lunedì 21 maggio 2018

La lanterna dell'amicizia- In attesa di una risposta

Cari lettori, come ogni lunedì, ecco un nuovo capitolo della mia breve storia per bambini, intitolata "La lanterna dell'amicizia"; il capitolo che vi propongo oggi è il quarto e s'intitola "In attesa di una risposta":



Per Amina non fu difficile procedere alla spedizione, una volta trovata la risposta a quella domanda. Grazie alla sua maestra sapeva come compilare una busta, indicando il mittente e il destinatario, e applicare il francobollo, che le era stato allegato. Al suo interno inserì un solo biglietto bianco, con la scritta “Vorrei una bambola”. Poi, quando i suoi genitori uscirono di casa per andare ognuno nei rispettivi luoghi di lavoro, nel quarto d’ora di tempo che precedeva l’arrivo di Martina, Amina ne approfittò per uscire di casa e per raggiungere di corsa una delle poche cassette delle lettere che ancora era sopravvissuta negli anni. Per fortuna si trovava in fondo alla sua via, così fece tutto molto in fretta e nessuno si accorse di nulla. 

 I giorni seguenti assunsero una sfumatura diversa per la bambina: anche se le ore si rincorrevano uguali, anche se si annoiava tutto il giorno, anche se Martina continuava a non considerarla, anche se i suoi genitori erano sempre più stanchi e la sera andavano quasi sempre a dormire molto presto, ora Amina aveva un segreto da conservare tra sé e sé, e una speranza, quella di poter ricevere un regalo e di poter mantenere ancora un contatto con il suo misterioso interlocutore.

 A volte si soffermava a fantasticare su quella persona: chi poteva mai essere? Magari una bambina? O una persona che, come lei, veniva da lontano e si sentiva sola, nonostante vivesse in una grande città come Milano? Ma per Amina il quesito più importante era: avrebbe esaudito il suo desiderio? Le avrebbe veramente regalato una bambola? 

 Intanto erano già passati dieci giorni e non era successo niente. L’indirizzo a cui aveva spedito la lettera era di Milano, non sapeva ricondurre la via a una zona precisa della città, ma comunque non sarebbe dovuto passare tutto quel tempo. O forse sì? Perché mai non aveva domandato alla sua maestra quanto tempo ci impiegava una lettera ad arrivare a destinazione?

 Ormai conosceva l’ora in cui il postino compiva il quotidiano viaggio nella sua via e, tutti i giorni, correva al balcone per vedere se inseriva qualcosa nella cassetta delle lettere della sua famiglia. Dopo circa dieci giorni di appostamenti, quando ormai aveva perso ogni speranza, una mattina, vide dalla finestra il postino inserire una busta voluminosa nella cassetta delle lettere, e così il suo cuore cominciò a batterle per l’eccitazione. Certo, da quella distanza non poteva capire se il pacco era stato inserito proprio nella parte riservata alla sua famiglia, ma ormai un vago senso di ottimismo si era impadronito di lei.

 Così, dato che era da poco passato mezzogiorno e Martina stava cucinando il loro pranzo, guardando la televisione e parlando al telefono con un’amica nello stesso momento, Amina riuscì di nascosto a sgattaiolare fuori di casa e a raggiungere la zona delle cassette delle lettere. Quando si accorse che il grosso pacchetto era stato inserito proprio nello spazio riservato alla sua famiglia, e a chiare lettere era indicato il suo nome sul dorso, per poco non lanciò un urlo di gioia. Lo prese subito, se lo infilò sotto la maglietta, come per proteggerlo da occhi indiscreti, e salì le scale più velocemente possibile, mentre la curiosità la stava divorando come non mai. 

 Una volta rientrata in casa riuscì a nascondere il pacco sotto il cuscino del suo letto e, come se nulla fosse successo, mangiò con Martina cercando di trattenere tutta la sua curiosità. Nel pomeriggio, non appena la babysitter si incantò a guardare la televisione, Amina andò in camera e aprì il misterioso pacchetto, ricoperto da una carta ruvida e marroncina, che conteneva niente popò di meno che… ma una bellissima bambola, talmente carina che la bambina rimase senza fiato. Magari quella persona era una sorta di fata, perché era proprio quella era proprio la bambola che aveva da sempre desiderato, almeno fin da quando aveva messo piede in Italia: un corpicino non troppo alto, con i capelli lunghi biondi, gli occhi azzurri, il fisico un po’ magro ma ben delineato e con un delizioso vestitino a fiori tutto colorato. Ed era anche un gioco nuovo, dato che si trovava in una scatola. 

 Amina non aveva mai posseduto un giocattolo appena comprato, nemmeno in Libia, dove tutti i suoi giochi le erano stati passati dalla cugina. Questo le portò ancora più gioia e da quel momento in poi non si staccò più dalla sua nuova amica. Quando Martina le chiese da dove venisse quel gioco nuovo Amina le rispose che glielo avevano regalato i suoi genitori e quando la madre le formulò la stessa domanda le spiegò che la bambola le era stata regalata da Martina. Era la prima volta che mentiva ai suoi genitori, ma non voleva rischiare che gliela facessero spedire indietro e, soprattutto, spezzassero la magia di quella strana avventura in cui si era trovata casualmente coinvolta.
   

2 commenti:

  1. Dolce ;)

    C'è tutta la magia e la fiducia nel bello e nell'inaspettato che da adulti siamo costretti ad abbandonare.

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