lunedì 25 luglio 2022

La città di vapore

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al libro "La città di vapore", scritto da Carlos Ruiz Zafon ed edito da Mondadori.

Trattasi di una raccolta di racconti, pubblicata postuma, ovvero dopo la prematura scomparsa dell'autore. In essi si potranno ritrovare i personaggi e le atmosfere della celebre quadrilogia de "Il cimitero dei libri dimenticati" (che comprende i seguenti romanzi: "L'ombra del vento"; "Il gioco dell'angelo"; "Il prigioniero del cielo"; "Il labirinto degli spiriti"). Filo conduttore è anche la città di Barcellona, vera e propria costante di tutti i romanzi dell'autore, la quale viene da lui rappresentata come oscura, densa di misteri e di realismo magico.

Scendendo più nel dettaglio, in Blanca e l'addio il lettore potrà approfondire l'infanzia di David Martin (protagonista de "Il gioco dell'angelo") attraverso una particolare amicizia, mentre in Senza nome viene raccontata la sua nascita. In Alicia, all'alba torna invece sulle scene la protagonista de "Il labirinto degli spiriti".

Altri racconti sono dedicati a personaggi diversi dai protagonisti, come Una signorina di Barcellona, Leggenda di Natale, Uomini in grigio e La donna di vapore.

In Rosa di fuoco vengono spiegate le basi del progetto che porterà alla costruzione del celeberrimo "Cimitero dei libri dimenticati", un altro filo conduttore dell'intera quadrilogia. 

Ne Il principe del Parnaso, realtà letteraria e finzione si mescolano in un racconto incentrato sul famoso scrittore spagnolo Cervantes e lo stesso accade in Gaudì a Manhattan, in cui viene celebrato un altro conosciutissimo artista spagnolo. 

Infine, Apocalisse in due minuti, ultimo racconto dell'antologia, rappresenta una sorta di congedo letterario.

Chi segue il mio blog, sa che non sono solita leggere antologie di racconti, preferendo la narrativa, sia autoconclusiva sia in serie. Avendo però, in questi ultimi anni, letto e apprezzato i romanzi di Zafon (li ho letti tutti tranne la trilogia della nebbia, che ho accantonato essendo una serie per ragazzi, ma che conto prima o poi di recuperare), sono rimasta subito incuriosita da questo suo ultimo libro che, ahimè, rappresenta il definitivo congedo letterario, e per questo ho deciso di leggere anche questa sua ultima opera.

I racconti sono molto brevi e scorrevoli, caratterizzati dallo stile evocativo che abbiamo imparato a conoscere leggendo la quadrilogia. Rappresentano un'ultima evasione in quel mondo così particolare, che consiglio di intraprendere a tutti gli appassionati dell'autore, suppur con nostalgia. 

Per chi, invece, volesse iniziare a conoscerlo non posso non consigliarvi l'opera che più ho amato, tanto da diventare uno dei miei romanzi preferiti, ovvero "L'ombra del vento". Sono sicura che non farete fatica ad appassionarvi alle sue opere e al suo mondo.


DELLO STESSO AUTORE

L'ombra del vento

Il gioco dell'angelo 

Il prigioniero del cielo

Il labirinto degli spiriti 

Marina

lunedì 18 luglio 2022

Cinquecento catenelle d'oro

Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Cinquecento catenelle d'oro", scritto da Salvatore Basile ed edito da Garzanti.

La vicenda si svolge negli ultimi anni del 1800, in un paesino del Sud Italia, Calandra, e ha come protagonista Maria Pepe, una ragazzina che abita con i genitori in una delle terre della Baronessa Matilde, della quale sono mezzadri.

La Baronessa è molto affezionata a Maria, tanto da decidere di insegnarle un'abilità che a quel tempo e in quel preciso contesto veniva vista come qualcosa di oscuro e pericoloso: leggere. Ben presto Maria si lascerà coinvolgere dalle fantastiche storie narrate nei libri della biblioteca della Baronessa ma, quando questa morirà, per Maria e la sua famiglia inizieranno tempi davvero molto duri.

