mercoledì 26 luglio 2017

Angelion

Cari lettori, oggi vi voglio segnalare il romanzo "Angelion", dello scrittore emergente Matteo Balzaretti. Leggiamo insieme la trama e qualche informazione in più per conoscere meglio l'autore e la sua opera:

TRAMA

Un'antica profezia narra dell'arrivo di dieci mostri invincibili che, a distanza di anni l'uno dall'altro, porteranno morte e distruzione in tutto il mondo al loro passaggio. L'unico modo per sconfiggerle è cercare gli Angelion, creature che racchiudono in loro la chiave per liberare il mondo da quel flagello.
Joy, giovane cacciatore di mostri, riceve l'incarico di scortare Ginevra, l'ultimo Angelion, verso il tempio di Rosea. Durante il loro viaggio, colmo di avventure, pericoli, nuovi compagni e scoperte, la brama di denaro di Joy maturerà in una ricerca di risposte.
Che cos'è davvero un Angelion?
E cosa si cela veramente dietro il secolare potere della Società delle Dieci Colonne, che ha da sempre il merito di aver liberato il mondo da quei temibili mostri?


Estratti:

JOY

Alzò leggermente il cappello di paglia e socchiuse gli occhi per vedere meglio: si trattava di un ragazzo piuttosto alto. Aveva lunghi capelli color biondo cenere, legati a formare una coda che cadeva sulla spalla sinistra. Indossava una giacchetta di cuoio e teneva nella mano destra una sacca. Dietro la sua schiena sporgeva un lungo fucile di grosso calibro, che scintillava al sole. Jones lasciò cadere il rastrello a terra, incurante del fastidioso fracasso che ne seguì, tanto che alcune malcapitate galline corsero impaurite a rifugiarsi nei cespugli. Con passo lento e zoppicante andò incontro al visitatore. “Buongiorno, ragazzo” lo salutò, mentre cercava di sbloccare la serratura arrugginita del cancelletto. “Buona giornata a lei” ricambiò il ragazzo con un sorriso. “Il signor Jones, giusto?” “Esatto. E tu devi essere il cacciatore che ho fatto chiamare.” Dopo essere entrato, il ragazzo chiuse il cancelletto e porse il braccio sinistro al vecchio affinché potesse sorreggersi. “Il mio nome è Joy, sono un cacciatore di mostri.”


GISMUN 

I ragazzi riposavano sul ponte, aspettando che il sonno prendesse il sopravvento. Gismun, seduto tra pozze d’acqua e reti aggrovigliate, stava mostrando a Liman e Pesca un piccolo ritratto a inchiostro che lo raffigurava assieme al suo squadrone quando, otto anni prima, era in servizio come soldato presso l’esercito di Feriseria. “Chi è quel signore coi baffi simili ai tuoi?” domandò Pesca interessata: nel ritratto, tra i disciplinati soldati in posa militare, spiccava un energumeno alto almeno due metri, che sembrava la copia esatta di Gismun. “Si chiama Temaco” spiegò l’uomo, sorridendo imbarazzato. “Era il nostro comandante. Un uomo degno di grande stima e rispetto.” “Lo vedo! Ti sei fatto capelli e baffi uguali a lui!” “Ovviamente! È stato sempre un modello per me ed è mia intenzione emularlo in tutto e per tutto!” Pesca scoppiò a ridere a crepapelle, così sguaiatamente da piegarsi in due e rotolare sulle assi marce del ponte. Gismun divenne rosso come un peperone e nascose frettolosamente in tasca il disegno. “Ma allora” lo punzecchiò Pesca, con il respiro affannato per quanto stava ridendo, “se il tuo comandante fosse stato una donna tu cosa avresti fatto?” Gismun abbassò gli occhi imbarazzato. “Te lo dico io!” urlò Pesca a gran voce, agitando le gambe per il tanto divertimento. “Avresti indossato sottana e parrucca!”

