lunedì 28 maggio 2018

La lanterna dell'amicizia- Bisogna sempre ringraziare chi ci aiuta

Cari lettori, come ogni lunedì, ecco per voi un nuovo capitolo della mia storia per bambini, della quale potete recuperare i capitolo precedenti cliccando sull'etichetta "La lanterna dell'amicizia". Quello che vi propongo oggi è il quinto capitolo, dal titolo "Bisogna sempre ringraziare chi ci aiuta":





 Le giornate estive si susseguivano sempre tutte uguali, ma ora Amina era più felice, grazie al suo nuovo giocattolo. Era molto divertente pettinare i lunghi capelli biondi della sua bambola; divertirsi a farle da mamma; portarla a passeggio per le stanze della casa; farle fare il bagno e lavargli il vestitino. 

 Provava un forte senso di gratitudine per quella misteriosa persona che gliel’aveva regalata, ma non osava risponderle, perché non riusciva a esprimere in un italiano corretto tutto quello che provava. E poi il suo carattere timido non la facilitava di certo. 

 Un giorno, però, fu costretta a cambiare idea: era domenica ed era uscita con sua madre a fare una passeggiata. Peccato che si fossero spinte troppo in là e, a un certo punto si erano perse. La mamma, allora, decise di chiedere aiuto a un passante che, molto cortesemente, le fornì le indicazioni per poter raggiungere la loro casa. Questo risollevò la donna, che si affrettò a ringraziarlo calorosamente.

 «Vedi, Amina»le disse poi, mentre si affrettavano a svoltare a destra, secondo le indicazioni che aveva fornito loro l’uomo «bisogna sempre ringraziare chi ci aiuta, perché nel mondo non ci sono solo persone cattive, come quelle che ci hanno costretto a lasciare il nostro paese, ma anche persone buone, come quel signore di poco fa».

 “E come chi mi ha regalato la bambola” aggiunse Amina con il pensiero provando, nello stesso tempo, una sensazione di disagio. Quella persona era stata molto carina con lei: le aveva regalato un giocattolo tutto nuovo, rallegrando così le sue giornate, e lei non l’aveva nemmeno ringraziata!

 Dato che il senso di colpa tendeva a crescere sempre di più, ricordando la frase della mamma, il giorno dopo la bambina cercò di scacciare ogni sua insicurezza, prese un foglietto e sopra ci scrisse solo una parola, accanto al suo nome, “Grazzie”, proprio con due zeta: da una parte perché non si ricordava la scritta precisa di quella parola e dall’altra perché in questo modo le sembrava di poter far sentire ancora di più il senso di gratitudine che provava verso quella persona sconosciuta. Come aveva fatto poi per il suo primo messaggio, compilò una busta che aveva trovato in casa con mittente e destinatario e, di nascosto dai suoi genitori e da Martina, il mattino seguente corse fuori prima a comprare un francobollo e poi a imbucare la lettera. Ora non le restava altro da fare che attendere ancora, ma questa volta ci sarebbe stata la bambola a distrarla dai suoi pensieri.

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