Le terre passeranno infatti in eredità al fratello, di temperamento opposto a quello della sorella, il quale, quando scoprirà che Matilde aveva designato Maria come erede delle terre che la sua famiglia coltivava come mezzadri da generazioni, tenterà in tutti i modi possibili di riottenerle. Invano, però, perchè nonostante la madre cercherà di convincere Maria a seguire le indicazioni del Barone, il padre inciterà la figlia, con la quale ha un rapporto molto stretto, a non lasciarsi convincere.

Quando però, all'improvviso, la situazione precipiterà, il padre sarà costretto a lasciare la sua famiglia, per cercare fortuna assieme ai tanti emigranti che a quei tempi dall'Italia raggiungevano l'America, promettendo di ritornare il prima possibile. La moglie non crederà alle sue parole, ma Maria non abbandonerà mai la consapevolezza di poter prima o poi riabbracciare suo padre il quale, nelle poche lettere, le racconterà di un mondo nuovo e diverso dal loro, alludendo anche a delle "fotografie che si muovono".

Nonostante la madre e i conoscenti esorteranno Maria a non credere alle parole del padre, la giovane sarà sicura che l'uomo non le menta e, a tutti i costi, cercherà di capire che cosa sono quelle "fotografie che si muovono", anche a costo di passare per pazza e di mettere a repentaglio il suo lavoro nella locanda del paese. Con l'aiuto di un giovane fotografo, giunto in paese per un matrimonio, Maria otterrà l'aiuto sperato, anche se una cocente delusione metterà a repentaglio il suo rapporto con quel ragazzo.

Con il suo stile peculiare, che unisce narrazione a poesia, Salvatore Basile si riconferma uno dei miei scrittori preferiti e offre ai suoi lettori un'altra storia delicata, coinvolgente ed emozionante, che trascina il lettore nelle calde campagne estive di fine Ottocento, in una comunità rurale che vive isolata dal mondo e dal crescente progresso, e che tende a considerare estranea, e quindi paurosa, ogni forma di progresso e modernità.

Maria e il padre sono due personalità simili, diversi dagli altri abitanti, e ciò lo si noterà dal senso di straniamento verso il resto della comunità. A tal senso, nonostante il finale a mio parere dolceamaro, ho compreso la ragione delle loro scelte e i motivi che li porteranno a compiere determinate azioni. 

Come già accennato, lo stile dell'autore è molto poetico ma, nello stesso tempo, particolarmente evocativo, tanto che, avendo anche letto la maggior parte del romanzo al sole in giardino, non mi è risultato difficile immaginare di essere lì con Maria, prima nel caldo dei campi e poi a cercare refrigerio nel ruscello di proprietà della ragazza, che il Barone brama con tutte le sue forze.

Un romanzo che mi ha appassionato fin dalle primissime pagine e che, una volta concluso, mi ha fatto provare nostalgia per quella storia che, suppur breve, è stata in grado di suscitarmi interesse e diverse riflessioni sull'importanza della cultura e della conoscenza. Un piccolo gioiellino che, a tratti, mi ha ricordato il "Mito della caverna" di Platone, e che non posso fare altro che consigliarvi vivamente.


DELLO STESSO AUTORE:

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito

La leggenda del ragazzo che credeva nel mare

lunedì 11 luglio 2022

Gli amanti di Brera

Cari lettori, iniziamo la settimana con la recensione dell'ultimo romanzo di Rosa Teruzzi, "Gli amanti di Brera", edito da Sonzogno.

In questo settimo episodio della serie, con protagoniste le "Miss Marple del Giambellino", ritroviamo Libera alle prese con il dilemma con cui si era chiuso il libro precendente: Diego Capistrano, ovvero colui che sembrerebbe essere il suo vero padre, è anche la stessa persona che si nasconde dietro al travestimento de "Il gatto con gli stivali"?

La giornalista Irene accetterà di aiutare Libera a far luce sul mistero, di nascosto dal suo capo Cagnaccio, ma anche Iole, madre di Libera, inizierà a investigare per conto suo, e inizialmente non sembrerà molto disposta a condivedere le proprie informazioni...

