Visualizzazione post con etichetta Un classico al mese. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Un classico al mese. Mostra tutti i post

mercoledì 28 dicembre 2016

Dicembre: Le notti bianche di Dostoevskij

Cari lettori, l'ultima recensione del "classico del mese" è dedicata alle "Notti Bianche" di Dostoevskij, un breve romanzo che già da tempo avevo voglia di leggere.

E' un'opera giovanile di questo celebre scrittore russo molto prolifico dal punto di vista letterario e racconta la storia di un uomo, timido e sognatore, che è solito vagare di notte per le strade di Sanpietroburgo tutto solo, in una città in bilico tra sogno e realtà nelle quale gli stessi edifici gli paiono amici.

Una notte fa la conoscenza di Nasten'ka, una giovane ragazza con la quale si trova subito in sintonia. Per la prima volta egli riesce ad aprirsi e a raccontargli la natura del suo carattere; la fanciulla invece gli rivela la sua natura di orfana, e la vita che conduce con la nonna cieca, molto possessiva, che era arrivata al punto di legarla a sè con degli spilli sui vestiti per non farla uscire e tenerla sempre attaccata a sè.

Nasten'ka, inoltre, soffre per amore: al piano di sopra della sua casa, infatti, abitava un giovane inquilino, per il quale si era innamorata. Il sentimento era ricambiato, ma l'uomo aveva deciso di recarsi a Mosca per poter fare fortuna, promettendole che sarebbe poi giunto a prenderla dopo un anno. La giovane però era venuta a sapere che egli era ritornato ma, a differenza di quanto si aspettava, non era corso da lei.

Il nostro protagonista allora si offre di consegnare all'uomo una lettera, che la ragazza gli aveva precedentemente scritto, ma senza dare risultati. Nasten'ka allora capisce che l'amore per lei ormai è svanito, e comincia a provare un sentimento per il timido sognatore, che fin dal primo momento si era innamorato di lei. 

Ma quando ormai i due sembrano aver deciso di trascorrere insieme la loro vita facendo progetti, ecco giungere il giovane inquilino... E qui mi fermo perchè mi sembra di aver già scritto troppo! 

Questo è il primo romanzo che leggo di quest'autore e la lettura mi ha coinvolta molto, lo stile è accattivante e la storia si fa leggere in breve tempo, e non solo perchè è composta da poche pagine! L'unica nota negativa, a mio parere, è il finale, che mi ha un po' delusa, soprattutto per quanto riguarda la natura del protagonista, che ho trovato troppo statico e poco attivo: mi sarebbe piaciuto che, nel corso delle pagine, avesse compiuto un  mutamento, anche lieve. Invece ho notato come la sua psicologia sia rimasta sempre la stessa, dall'inizio alla fine, pregi e difetti compresi.

Ciò non toglie la bellezza dell'opera, anche perchè questo è solo un mio parere, dettato unicamente da gusti personali: la storia, come già vi ho scritto, è piacevole e scritta molto bene, quindi non posso che consigliarvela!

Con questa recensione termina la mia rubrica dedicata ai romanzi classici. Non credo che la porterò avanti anche nel 2017, ma ho già in mente una nuova rubrica a cadenza mensile che mi auguro possa piacervi!

mercoledì 30 novembre 2016

Novembre: Cronaca familiare

Cari lettori, ho deciso di dedicare questo mese alla lettura di un classico di Vasco Pratolini, "Cronaca familiare".

E' un breve scritto autobiografico, che fu composto dal celebre letterato nel 1945, dopo la morte del fratello, al quale l'autore si rivolge all'interno della narrazione.

Il tema centrale dell'opera è il ricordo e l'analisi del complesso rapporto tra lui e il fratello Dante, quasi che la scrittura possa in un certo qual modo fare ordine nel suo animo tormentato.

Vasco è il fratello maggiore e sin dalle prime pagine veniamo a conoscenza che la madre morì di spagnola a causa delle complicanze dovute al parto del fratello minore. L'autore vede perciò in Dante la causa della morte della madre. 

Dopo poco tempo il fratellino neonato viene affidato prima a una coppia di contadini e poi a un maggiordomo, che lo fa vivere nella casa del suo padrone in tutti gli agi possibili, ma anche in una sorta di gabbia dorata, cambiandogli il suo nome da Dante a Ferruccio.

Vasco si reca ogni tanto con la nonna a trovarlo, e considera l'isolamento del fratello come una sorta di giusta punizione per averlo privato della figura materna.

Nel frattempo gli anni passano, e i due fratelli cominceranno a istaurare un vero rapporto quando, da adolescente, Ferruccio entrerà in conflitto con il padre, a causa delle sue relazioni amorose, e sarà proprio a casa di Vasco che troverà rifugio e trascorrerà la notte. Poco tempo dopo i due si recano all'ospizio, dove nel frattempo era andata a vivere la nonna di entrambi, e lì trascorreranno insieme un lieto giorno di Pasqua. 

Nel prosieguo della narrazione si comprenderà come la vita di Ferruccio gli riserverà molte delusioni, sia dal punto di vista lavorativo sia sul piano sentimentale, ma la vera disgrazia sarà la sua malattia che, dalla Toscana, lo condurrà a Roma (dove, nel frattempo, si era trasferito anche Vasco), per diventare cavia delle più diverse sperimentazioni mediche. 

