più concretezza, e sarà più facile far viaggiare il lettore in quei luoghi.



7. Oltre a scrivere sei anche un'assidua lettrice? Hai uno o più scrittori preferiti?
Assolutamente sì, sono una lettrice compulsiva, anche se ultimamente riesco a leggere quasi solo in lingua originale, i romanzi che poi traduco. Tra i miei autori preferiti annovero sicuramente Robert Howard, Poppy Z. Brite, William Gibson, Richard Bach e Banana Yoshimoto. 


8. Hai scritto altri romanzi di cui vorresti parlarci o hai in mente di scriverne altri?
Oh, sì! È uscito proprio a fine ottobre il mio nuovo romanzo legato a quella che mi piace chiamare “la Saga dei Norreni”. Si intitola “I figli della tempesta” e non è un sequel diretto de “Il segno della tempesta”, ma è ambientato nello stesso mondo, con la stessa mitologia e con qualche rimando alle vicende e ai personaggi del primo romanzo. In realtà si può leggere separatamente, come sequel “stand-alone”: le vicende accadono 18 anni dopo quelle de “Il segno della tempesta” e i protagonisti sono diversi (due adolescenti, Nathaniel e Winter), con una svolta molto più fantasy. Sta avendo parecchio riscontro e ne sono davvero felice, perché l’ho sentito molto vicino e mi è piaciuto molto scriverlo.



9. Cosa pensi del ruolo dei social network per quanto riguarda la promozione dei propri romanzi?
Di sicuro i social network sono oggi un mezzo utilissimo per la promozione, specialmente se sei un autore esordiente che deve farsi conoscere. Per me, Facebook per esempio è stata un’ottima vetrina. Bisogna avere costanza e metterci impegno (anche economico), come per tutte le cose, ma effettivamente ripaga.


10. Quali consigli daresti a uno scrittore che si affaccia per la prima volta nel mondo dell'editoria?
Nella poca esperienza che ho io, affidarsi a una casa editrice seria (anche se piccola) che lo supporti e lo aiuti a entrare in questo mondo piuttosto complicato e “affollato”, non considerarsi mai “arrivato”, perché è la volta che non si cresce più (e invece bisogna sempre mirare a crescere e migliorarsi) e soprattutto metterci la faccia, con un sorriso grande e tanta umiltà. Le esperienze che ho fatto nelle fiere di settore e nei firmacopie nelle librerie, in questi ultimi due anni, sono state meravigliose, in questo senso!

Grazie a Francesca per il tempo che ci ha dedicato e un grosso bocca al lupo per tutti i suoi progetti!