Nel frattempo, nuovi misteri aleggiano all'orizzonte: siamo alla fine di settembre del 2014, ricordato come l'anno senza estate, e non si fa che parlare della misteriosa scomparsa di un'insegnante d'inglese con il suo alunno non ancora maggiorenne, che l'ultima volta sono stati visti nell'orto botanico di Brera. 

Il caso inizierà a riguardare da vicino Libera e Iole quando un giorno il cuoco Furio si presenterà al casello affermando di essere stato l'ultima fiamma di quella che viene definita dai tabloid come "La porno prof" e chiedendo aiuto alle donne con lo scopo di rintracciare la coppia, dato che l'uomo sa che l'insegnante era tormentata da uno stolker e perciò teme che possa farle del male.

Sebbene Libera fin dall'inizio non mostrerà una particolare sintonia per la personalità di questa donna (un po' per la sua vicinanza a Furio e un po' per il temperamento opposto al suo), alla fine lei e la madre, con la collaborazione di Irene e Cagnaccio, daranno il via a una nuova investigazione, che le porterà anche a fare delle trasferte, prima sul lago di Como e poi a Roma. 

Ma non sarà solo il carattere disinibito dell'insegnante a far provare a Libera un certo tentennamento ad affrontare questa nuova indagine: nello scorso episodio, infatti, tra lei e Gabriele, commissario di polizia, c'era stato un forte riavvicinamento, e per la prima volta la donna era riuscita a far emergere parte dei suoi sentimenti. Come potranno, però, le sue indagini non autorizzate conciliarsi con quel rapporto che, dopo tanti anni, sta finalmente sbocciando?

Inoltre, a non farla stare del tutto tranquilla, ci si metterà anche la figlia Vittoria, che pare stia indagando su un caso particolarmente delicato, ma di cui non vuole rivelare nulla...

Insomma, in questo nuovo libro Libera avrà davvero molto da pensare: nel romanzo, però, è presente anche molta azione, attraverso l'indagine sulla misteriosa fuga della professoressa e del suo alunno, che ho trovato, come sempre nei romanzi di questa autrice, ben congegnata e con un'ottima rivelazione finale che, personalmente, non avevo previsto e che per questo mi ha lasciato molto sorpresa, tanto da eleggere questa storia come una delle mie preferite, assieme a "La memoria del lago".

E' sempre un piacere ritrovare queste tre donne che, anno dopo anno, sono diventate una sorta di "amiche letterarie" e, tra un'indagine e l'altra, scoprire il graduale dipanarsi della loro vita privata. L'ambientazione per lo più milanese, non mi lascia mai indifferente: dato che abito in provincia e ho frequentato la metropoli assiduamente durante i miei anni universitari mi fa sempre un bell'effetto ritrovarla tra le pagine di un libro.

Vi anticipo, senza fare spoiler ovviamente, che la fine del romanzo lascia aperti molti interrogativi e questo lascia ben sperare a un ottavo libro, che sono già molto curiosa di leggere! 


DELLA STESSA AUTRICE:

La sposa scomparsa

La fioraia del Giambellino

Non si uccide per amore

Ultimo tango all'Ortica 

La memoria del lago

Ombre sul Naviglio

lunedì 4 luglio 2022

Il treno dei bambini

Cari lettori, oggi vi parlerò del romanzo di Viola Ardone, "Il treno dei bambini", edito da Einaudi.

Il romanzo si rifà a un fatto storico poco conosciuto: dopo la seconda guerra mondiale, l'Italia fu attraversata da una grande crisi economica e sociale, che colpì soprattutto il Sud. Per questo motivo, il partito comunista decise di istituire alcuni treni, che dal Mezzogiorno trasportassero nelle regioni del Nord i bambini meridionali più poveri, per essere temporaneamente affidati a delle famiglie che potessero dar loro da mangiare e da vestire, oltre ad assicurarne l'istruzione. 