Purtroppo la storia non avrà un epilogo felice e, nella scena finale, quando Vasco saluta Ferruccio che decide di ritornare a casa per vivere serenamente i pochi giorni che gli restano, si comprende come lo scrittore sia consapevole di vederlo per l'ultima volta.

Di Pratolini avevo già letto in precedenza un romanzo, "Le ragazze di Sanfrediano", del quale avevo apprezzato la freschezza, la vivacità narrativa e il contesto fiorentino. Quest'opera invece è molto diversa, ma altrettanto bella e interessante: è molto intensa e profonda e ci fa conoscere meglio l'autore e i suoi sentimenti; purtroppo non è a lieto fine ma ci permette di capire le profonde dinamiche che intercorrono nei rapporti familiari e di come questi possano condizionare l'intera esistenza.

Personaggio assente ma che aleggia profondamente nella narrazione è la figura della madre, che entrambi cercano di afferrare e conoscere, anche se solo attraverso i ricordi (per Vasco) e i racconti (per Ferruccio). Una storia impegnativa e malinconica, ma nello stesso tempo delicata e dallo stile semplice e che per questo vi consiglio di leggere, soprattutto se amate affrontare i temi legati alle relazioni familiari e le storie autobiografiche.

domenica 30 ottobre 2016

Ottobre: La giornata d'uno scrutatore

Cari lettori, il classico che ho deciso di recensire per voi questo mese è un altro scritto di Italo Calvino, "La giornata d'uno scrutatore", che ho letto nell'edizione Oscar Mondadori.

Nonostante la brevità dell'opera, nella presentazione del romanzo, Calvino ci informa di aver impiegato quasi dieci anni per comporla. La storia infatti presenta una trama molto semplice e statica, ma è densa di riflessioni filosofiche, che toccano vari ambiti, come per esempio l'esistenza umana, la politica, il concetto di democrazia e la religione.

Protagonista è Amerigo, un militante del partito comunista che si trova a dover fare lo scrutatore in un seggio elettorale situato in un Cottolengo, ovvero un istituto religioso nel quale vivono persone disagiate, la maggior parte di esse con problemi fisici e psichici.

La popolazione si trova a dover votare per approvare una legge che il protagonista definisce "truffa" e, in nome della democrazia, tutti sono chiamati al seggio, anche chi è incapace di intendere e di volere. Molti di essi sono accompagnati da alcuni religiosi, che li obbligano a votare a favore della democrazia cristiana, che se ne approfittno delle loro condizioni di minorati psichici. Amerigo perciò comincia a riflettere su come il concetto di democrazia tanto decantato dalla politica sia solo un pretesto per sfruttare a proprio vantaggio i voti della povera gente. 

Da questa riflessione Amerigo capisce che la società non è più quella dell'immediato dopoguerra e che sta vivendo un periodo di crisi: in un certo senso il Cottolengo è la diretta trasfigurazione del senso di decadimento che ha investito la popolazione, una sorta di rappresnetazione dell'intero mondo. 

Ma anche lui stesso si sente parte di questo momento così negativo: infatti, pur essendo un sostenitore del partito comunista, ne avverte gli estremi e non li condivide, si sente perciò privo di un reale riferimento politico e incapace di prendere una posizione. Lo stesso dicasi per la sua vita privata: il nostro protagonista infatti viene a sapere dalla sua compagna che forse diventerà padre e questo lo destabilizza ancora di più.

Alla fine della storia, però, Amerigo vede una scena che lo incanta: un padre che dà da mangiare al figlio con problemi mentali. Essi sono complementari, ognuno è necessario per l'altro e da questa scena il nostro protagonista comprende l'aspetto concreto dell'amore, l'unico sentimento in grado di poter salvare la nostra società. E da qui ne uscirà un Amerigo diverso, che in quella giornata priva di eventi eclatanti o colpi di scena gli ha permesso di compiere delle riflessioni e di cercare di trovare una risposta a esse.

Ho iniziato a leggere questa storia credendola diversa: più densa di azioni e meno di riflessioni, ma alla fine l'ho trovata un piccolo capolavoro, che fa riflettere non solo il protagonista (alter ego dell'autore) bensì il lettore stesso, ponendolo di fronte a temi molto attuali, che riguardano la società e la  stessa nostra natura umana: proprio per questo ve ne consiglio la lettura!
 
 
DELLO STESSO AUTORE:
 

lunedì 19 settembre 2016

Settembre: L'uomo e il cane di Carlo Cassola

Buon inizio di settimana a tutti, oggi ritorna la mia rubrica mensile dedicata a un classico della letteratura italiana o straniera. Per questo mese ho deciso di proporvi un libro poco conosciuto scritto da Carlo Cassola, il celebre autore de "La ragazza di Bube".

Questa è una storia molto breve e assai semplice, anche dal punto di vista stilistico, tanto che l'edizione che ho letto fa parte di una collana dedicata alle letture scolastiche (diversa da quella che vedete nella foto). Ma non bisogna farsi ingannare, perchè è proprio in trame come queste che si possono ritrovare spunti di riflessione molto impegnativi.

