lunedì 11 giugno 2018

La lanterna dell'amicizia- Lettere e segreti

Cari lettori, come ogni lunedì, ecco un nuovo capitolo della mia storia per bambini dal titolo "La lanterna dell'amicizia". Il nuovo capitolo di questa settimana s'intitola "Lettere e segreti":



Lo scambio di lettere tra Amina e il suo amico misterioso proseguì anche nelle settimane successive. Dopo aver ricevuto in dono i suoi disegni, la persona misteriosa decise di regalarle dei pennarelli nuovi di zecca, che fecero sentire Amina, per la prima volta, dopo tantissimo tempo, una bambina molto fortunata. 

  E pazienza se, per giustificarsi, dovette raccontare ancora alla mamma che glieli aveva regalati Martina. Non voleva rischiare di essere sgridata, temeva ancora di essere severamente rimproverata per aver dato confidenza a una persona sconosciuta e per questo aveva paura di dover essere costretta a interrompere il loro scambio di messaggi e di regali, che le risultavano molto graditi. Quella persona aveva il dono di esaudire tutti i suoi desideri, in una città nella quale non si sentiva capita e accolta, e non voleva assolutamente perderne il contatto. 

 Comunque, in questi giorni la mamma non sembrava molto interessata a lei, perché aveva problemi ben più seri a cui pensare: una sera Amina aveva sentito i genitori discutere di nascosto in bagno. Parlavano nella loro lingua e con un tono di voce molto basso, probabilmente per non essere sentiti, ma la bambina riuscì a capire lo stesso che stava succedendo qualcosa di molto grave. Da quello che riuscì a sentire capì che l’anziana signora, presso cui la madre andava a lavorare tutte le mattine, stava molto male, forse sarebbe addirittura morta, e la  mamma temeva di rimanere senza lavoro da un giorno all’altro:
 «Come faremo ad andare avanti, se sarò costretta a rimanere a casa?» aveva domandato al padre di Amina «già così siamo in ritardo con l’affitto, il padrone ci caccerà via!» aveva poi aggiunto con un tono di voce pieno di preoccupazione.
 «Non preoccuparti, troveremo una soluzione» aveva cercato di rincuorarla il marito «proverò a chiedere ai clienti del ristorante se conoscono qualcuno che ha bisogno di una badante, ma stai tranquilla, ce la faremo!».
 «Non lo so, sono molto preoccupata!».
 «Chiederemo un prestito a tuo fratello».
 «Ci ha già aiutato tanto, più di così non può nemmeno lui».
 «Intanto cercherò di lavorare di più nel ristorante».
 A questo punto Amina aveva sentito la mamma sospirare rassegnata e, subito dopo, i loro passi avvicinarsi, così aveva fatto appena in tempo a scappare in camera prima di essere scoperta. 
 
 La situazione non era di certo piacevole, e peggiorò ancora di più quando, pochi giorni dopo, la madre tornò a casa in lacrime: l’anziana signora era effettivamente morta e lei, oltre al dolore per aver perso una persona con la quale aveva trascorso momenti sereni, doveva aggiungere la consapevolezza di essere rimasta senza un lavoro.
 «Come faremo a pagare l’affitto? Siamo già in ritardo di un mese, il padrone ci sbatterà fuori di casa, me lo sento!» ripeté la madre, ancora più sconvolta dei giorni precedenti.
 «Gli parlerò io, al padrone, stai tranquilla» aveva cercato di rassicurarla il papà di Amina.
 Ormai non si preoccupavano più di nascondere il problema alla bambina e, anche se non gliene avevano parlato apertamente, sapevano che era Amina era molto sveglia ed era a conoscenza di tutto: una mattina la mamma l’aveva abbracciata dicendole di non preoccuparsi, mentre il padre si era limitato a farle una carezza sulla testa, ma lei non si sentiva per nulla tranquilla.

 Purtroppo, il colloquio con il padrone della casa, un uomo di mezz’età basso, tarchiato, e dagli occhi piccoli e neri, si rivelò un disastro: venuto a conoscenza dei loro problemi con i soldi, si era arrabbiato molto e aveva minacciato di sbatterli fuori di casa se non avessero pagato la somma di denaro entro due settimane, senza sentire nessun tipo di spiegazione. Che fare allora?

 Le giornate successive furono molto difficili: il papà di Amina passava ancora più tempo a lavorare, e non lo si vedeva più nemmeno di sera, lo zio aveva cercato di aiutarli più che poteva ma, secondo i loro calcoli, al termine dei quindici giorni, sarebbero loro mancati trecento euro. Nonostante tutta la loro fatica, avrebbero dovuto abbandonare la loro casa.

 Amina si sentiva molto triste all’idea di lasciare quel posto; non ci era particolarmente affezionata, a dir la verità,  ma il fatto di non sapere a quale destino sarebbero andati incontro lei e i suoi genitori la riempiva di preoccupazione: avrebbero dovuto passare la loro vita a vagare per la strada e a dormire nelle stazioni come aveva visto fare da alcune persone un giorno che stava passeggiando con la madre? E quando sarebbe arrivato l’inverno come avrebbero fatto a ripararsi dal freddo? Sarebbero dovuti ritornare in Libia da quelle persone cattive che avrebbero fatto loro del male? Peccato che non ci fosse nessuno che potesse aiutarli, anche se… anche se forse c’era sì qualcuno che avrebbe potuto fare qualcosa! Come aveva fatto a non pensarci prima? Non era più sola in una grande città sconosciuta!

 La bambina, entusiasta per aver trovato una soluzione, corse subito in camera, prese carta e penna e scrisse una breve lettera alla persona misteriosa che, era sicura, l’avrebbe certamente aiutata. “Vorrei trecento euro” scrisse con la sua incerta calligrafia “se no non posso più stare nella mia casa” aggiunse poi, per far capire meglio il suo problema. Poi, in un momento in cui si trovava da sola (ormai Martina non veniva più perché i suoi genitori non potevano più permettersi di pagarla) imbustò di corsa la lettera. Forse c’era ancora una speranza, forse quella persona buona l’avrebbe aiutata ancora una volta.

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