Da questo fatto prende il via questo romanzo: il suo protagonista, Amerigo Speranza, è un bambino napoletano di quasi otto anni, che vive in estrema povertà con la madre Antonietta. Non ha mai conosciuto il padre che, secondo le parole della madre, è andato in America in cerca di fortuna, e il fratello maggiore, del quale non conserva ricordi, è morto per una polmonite. Ogni tanto, nella loro casa, entra ed esce un uomo, soprannominato "Capa 'e fierro", che si occupa di contrabbando di caffè assieme ad Antonietta. Amerigo trascorre le giornate tra le strade di Napoli con l'amico Tommasino e il loro destino non sembra promettere nulla di buono. 

Un giorno, però, Antonietta decide di mandare il figlio proprio su uno di quei treni, per essere affidato per qualche tempo a una famiglia del Nord. Tra la gente del posto, sono diversi i pareri sull'iniziativa: alcuni ne sono molto favorevoli, altri (come la Pachiochia, una delle personalità più influenti del rione, monarchica e anticomunista) inizialmente mostrerà non poco scetticismo, insinuando che il vero obiettivo di quel progetto sia quello di spedire i bambini in Russia e di cuocerli nei forni, perchè si sa che i comunisti mangiano i bambini.

Tra questi pettegolezzi, con un misto di eccitazione e paura, Amerigo affronterà quel viaggio che, assieme ai suoi amici Tommasino e Mariuccia, lo condurrà in Emilia, precisamente a Modena. Lì, dato che la famiglia che doveva accoglierlo farà marcia indietro, verrà affidato a Derna, una delle donne del partito comunista. Ella, però, a causa dei suoi impegni, lo farà vivere per la maggior parte delle sue giornate in casa della cugina Rosa, sposata con Alcide e madre di tre figli Rivo, Luzio e Nario. 

Amerigo entrerà quindi a far parte di un mondo nuovo, che all'inizio lo disorienterà ma che, a poco a poco, lo coinvolgerà sempre di più: tra le lezioni del maestro Ferrari, il rapporto prima teso e poi più amichevole con Luzio e la passione per la musica che, grazie ad Alcide, lo porterà a possedere il suo primo violino, Amerigo si allontanerà sempre di più dalle sue origini e, quando sarà il momento di rientare a Napoli, si renderà conto di possedere un'anima divisa in due...

Sono stata molto coinvolta dalla lettura di questo romanzo: adoro quando i libri mi permettono di imparare qualcosa di nuovo, e se poi ciò è ben amalgamato a una trama che appassiona e coinvolge, la lettura allora si fa davvero ottima!

Ho amato il personaggio di Amerigo, con i suoi sogni e le sue debolezze, ma soprattutto il suo complesso rapporto con la madre, che mi ha portato  a riflettere molto sulla natura dei sentimenti umani. Antonietta è una donna che ha vissuto gli orrori e le privazioni della guerra, la precoce perdita dei genitori, l'abbandono di chi ha amato, la morte di un figlio. Non è capace di mostrare in modo concreto il suo amore per Amerigo, anzi, a volte certi gesti fanno pensare il contrario, e sarà questo che porterà il figlio ad allontanarsi da lei. Se, per buona parte del libro, non ho particolarmente apprezzato questo personaggio, alla fine l'ho un po' rivalutato, allo stesso modo dell'Amerigo ultracinquantenne, il quale ci narrerà la sua storia nei capitoli conclusivi del romanzo.

Penso inoltre che un altro punto di forza della narrazione sia lo stile dell'autrice, che è stata molto abile ad adattarlo alla crescita e all'evoluzione interiore del suo protagonista. All'inizio infatti, essendo il romanzo narrato in prima persona, prevale il linguaggio dialettale, semplice, e talvolta sgrammaticato, di quel bambino napoletano che non ama la scuola e trascorre in strada la maggior parte della sua vita. Alla fine, invece, quando Amerigo è ormai adulto, il registro linguistico si modifica e diventa più poetico, quasi lirico, oltre ad essere attraversato da una patina di maliconia, per ciò che è accaduto e quello che non è avvenuto nella sua vita, data l'importante decisione che ha determinato, nel bene e nel male, tutta la sua esistenza, e che è il perno centrale del suo cambiamento, esteriore e interiore.

Un romanzo, quindi, che non mancherà di coinvolgervi, farvi riflettere ed emozionarvi, e che per questo vi consiglio vivamente di leggere.