Il romanzo è ambientato in Toscana (probabilmente nelle zone di Volterra) al tempo del regime fascista. Protagonista è un cane, Jack, che da domestico si ritrova randagio all'improvviso: la nuova vita non è facile, anche perchè nessun altra persona o famiglia mostra la minima intenzione di volerlo adottare, e più volte viene scacciato.

Poco per volta Jack accetta la sua condizione di randagio e addirittura stringe amicizia con un gatto, accomunato dalla sua stessa triste sorte.

A un certo punto però avviene la svolta: Jack attira l'attenzione di un uomo, Danilo, che purtroppo per il nostro protagonista non si rivelerà una scelta azzeccata.  

Spero di non avervi spoilerato troppo, ma non ho potuto raccontarvi di meno perchè vorrei ora mettere in luce quello su cui vuole farci riflettere questa triste storia: innanzitutto l'autore con la figura del cane vuole mettere in rilievo la condizione generale dell'uomo, costantemente in bilico tra dipendenza e libertà, e questo credo che sia una tematica veramente molto attuale. 

Jack è un cane domestico, ama la dipendenza dal padrone, poi assapora la libertà ma alla fine non tradisce la sua natura e si affianca di  nuovo a un padrone, ma questo per lui sarà la peggiore delle scelte. 

Quante volte anche l'uomo vorrebbe essere libero ma poi sceglie di adeguarsi alla massa? Per Cassola ciò è un chiaro riferimento all'ideologia del totalitarismo fascista, che prima attira volontariamente gli uomini e poi li rende schiavi, ma penso che questa riflessione possa essere sempre importante, anche al di là del tempo e del contesto storico. 

E poi, ecco un'altra riflessione: essere liberi non è semplice e questa condizione bisogna saperla utilizzare al meglio, cosa che per esempio non fa il nostro protagonista. Per questo il concetto di dipendenza e libertà è molto più complesso di quanto si possa pensare e questo breve romanzo prova ad affrontare, anche se senza proporre una vera e propria soluzione, questa difficile tematica.

Lettura consigliata a chi vuole leggere un classico meno famoso ma non per questo di valore minore.

Al prossimo libro! :-)

P.s. Copertina presa dal sito www.sololibri.net

mercoledì 31 agosto 2016

Agosto: Harry Potter e la pietra filosofale

Cari lettori, per il classico del mese di agosto ho pensato di leggere e recensire un romanzo famosissimo ma che non avevo mai letto, dato che non sono particolarmente amante del genere fantasy, un romanzo dal celeberrimo titolo "Harry Potter e la pietra filosofale", scritto da J. K. Rowling ed edito da Salani.

Non so quanto abbia senso scrivere una recensione di questo libro, dato che la maggior parte di voi lo ha già letto, ma comunque farò come al solito, delinendo particolari aspetti della trama e formulando alcune opinioni personali.

La storia racconta gli antefatti e il primo anno scolastico di Harry nella scuola di Hogwarts: il nostro protagonista è un orfano che vive con degli zii terribili e un altrettanto perfido cugino, fino a quando, a 11 anni, scopre che i suoi genitori erano dei maghi, uccisi dallo spietato Voldermort, e che per questo è stato ammesso alla scuola di magia. 

Nonostante le opposizioni degli zii, Harry comincerà a frequentare la scuola di Hogwarts, le cui materie scolastiche comprenderanno "storia della magia"; "erbologia"; "Pozioni"... 

Qui Harry conoscerà Ron, che diventerà il suo miglior amico, ed Hermione, una ragazzina un po' saccente che però non si tirerà mai indietro nell'aiutarlo. Perchè Harry ha scoperto che qualcuno vuole rubare la preziosissima pietra filosofale, custodita nella scuola, qualcuno che potrebbe avere dei legami molto stretti con Voldemort, l'assassino dei suoi genitori, che ha perso i suoi poteri proprio il giorno dell'uccisione dei suoi, grazie a un inaspettato potere di Harry. Proprio per questo il nostro protagonista è disposto a tutto pur di fermare i diabolici piani di colui che vuole appropriarsi della pietra, anche a costo di mettere a repentaglio la propria vita e la propria permanenza nella scuola.

Ci sarebbero poi molti altri aspetti da mettere in luce sull'incredibile mondo creato dalla Rowling, dove tutto è spiegato e regolamentato molto chiaramente, come la suddivisione degli allievi nelle casette, i tornei sportivi a cavallo delle scope, la descrizione degli ambienti della scuola e delle diverse prove compiute da Harry e dai suoi amici durante la loro missione, ma per questo vi invito a leggere la storia, nel caso non lo abbiate fatto.

Pur continuando a essere una lettrice non amante del fantasy, questo romanzo non mi è dispiaciuto, anzi, ho apprezzato molto lo stile semplice e chiaro dell'autrice e ho ammirato la sua fervidissima fantasia, che ha saputo destreggiare con molto ordine e precisione. Molto belli anche i numerosi riferimenti presenti nel testo: tra tutti ho apprezzato la modalità attraverso la quale Harry riesce a salvarsi dal nemico.

Un romanzo piacevole, che incuriosisce il lettore e lo spinge a proseguire la lettura.

mercoledì 27 luglio 2016

Luglio: Il giovane Holden

Cari lettori, la recensione del classico del mese di luglio è dedicata al romanzo "Il giovane Holden" di J. D. Salinger, edito da Einaudi. Era da un bel po' che avevo voglia di leggere questo libro, che ha incominciato a incuriosirmi guardando le puntate di "Per un pugno di libri" e sul quale, devo ammettere,avevo delle aspettative molto alte che però alla fine non sono state del tutto soddisfatte.

