Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata a un classico della letteratura americana, "Il buio oltre la siepe", scritto da Harper Lee ed edito da Feltrinelli.
Nella prima parte del romanzo il lettore si troverà immerso nelle vicende quotidiane dei due bambini, alle prese con la scuola, i compagni, i giochi estivi in compagnia dell'amico Dill e i rapporti con i loro vicini di casa. In particolare, Scout e Jem sono incuriositi dalle dicerie che riguardano Boo Radley, un uomo che, dopo una giovinezza complicata, vive rinchiuso in casa. I due escogiteranno diverse strategie per spingerlo a uscire, anche se inutilmente.
La curiosità nei confronti di quell'uomo, giudicato "diverso" dalla società, farà da collegamento al filo conduttore della seconda parte del libro, quella più corposa, che metterà di fronte il lettore ai pregiudizi della società verso chi è giudicato non conforme alla società dominante.
Il padre dei bambini, infatti, si troverà a difendere Tom Robinson, un appartenente alla comunità afroamericana accusato di un tentativo di stupro nei confronti di una ragazza bianca. Sebbene Atticus riesca a dimostrare con argomentazioni incontrovertibili l'innocenza dell'uomo, la pelle nera di quest'ultimo e i pregiudizi di uno Stato che porta con sè i retaggi di un radicato razzismo renderanno il processo un vero e proprio evento che coinvolgerà l'intera comunità, incapace di concepire l'innocenza di Tom.
Lo stesso Atticus diverrà oggetto di scandalo, in quanto definito "negrofilo", e anche a scuola i suoi figli saranno oggetto di scherno. E non solo...
Era da tantissimo tempo che desideravo leggere questo romanzo, addirittura dal 2016, anno di apertura del blog. Dato anche il proposito di recuperare alcuni romanzi della mia wish list, ho deciso finalmente di immergermi tra le sue pagine e mai scelta è stata più azzeccata.
Il contesto dell'America durante gli anni della Grande Depressione è sempre in grado di catturare la mia attenzione e i temi trattati sono capaci di parlare ai lettori di ogni luogo e tempo. La scelta di narrarli attraverso il punto di vista di una bambina conferisce loro originalità e permette ancora di più di comprendere l'insensatezza della cosiddetta "paura del diverso", che investe non solo la figura di Tom Robinson e della comunità a cui appartiene, ma anche la stessa Scout (lontana dal prototipo di "brava bambina" e più vicina al ruolo di "maschiaccio"), il vicino Boo Radley e la domestica Calpurnia (anch'ella donna di colore).
A tal proposito, Atticus è una figura moderna, ma purtroppo inserita in un contesto che ancora non comprende il suo pensiero e che per questo lo relega a un ruolo di "antieroe". Consapevole dell'insensatezza del razzismo farà di tutto per scagionare Tom definendo quell'incarico "la causa della vita". Accetterà inoltre la figlia per quello che è, evitando di imporle di diventare una "brava signorina", nonostante le insistenze della sorella e delle signore del vicinato. Inoltre concepirà Calpurnia non solo come una semplice dipendente, ma anche una sorta di madre per i due figli. Per questi motivi penso che il personaggio di Atticus sia il più sfaccettato e interessante dell'intera opera ed è stato molto appassionante comprendere le sue azioni e i suoi pensieri attraverso le parole della figlia Scout.
Anche lo stile semplice e scorrevole è in grado di catturare l'attenzione di chi legge, ma sono soprattutto gli spunti di riflessione che è in grado di suscitare attraverso le tematiche affrontate, legate al concetto di uguaglianza in rapporto all'unicità presente in ognuno di noi, a rendere questo libro un classico che, a mio parere, ogni lettore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita.

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