Cari lettori, la recensione di oggi è dedicata al romanzo "Il profumo della seta", scritto da Tabea Bach ed edito da Giunti.
Quello che pensava potesse essere un periodo tranquillo, assumerà tutt'altra forma nel momento in cui Tess verrà ricoverata in ospedale dopo una brutta caduta. Per aiutare la donna, Angela inizierà a dirigere i lavori per adattare la villa alle nuove esigenze della sua proprietaria, portandola così a conoscere l'architetto Dario Monti, il quale a sua volta le farà incontrare il nobile Vittorio, proprietario di "Villa Castro", un'antica dimora un po' decadente. Angela, nonostante il dolore per il lutto, non potrà fare a meno di rimanere affascinata da quell'uomo. E non solo da lui.
La nostra protagonista infatti, entrerà in contatto con una storica fabbrica di tessuti, "Villa della seta", nella quale un gruppetto di donne lavora la seta con telai meccanici, producendo opere molto originali e pregiate le quali vengono poi vendute nel negozietto attiguo. Nonostante ciò, però, l'attività mostra evidenti segni di crisi, tanto che il suo proprietario, l'arcigno Lorenzo Rivalecca di "Villa Duse", è intenzionato a sospendere l'attività, vendere l'edificio e donare i vecchi telai al museo cittadino.
Angela, che da giovane si è specializzata in design tessile inizierà ad accarezzare un'idea che sulle prima le sembrerà un po' folle, ma che poi le parrà la più adatta a dare una svolta radicale non solo alla produzione, ma anche alla sua stessa vita: rilevare e rilanciare la fabbrica della seta.
Saranno diversi, però, gli ostacoli che si frapporranno al suo proposito, a partire dal proprietario, che pare non voglia cederle l'azienda a un prezzo ragionevole, per non parlare della diffidenza delle tessitrici, che non la chiamano nemmeno per nome, preferendo l'appellativo "tedesca". Senza contare la presenza di Nathalie, la figlia diciannovenne di Angela, la cui opinione è sempre molto importante per quest'ultima.
Come potete comprendere dalle mie parole, il soggiorno di Angela si rivelerà molto più movimentato del previsto e ciò, se da una parte aiuterà la protagonista a non rimuginare troppo sul dolore che si porta nel cuore, dall'altro la trascinerà in un vortice che potrebbe essere deleterio a lei e alla sua salute...
Dopo aver passato lo scorso mese di agosto in compagnia della trilogia de "L'isola delle camelie", sempre della stessa autrice, quest'anno ho deciso di ripetere l'esperienza con un'altra opera di Tabea Bach, capace di tratteggiare storie coinvolgenti e nello stesso tempo rilassanti e inserite in magnifici contesti naturalistici.
Ammetto che dopo aver letto un paio di thriller ad alto tasso di adrenalina, inizialmente ho dovuto abituarmi a una narrazione molto più pacata ma, tempo qualche pagina, sono subito rimasta coinvolta dalle vicende nelle quali verrà coinvolta la protagonista della storia.
I personaggi, inoltre, sono ben delineati e non è affatto complicato affezionarsi a essi. Come per la precedente trilogia, il paesaggio è parte integrante della storia e, tra antiche ville colline e vigneti, il lettore si troverà immerso in un contesto da sogno, reso tale anche dall'approfondimento legato al mondo della produzione della seta, inserito nell'intreccio in maniera molto precisa, ma non per questo eccessivamente didascalica.
Anche quest'anno, quindi, sono rimasta molto soddisfatta dalla mia lettura estiva e vi anticipo che sto già leggendo il seguito di questa storia così gradevole, che consiglio a tutti coloro che stanno cercando un romanzo il cui tema principale sia quello della rinascita dopo l'elaborazione di un lutto, il tutto trattato in modo delicato e mai compassionevole.
DELLA STESSA AUTRICE

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