Protagonista della storia è proprio Holden, un ragazzo che decide di raccontare quello che gli è successo dopo essere stato cacciato dall'ennesima scuola privata, a causa del suo scarso rendimento. Il giovane, dopo aver litigato con un suo compagno di stanza a proposito di una ragazza, decide di lasciare qualche giorno in anticipo la scuola e di vagabondare per New York prima di presentarsi dai suoi genitori nel giorno convenuto.

In questo breve lasso di tempo Holden soggiorna in uno squallido hotel, nel quale viene ingannato da una prostituta e dal suo socio; passa la serata in giro per locali; incontra una sua vecchia amica alla quale confida il suo malessere verso una società che non comprende e, tra un discorso e l'altro, finirà per litigare con lei e a risponderle male. 

Dopo aver constatato che nemmeno un suo amico capisce la sua insoddisfazione, Holden si reca di nascosto a casa dei suoi per incontrare la sorellina Phoebe, l'unica dalla quale si sente compreso. Il giorno seguente (dopo aver passato una notte movimentata, a causa dello strano comportamento di un suo professore che aveva deciso di ospitarlo)  incontrerà nuovamente la sorellina, alla quale confiderà il suo desiderio di andarsene, ma la ragazzina sarà l'unica a farlo ragionare e a fargli capire  quello che è giusto per lui.

Come già anticipatovi nell'introduzione questo romanzo non mi ha soddisfatto molto: pensavo fosse più vivace sia dal punto di vista stilistico sia per quanto riguarda la trama. 

All'inizio ho fatto fatica a comprendere il personaggio di Holden, però poi, proseguendo con la lettura, ho colto in esso sfumature interessanti. Holden infatti rappresenta il classico adolescente in bilico tra l'età infantile e quella adulta che, in quelle giornate passato da solo, si appresta a conoscere il mondo vivendo una libertà che può essere positiva ma anche negativa. La sua crisi, dettata dalla sfera degli adulti e dell'ipocrisia della società, lo segna talmente tanto da fargli desiderare di scappare lontano e di vivere come un finto sordomuto, per non dover più interagire con gli altri esseri umani. Per questo egli concepisce i bambini, tra cui la sua sorellina, come degli innocenti, che ancora non si rendono conto di tutto questo e che andrebbero in un certo senso salvati, da una sorta di "acchiappatore di segale".  Proprio per questo nonostante appaia un personaggio indifferente, Holden in realtà dimostra di essere una persona molto sensibile.

Azzeccata la scelta della "non copertina", che sembra testimoniare la solitudine e il senso di estraneità del protagonista. Troppo affrettato il finale e a tratti messaggi eccessivamente negativi, almeno secondo il mio parere. Insomma, un romanzo che non mi sento di sconsigliare, perchè sono molteplici i temi affrontati e anche di un certo spessore, però d'altra parte non posso negare il fatto che non mi abbia coinvolta come pensavo e che in esso abbia rinvenuto diversi punti un po' lenti e noiosi.

Voi cosa ne pensate? Avete letto il romanzo o avete intenzione di farlo?

lunedì 20 giugno 2016

Giugno: Il ballo di Irene Nemirovsky

Cari lettori, per questo mese ho deciso di leggere e recensire un classico della letteratura francese, un romanzo breve di un'autrice della quale ho sentito spesso parlare ma di cui non avevo mai letto nulla, "Il ballo" di Irene Nemirovsky.

La trama è molto semplice, lo stesso discorso invece non vale per i molteplici temi affrontati e per le diverse sfaccettature dei personaggi. Tutto si svolge attorno a questo "ballo", che viene organizzato dalla famiglia Kampf, composta da marito, moglie e figlia preadolescente.

Siamo nel 1928, durante i celebri "anni ruggenti", precedenti alla crisi del '29, e i Kampf rappresentano la classica famiglia arricchita attraverso astute e non del tutto lecite manovre finanziarie. Per la signora questo rappresenta il coronamento di un sogno e, proprio per simboleggiare il loro ingresso nell'alta società e poter stringere rapporti (di favore, di certo non di amicizia) con le altre famiglie ricche, decide di organizzare questa serata danzante, invitando il maggior numero di persone, compresa la signorina Isabella, parente della famiglia, chiamata con il solo scopo di poter assistere (e rodersi) dei loro successi, magari riferendo poi il tutto agli altri loro parenti.

Ma l'evento prenderà una piega inaspettata quando la signora Kampf proibirà alla figlia quattordicenne Antoinette di partecipare al ballo, decidendo inoltre di privarla della sua camera e di relegarla in uno sgabuzzino. La ragazzina, allora, in un moto di rabbia (non solo verso i genitori ma anche per aver scoperto la tresca amorosa della sua dama di compagnia) scaglierà tutti gli inviti, che doveva recapitare lei stessa, nella Senna, tranne quello della signorina Isabelle, che perciò diventerà la sola a essere stata informata del ballo...