LIMAN 

Lo conobbi dodici anni fa in una buia e triste sera d’inverno. A quei tempi avevo sette anni,” iniziò a raccontare mentre camminavano. “Ero in cucina ad aiutare mia madre quando sentii bussare alla porta. Andai ad aprire e lo vidi accasciato sullo zerbino, in un lago di sangue. Preoccupata, lo portai dentro per curarlo dalle ferite, sebbene mia madre fosse contraria: lo sai, gli uomini-pianta a quei tempi erano visti ancor meno di buon occhio di quanto lo siano ora. Così lo tenni nascosto a casa mia in attesa che si riprendesse. Un giorno la gente del villaggio si schierò davanti alla nostra porta con bastoni e fucili in mano. Mio padre si era lasciato sfuggire che un essere disgustoso, come lo definisci tu, era rintanato da noi e la gente iniziò a temere per la propria incolumità. Io difesi Liman con tutte le mie forze e li convinsi a lasciarlo in pace, a patto che lo tenessi sotto la mia stretta sorveglianza e che non si allontanasse mai da me.” “Non posso dare torto a quei poveretti,” commentò Joy. “Fossi stato al loro posto, non avrei dormito la notte sapendo della presenza di un mostro simile nelle vicinanze.”

LA FORESTA DI RESINA

La foresta di resina era attraversata da un lungo fiume che, nascendo dalla sorgente di una piccola montagna a nord, sfociava nel mare della costa meridionale tagliando letteralmente l’isola in due parti. Nei pressi del corso d’acqua, proprio nel cuore della foresta, c’era un ponte che serviva a raggiungere l’altra sponda con facilità. Una ragazza dai capelli rossi stava bagnando i piedi nella fredda acqua illuminata dal chiarore della luna, canticchiando allegramente una canzoncina per bambini. “Bicu! Dove ti sei cacciato?” domandò a un certo punto, guardandosi intorno con agitazione. Senza farsi troppo attendere, uno strano essere piombò sulla sua testa come una pigna appena sganciata dallo stanco ramo.” “Non posso dare torto a quei poveretti,” commentò Joy. “Fossi stato al loro posto, non avrei dormito la notte sapendo della presenza di un mostro simile nelle vicinanze.”

CITTA' D'ORO 

Il tempo pareva non passare mai in quella landa desolata. Soltanto il sole, con il suo lento cammino verso ovest, dava un flebile senso di movimento che però non bastava ad alleviare la pesante sensazione di claustrofobia che attanagliava i ragazzi. Claustrofobia, sì. Perché, sebbene fossero all’aperto, tutti quanti avevano l’orribile sensazione che quel luogo non avesse una fine. “E pensare che, un tempo, qui era pieno di erba, monti, laghi e quant’altro,” raccontò l’uomo, nella speranza di distrarli. “Dovete sapere che al centro di questo deserto sorge una città davvero incantevole. Mura possenti, edifici altissimi e strade sfavillanti.” “Una città in un luogo del genere? Chi è lo stupido che ha il coraggio di viverci?” domandò Joy. “Questa città ha una grande particolarità: non è mai stata attaccata dal Lumàcono. Difatti le mura, le case, i tetti, le colonne, e persino le strade sono completamente d’oro. E il sole, riflettendo su di essa, confonde e disorienta il Lumàcono che, come impazzito, non riesce ad avvicinarsi” “Incredibile!” esclamarono in coro i ragazzi. “La desolazione di Akahri… è dovuta proprio a questa particolarità. Ogni volta che il Lumàcono capita da queste parti, gira attorno alla città come una falena attirata dalla luce di una candela. Vorrebbe entrarvi, ma il riflesso lo confonde, e col tempo finisce per distruggere tutto ciò che c’è attorno, lasciando intatto solo il centro abitato.” “Certo che il Continente è davvero incredibile!” commentò Ginevra, entusiasta. “Gli uomini cercano di difendersi con ciò che hanno a disposizione,” continuò R. “Quando si tratta di sopravvivere, danno il meglio di loro stessi.”

L'AUTORE

Matteo Jacopo Balzaretti

Anni: 30
Città: Torino

Matteo Jacopo Balzaretti, classe ‘87, è nato a Rivoli e vive a Torino. Diplomato presso il liceo classico V. Gioberti, si è successivamente laureato in cinema. Ha realizzato alcuni cortometraggi in qualità di regista e ha scritto il suo primo romanzo fantasy, Angelion, frutto della grande passione per la scrittura che coltiva fin da piccolo.


Sito del librohttp://www.angelion.it/ 


Casa editrice del romanzo: http://www.catnipedizioni.it/shop/angelion/ 


Alcuni link d'acquisto:


 

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