Ora però non aggiungerò altro: se volete sapere quello che (non) accadrà, quali saranno le conseguenze e se la ragazzina verrà smascherata, leggete questa breve storia, che è stata capace di affrontare, in poche pagine, una miriade di argomenti, come l'avanzata dei nuovi ricchi e il loro gusto un po' kitsch; l'ipocrisia dei rapporti e delle convenzioni sociali; il desiderio di rivalsa e la voglia di provocare invidia da parte di persone in perenne competizione sociale; il complesso rapporto madre/figlia. 

L'ipocrisia tra i vari personaggi viene esplicitata anche attraverso l'uso di dialoghi acuti, pungenti e velati da una sottile ironia, attraverso i quali il lettore capisce che il pensiero dei personaggi corrisponde all'esatto contrario di quello che dicono, basti notare le parole di cortesia che la signora Kampft rivolge a Isabelle per intrattenerla e quelle di conforto che quest'ultima rivolge alla signora per consolarla della distastrosa serata. Per non parlare del dialogo finale tra madre e figlia, nel quale la madre si lascia consolare da Antoniette e la stessa figlia, autrice del misfatto, consola la madre.

Nota di merito anche per la complessa psicologia dei personaggi, soprattutto per quanto riguarda la signora Kampft e Antoniette. Ognuna di essa è sia vittima sia carnefice: la signora prima vieta alla figlia la partecipazione al ballo e poi si ritrova con una serata rovinata; al contrario Antoninette all'inizio si vede già reclusa in uno sgabuzzino mentre tutti si divertono e poi assiste alla "tragedia" della madre, senza lasciar trapelare alcun senso di colpa. In pratica, alla fine, i due personaggi che fin dall'inizio appaiono in contrasto sembrano essere più simili che mai! 

A questo punto, quindi, non mi resta che lodare l'autrice per la capacità di aver confezionato una storia breve ma così ricca di spunti, che si rifanno a un'epoca ormai passata ma non per questo poco attuali.

mercoledì 25 maggio 2016

Maggio: Lessico familiare

Cari lettori, questo mese ho deciso di leggere e recensire l'opera più famosa della scrittrice Natalia Ginzburg: "Lessico Familiare". E' la prima opera che leggo di quest'autrice: era da un bel po' che avevo voglia di iniziare questo romanzo e la spinta giusta è arrivata non solo dalla mia rubrica di classici, ma anche da Angela del blog "Chicchi di pensieri", della quale qualche mese fa ho apprezzato la sua entusiastica recensione.

In questo romanzo l'autrice racconta la storia della propria famiglia, senza censure nè abbellimenti. Facciamo così la conoscenza del padre, un uomo di scienza, professore universitario e grande amante della montagna: una persona dal carattere un po' burbero, in netto contrasto con la moglie, che invece preferisce passare il suo tempo con le amiche e andare al cinematografo e che sentirà molto la solitudine quando i suoi figli, progressivamente, abbandoneranno il nido familiare.

La scrittrice si sofferma a descrivere anche la vita dei suoi numerosi fratelli: Gino, il più simile al padre, che andrà a lavorare nella famosa fabbrica degli Olivetti; Paola, molto legata alla madre e al fratello Mario, la cui vita si legherà anch'essa con quella dei famosi industriali dei Ivrea; Mario il quale, durante il periodo del fascismo, sarà costretto a lasciare di soppiatto l'Italia, e Alberto, un ragazzo ribelle, in perenne conflitto con Mario e con il padre ma che, alla fine, sorprenderà tutta la famiglia per la sua scelta di vita. Natalia è la figlia minore, una persona silenziosa e un po' schiva, che osserva tutte le dinamiche familiari con estrema attenzione e senso critico.

Alle vicende della famiglia, inevitabilmente, si legano gli eventi storici, a partire dall'avvento del fascismo. Leggendo il romanzo si apprende che è stata proprio la famiglia di Natalia a nascondere il comunista Turati perseguitato dai fascisti e che il padre sarà incarcerato assieme a Gino perchè ritenuto complice della fuga di Mario. Ma anche Alberto poi subirà lo stesso trattamento perchè sospettato di essere antifascista. In seguito la scrittrice narrerà gli orrori della guerra e dei bombardamenti e il continuo peregrinare per l'Italia, nella quale subirà periodi di confino con il marito Leone Ginzburg. Nell'opera sono presenti anche riferimenti a personaggi di spicco della cultura letteraria ed editoriale dell'epoca, come Giulio Einaudi e Cesare Pavese.

Il tutto viene narrato con uno stile semplice, fluido, senza fronzoli, basato su una sottile ironia e sull'estrema sincerità dei fatti raccontati, che non seguono una scansione tematica, ma sembrano nascere spontaneamente in base ai ricordi dell'autrice. L'unico aspetto che mi ha lasciato un po' perplessa è stata la poca importanza che la Ginzbrug ha riservato alla descrizione del rapporto con suo marito, nella quale non traspare il minimo segno d'amore e di romanticismo, che mi ha fatto pensare o a una sorta di pudore dell'autrice o un rapporto non ben consolidato.

Mi preme inoltre sottolineare l'estrema originalità del filo conduttore di tutta la storia, ovvero le parole e il loro potere: il titolo del romanzo si riferisce infatti a quei termini e a quelle espressioni che l'autrice riconosce peculiari della propria famiglia, tanto da riuscire a delineare una sorta di "vocabolario", comprensibile solo dai suoi componenti. A questo proposito vi trascrivo un passo tratto dal libro che, a mio parere, può condensare quanto scritto:

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. [...]. Una di quelle frasi o parole, ci farebbe riconoscere l'uno con l'altro noi fratelli, nel buio d'una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici degli egiziani o degli assito-babilonesi, la testimonianza d'un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corriosione del tempo.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a uno dei temi più affascinanti, secondo il mio parere, della letteratura: il ruolo delle parole e la loro forza eternatrice, capace di far sopravvivvere, secondo l'autrice, anche il nucleo essenzionale di una famiglia, che con il tempo si è disgregata per formarne delle nuove. 

Mi sento di consigliare molto la lettura di quest'opera, che ho apprezzato per le sue molteplici sfaccettature, come il suo essere viva testimonianza della vita della scrittrice (che ho potuto così conoscere anche dal punto di vista biografico) ma anche per i numerosi riferimenti storici e culturali presenti nel testo, oltre che per il filo conduttore dell'intero romanzo e lo stile semplice ma accattivante.

mercoledì 27 aprile 2016

Aprile: Il barone rampante

Cari lettori, oggi per la mia rubrica mensile vi parlerò de "Il barone rampante" di Italo Calvino. 
Questo romanzo fa parte della trilogia "I nostri antenati", che comprende anche "Il visconte dimezzato" e "Il cavaliere inesistente".

In realtà avevo già letto questa storia molti anni fa, quando ero bambina, ma dato che me la ricordavo vagamente ho deciso di rileggerla, dato anche il mio interesse crescente per le opere di questo scrittore.

La storia è ambientata in un paesino immaginario della Liguria, Ombrosa, alla fine del Settecento, e protagonista è Cosimo Piovasco di Rondò, che un giorno, dopo essersi rifiutato di mangiare delle lumache, decide di salire su un albero e di non scendere mai più.

Ovviamente questo gesto scuote tutta la sua famiglia: dal padre, un nobile dalla mentalità conservatrice, alla madre che, figlia di un generale di guerra, non può fare a meno di seguire con un cannocchiale tutti gli spostamenti del figlio da un albero all'altro. Completano il quadro familiare la sorella Battista, alla quale inizialmente era stato imposto un futuro da suora; il fratello minore Biagio, narratore della vicenda; il Cavalier Avvocato Enea Silvio, zio di Cosimo e l'abate Flauchelafleur, il precettore. 

Ma Cosimo è irremovibile e, giorno dopo giorno, imparerà a vivere sugli alberi senza farsi mancare nulla e, in compagnia del bassotto Ottimo Massimo, vivrà una serie di avventure, come quella che lo vedrà coinvolto con il brigante Gian dei Brughi oppure quella con i pirati, che avrà un tragico epilogo.

Il nostro protagonista vivrà anche avventure di stampo amoroso a partire con la vicina di casa Violante, per approdare sugli alberi spagnoli in compagnia Ursula, che si rifiuterà di seguire quando lei gli chiederà di scendere dai rami e di toccare il suolo. 

Nel frattempo la fama di Cosimo si diffonderà di paese in paese e colui che prima veniva guardato con sospetto perchè "diverso" alla fine si conquisterà una fama di tutto rispetto, che culminerà con il fatidico incontro con Napoleone. Ma anche durante la sua vecchiaia, Cosimo verrà sostenuto dalla popolazione, fino a quando...

Ovviamente niente spoiler, per questa storia che ha il sapore di una fiaba ma anche molto di più. Sono numerosi infatti i significati che si possono cogliere ben dissimulati nel testo come, per esempio, il concetto di anticonformismo e dell'accettazione del diverso, ma anche la capacità di mantenersi, con il tempo, coerenti con se stessi. 

Credo, inoltre, che il distacco di Cosimo possa essere letto non solo in chiave "materiale", ma anche "mentale": la fine del Settecento è infatti un momento chiave, che segna il passaggio verso l'epoca e il pensiero moderno. Cosimo mostra molto interesse verso i libri e la cultura illuminista, mentre invece la sua famiglia è ancora ancorata verso la mentalità tipica dell'ancien regime, quindi la scelta del nostro protagonista può essere concepita anche come un modo per allontanarsi da mentalità verso le quali non si riconosce.
Non è detto però che il "moderno" sia del tutto positivo, e a questo proposito emblematico sarà il suo incontro con Napoleone.  

Insomma, un romanzo che sembra una semplice storia per bambini, ma che racchiude in sè molti significati e credo che il bello di questa lettura stia anche nel cercare tutti i messaggi nascosti dall'autore. Lo stile semplice, scorrevole e la sottile ironia sono altri ingredienti che conferiscono alla storia elementi in più per poter essere maggiormente apprezzata, provare per credere ;-)

Al prossimo mese e al prossimo classico! 

P.s. L'edizione della foto, che è quella che ho letto, è correddata anche da bellissime illustrazioni! 
 
 
DELLO STESSO AUTORE:
 

mercoledì 30 marzo 2016

Marzo: Una storia semplice

Buon pomeriggio, cari lettori: per la mia rubrica mensile ho deciso di leggere e oggi recensirvi un romanzo scritto da un autore del quale non avevo mai letto nulla, Leonardo Sciascia. E, come primo romanzo, ho scelto "Una storia semplice". 

E' un libro molto breve, che si può leggere anche tutto d'un fiato, ma non fatevi ingannare dal titolo: la vicenda narrata è tutto tranne che "semplice". Tutto ruota attorno al delitto di un ex diplomatico, Giorgio Rocella, che la sera di S. Giuseppe, telefona alla polizia per segnalare un qualcosa di strano trovato nella propria abitazione, rimasta chiusa per tanti anni. Più avanti infatti si verrà a sapere che l'uomo era ritornato in quella casa disabitata solo per cercare alcune vecchie lettere scritte da Pirandello e Garibaldi. Il commissario però dissuade il brigadiere dall'andare a controllare e lo convince a rimandare la visita al giorno successivo, pensando che il tutto si tratti di uno scherzo. L'indomani, però, Giorgio Rocella viene trovato morto e la scena del delitto sembra presagire un suicidio.

Il brigadiere, nonostante questo, comincia ad indagare, coinvolgendo nelle sue indagini la moglie e il figlio della vittima; un suo amico professore (Franzò); il religioso Padre Cricco, che pare si occupasse di mantenere in ordine la tenuta. Il brigadiere, grazie al professore, scoprirà che la vittima poco prima di morire gli aveva riferito di aver trovato in casa un quadro, che era stato rubato alcuni anni prima. L'ipotesi del suicidio crollerà così del tutto.

Con questa nuova consapevolezza, il brigadiere legherà questa vicenda a un altro strano accadimento, capitato nei medesimi giorni: un uomo, proprietario di una Volvo, era entrato in una stazione perchè i passeggeri di un treno fermo gli avevano chiesto di andare a controllare se c'era stato un guasto ed egli aveva notato alcuni uomini avvolgere un oggetto in un tappeto, il quale poteva essere un quadro.

Grazie a questa nuova pista, a un intuito ben sviluppato e a una straordinaria prontezza di riflessi nel momento del pericolo, il brigadiere riuscirà a trovare il bandolo della matassa e a individuare l'assassino, un assassino che complicherà la situazione data la sua posizione sociale e il potere che ricopre all'interno del sistema del paese. Per non parlare della fine, quando il proprietario della Volvo riconoscerà tra i sospetti un'altra persona implicata nell'affare, ma preferirà starsene zitto per preservare la propria incolumità. 

Sperando di non avervi raccontato troppo, mi piacerebbe invitarvi alla lettura di questo breve romanzo dallo stile scorrevolissimo che, oltre al mistero del delitto, racchiude molti spunti di riflessione, come il delicato confine tra bene e male; la moralità delle istituzioni; la corruzione del potere; l'indifferenza nel denunciare crimini. Tematiche, ahimè, ancora molto attuali.

P.S. una piccola curiosità: il quadro che viene menzionato nella storia è "La natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" del Caravaggio, che venne realmente rubato nel 1969 e mai più recuperato. Vi lascio una foto di quest'opera tratta da Wikipedia:



venerdì 19 febbraio 2016

Febbraio: La nuvola di smog & La formica argentina

Ho deciso di dedicare questo mese a Italo Calvino, un autore che ha sempre riscontrato la mia più grande ammirazione. 
Data anche l'attualità dell'argomento, ho deciso di leggere e recensire "La nuvola di smog": questo breve romanzo è stato pubblicato nel 1958 e fa parte del filone dei romanzi nei quali Calvino analizza con realismo la realtà che lo circonda, con lo scopo di denuciare vizi e difetti dell'Italia del "boom economico".

Il protagonista di questa storia è un uomo che non viene identificato e che a un certo punto della sua vita si trasferisce in una ancor meno identificata città industriale, con lo scopo di lavorare come redattore per la rivista "La Purificazione". Ed è proprio in questo nuovo ambiente che il nostro personaggio comincia a fare i conti con una gigantesca nuvola di smog che troneggia in cielo, ma anche con la polvere che si insinua ovunque (anche tra le zampe di un gatto) e con una sporcizia sempre più dilagante in ogni luogo. Egli osserva e analizza tutto quello che lo circonda con oggettività e con chiarezza, senza filtri o idealizzazioni e non si cura di nascondere tutto il suo disagio da intellettuale di fronte a una situazione che rappresenta simbolicamente anche un degrado morale, e non solo ambientale. 

Diverso è invece l'atteggiamento degli altri personaggi con i quali l'uomo si trova a dover interagire nel corso della storia: il suo capo Cordè, per esempio, mostra un atteggiamento ambiguo, perchè da una parte sembra voler combattere l'inquinamento (non a caso il titolo della sua rivista porta in questa direzione), dall'altra invece si pone come rappresentante di un gruppo di industriali, ovvero dalla parte di coloro che l'inquinamento lo provocano con le loro fabbriche; il collega Avandero d'altra parte concepisce lo smog come il pretesto per poter fuggire dalla città il finesettimana e poter trascorrere così dei periodi di relax in montagna. In più egli non perde occasione per tenere sempre pulita dalla polvere la propria scrivania ai danni di quella del nostro protagonista, che viene invasa dai suoi documenti. 
Altri personaggi di spicco sono la signora Margariti, padrona di casa del protagonista, che cerca di costruire uno spazio non ancora invaso dalla polvere e dalla sporcizia pulendo continuamente le stanze non affittate, ma lasciando insudiciare quelle in cui vive, come se non potesse scindere la vita con l'invasione della polvere; c'è poi Claudia, la fidanzata del nostro personaggio, la quale vive in un mondo tutto suo e l'inquinamento proprio non lo vede: il suo fidanzato ne è consapevole, e accetta questo suo atteggiamento come per preservarla dalla dura realtà tanto che, quando in un momento di intimità si spoglia, egli prova l'istinto irrefrenabile di accarezzarle il seno non per amore ma per levarle qualche minuscolo granello di polvere che potrebbe contaminarla. 
Infine, altro personaggi emblematico è Omar Basaluzzi, un sindacalista che usa il problema dello smog solo come incentivo per promulgare la lotta di classe.

L'unico che quindi concepisce la realtà per quello che appare è solo il nostro protagonista, che all'inizio la subisce, ma poi, per cercare di sopravvivere, va alla ricerca dei panni bianchi e puliti stesi dalle lavandaie in campagna per poter fissare nella sua mente immagini totalmente opposte di quelle che vede in città.

Come tutti i romanzi di Calvino, non posso che esprimere un giudizio positivo: le sue storie, all'apparenza semplici sia per quanto riguarda la trama sia per l'aspetto stilistico, offrono sempre molti spunti di riflessione e ci fanno comprendere come la realtà dei fatti nasconda sempre dei risvolti più nascosti (in questo caso, come l'inquinamento rappresenti non solo una degenarazione ambientale, ma anche morale ed etica dell'umanità). 

Affine a questa storia è "La formica argentina", un racconto più breve che è stato inserito nella stessa edizione. Qui il nemico non è lo smog, ma proviene direttamente dalla natura: i due protagonisti si ritrovano infatti la casa (situata nella riviera di Ponente) invasa da milioni di formiche, senza poter fare qualcosa per contrastarle. Anche in questo caso i personaggi che incontreranno adotteranno un modo tutto loro per sconfiggerle (i vicini Reginaudo con gli insetticidi; l'inventore capitano Brauni con delle trappole molto complesse; il signor Baudino, capo dell'ente per la lotta contro la formica argentina con della melassa; la signora Mauro con l'indifferenza e il buio della casa)ma, alla fine, unico sollievo sarà quello di andare sulla spiaggia vicino al molo, luogo nel quale le formiche non ci sono. Ancora una volta l'autore sottolinea il disagio dell'uomo di fronte al mondo che lo circonda.

Cosa ne pensate voi invece di Calvino? Vi piacciono i suoi romanzi? Ne avete uno in particolare che vi ha entusiasmato? Se volete, scrivetelo pure nei commenti, nel frattempo vi do appuntamento al prossimo mese e al prossimo classico!

sabato 16 gennaio 2016

Gennaio: Uno nessuno e centomila

Un saluto a tutti, oggi ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, interamente dedicata alla recensione di alcuni classici della letteratura. Per la precisione ne pubblicherò una ogni mese dell'anno. E, per quanto riguarda gennaio, ho deciso di optare per "Uno nessuno e centomila" di Luigi Pirandello, un'opera che ho sempre studiato nel corso dei miei studi (liceali e universitari) ma che non avevo mai avuto l'occasione di leggere integralmente.

La storia ha per protagonista un giovane di 28 anni, Vitangelo Moscarda, sposato con Dida ed erede della banca paterna, da lui affidata agli amici Firbo e Quintorzo, data la sua scarsa propensione al lavoro. 


La vicenda ha inizio quando la moglie gli fa notare che il suo naso pende verso destra, che ha le sopracciglia ad accento circonflesso e che l'attaccatura delle sue orecchie non è delle migliori. Da qui Vitangelo comincia a elaborare una serie di riflessioni, basate sul fatto che ogni persona costruisce un'immagine di noi stessi diversa da come siamo realmente, traendo quindi da una realtà sola centomila interpretazioni, anche se a nessuna di queste corrisponde la vera identità del soggetto in questione. Anche perchè l'uomo è un essere in continuo cambiamento e le idee delle persone tendono a cristallizzare il flusso vitale di ogni individuo.

Una volta acquisite queste constatazioni, Vitangelo decide di distruggere tutte le idee che gli altri si sono fatti di lui, come quella di essere considerato un usuraio per via della sua attività di banchiere. Anche l'immagine che la moglie si è costruita su di lui verrà eliminata dallo stesso protagonista, che alla fine del romanzo si ritroverà solo e confinato in un "ospizio di mendicità", in preda a una pazzia che però è anche, nello stesso tempo, una semplice accettazione di come stanno in realtà le cose.

Trovo che questo romanzo, nonostante sia stato pubblicato 1926, ponga al lettore degli interrogativi che possano interessare anche il lettore contemporaneo. Quasi tutte le persone, infatti, anche oggi, si pongono l'interrogativo di come sono concepite dagli altri, oppure su come evitare che le persone si facciano un'idea sbagliata sulla loro reale indole, non trovate? E non è nemmeno raro sentir pronunciare (nella realtà, in un libro o in un film) la fatidica frase: "tu non sai chi sono io", che secondo me basterebbe a condensare l'intero nucleo di tutta la storia.

Insomma, un romanzo che può parlare anche al lettore di oggi senza per questo sembrare obsoleto. Da leggere.