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lunedì 11 dicembre 2017

Dicembre: la bianca Rosa di Natale

Cari lettori, eccoci giunti all'ultimo post di questa rubrica mensile, che ci ha tenuto compagnia per tutti i dodici mesi del 2017. Per il prossimo anno ho già in mente una nuova serie di post, di argomento molto diverso, ma mi auguro ugualmente di vostro gradimento... al momento però non aggiungerò altro!



Il fiore di cui ci occuperemo questo mese è la bianca rosa di Natale, chiamata anche elleboro. E' un fiore originario del Caucaso e dell'Asia Minore e molto diffuso nei Balcani. La sua fioritura è molto lunga: inizia in inverno e si protrae fino a marzo. Di solito viene venduta in vasi e, per trapiantarla in giardino, conviene aspettare la primavera. I suoi fiori sono bianchi come la neve ed è perciò adatta per abbellire i vostri balconi!

Nell'antichità, si pensava che fosse una pianta curativa: in epoca romana, Plinio il Vecchio raccontò che il veggente Melampo avrebbe guarito le figlie del re di Tirinto, affette da pazzia, con una ciotola di latte di capra alimentate con l'elleboro. La moderna scienza, però, ha scoperto che questa pianta contiene sostanze tossiche sia per l'uomo sia per gli animali, perciò non viene più utilizzata a scopo curativo.

La bianca rosa di Natale viene associata a numerose leggende legate al Natale: una racconta di come un angelo abbia voluto far spuntare un cespuglio di queste vicino alla grotta di Gesù, affinchè una povera pastorella potesse raccoglierle e offrirle in dono al nascituro. La pastorella, infatti, dopo aver saputo dagli altri pastori che era nato Gesù, desiderava portargli un dono, ma non aveva nulla e se ne rattristò. E proprio dalle sue lacrime l'angelo fece nascere questi fiori. 

Molto interessante è anche il suo significato, che viene associato all'idea di liberazione e di rinascita: regalarlo a Natale vuol dire quindi augurare un nuovo inizio alla persona a cui si vuole bene.

E con questo chiudo questa rubrica, con l'augurio che sia stata di vostro gradimento e vi dò apputamento a quella nuova nel prossimo mese... vi aspetto!

Fonti:





mercoledì 29 novembre 2017

Novembre: il Ceratostigma

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile sui fiori e le curiosità/leggende a essi collegate. Questo mese vi parlerò di un fiore dal nome particolarissimo, e anche piuttosto complesso da pronunciare, il ceratostigma.



Questo fiore proviene dalla Cina e dall'Asia centrale e appartiene alla famiglia delle Plumbaginaceae. E' stato descritto per la prima volta nel 1830, dal botanico tedesco-russo Alexander Von Bunge, che portò in Europa il primo esemplare facendolo diventare uno dei fiori più diffusi nell'ottocento. Il nome Ceratostigma deriva dal greco e vuol dire "con stigma cornuto", in riferimento alla parte finale del suo pistillo.

E' un fiore molto resistente al freddo (può resistere fino a 15 gradi sotto lo zero!)  anche se preferisce le esposizioni soleggiate, è perenne ed è caratterizzato dal suo caratteristico colore blu. Cresce su qualsiasi tipo di terreni, anche in quelli rocciosi, purchè non siano presenti dei ristagni d'acqua. 

E' un fiore molto utilizzato nelle bordure, ma anche nei vasi da giardino. Le sue foglie possono colorarsi di un bel rosso vino. Generalmente, fiorisce a metà estate e fino in autunno inoltrato si possono ammirare i suoi bei fiori. In inverno la pianta va a riposo, per poi ritornare durante il periodo caldo.

Purtroppo, girovagando in rete, non ho trovato leggende collegate a questo fiore non molto conosciuto, però ho notato una curiosità: la sua essenza viene utilizzata per produrre uno dei fiori di Bach, rimedi naturali utili per vari malesseri. Esso, in particolare, dovrebbe essere utile alle persone che soffrono di una spiccata indecisione.

Fonti:






lunedì 16 ottobre 2017

Ottobre: la Sternbergia

Cari lettori, iniziamo la settimana con il ritorno della mia rubrica floreale, questo mese dedicata alla Sternbergia.




E' un fiore giallo, molto simile al croco, tanto che per questo motivo viene chiamata anche "Zafferano giallo" o "Zafferanastro giallo".

E' un tipo di pianta abbastanza raro, che fiorisce nella zona mediterranea e in Medioriente. In particolare, in Italia, è diffusa soprattutto nelle Murge, ma anche in Sardegna.

E' ritenuta da molti esperti come la miglior fioritura autunnale: questo fiore, infatti, si sviluppa, con le sue foglie verdissime e carnose, a partire dalla fine di settembre e fino all'inizio di novembre. Proprio per questo sopporta bene il freddo, anche se predilige le zone luminose, rischiarate dalla luce del sole. Tende a essere piantata in bulbi, che si preferisce interrare in primavera, attenzione però: i bulbi sono tossici e necessitano quindi di molta attenzione!

Il suo nome, così particolare, deriva dal suo scopritore, ovvero il Conte Moritz Sternberg, medico e botanico vissuto a Praga nel 1700. 

Molte volte questa specie viene assimilata al gruppo dei cosiddetti "crochi invernali": purtroppo, non ho rinvenuto leggende specifiche legate a questo fiore che, per la sua rarità, viene generalmente raggruppato all'interno della specie dei crochi. Se volete però leggere qualche storia su questi ultimi, vi rimando al mio articolo del mese di febbraio:http://langolodiariel.blogspot.it/2017/02/febbraio-il-croco.html

Fonti:






Foto tratta da "Scelte per te".

lunedì 18 settembre 2017

Settembre: l'Amaranto

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile floreale, questo mese dedicata all'amaranto, il cui nome significa "che non appassisce", dato che questo fiore fiorisce da maggio fino al mese di ottobre. 




E' diffuso nei paesi tropicali, in centro America e in Asia e, alcune specie, anche in Europa e in Nord America. La forma di questo fiore è molto particolare: è simile infatti a piume, code di volpe, pennacchi... I colori sono variabili: dal rosa, al giallo al bianco, fino al celebre "rosso amaranto". 

Nella mitologia greca si pensava che questo fiore servisse per ottenere la benevolenza degli Dei: a tal proposito i romani, riprendendo questa credenza, consideravano il fiore una sorta di amuleto. Ma anche le civiltà precolombiane degli Incas e degli Atzechi ritenevano sacro questo fiore, tanto che era conosciuto con il nome di "Grano degli Dei".

Nel 1700 veniva utilizzato per adornare le vesti, mentre negli anni '60 comciò a diffondersi la sua coltivazione, atta ad estrarne i suoi semi che sono tollerati anche da chi ha problemi con il glutine, oltre a essere ricchi di varie proprietà nutrizionali.

Nel linguaggio dei fiori simboleggia l'amicizia e la sacralità di questo valore. 

Fonti:




Foto tratta da:

martedì 29 agosto 2017

Agosto: la Zinnia

Cari lettori, anche se con un po' di ritardo, eccomi qui a parlare del fiore del mese di agosto, la Zinnia, che proviene dall'America e precisamente dal Texas, dal Colorado, dal Cile e dalla Cordigliera delle Ande. Il suo nome deriva dal cognome del botanico Johann Gottfried Zinn, che per primo la descrisse scientificamente quando giunse e si diffuse in Europa.


In natura ne esitono di varie specie e colori e viene scelta soprattutto per decorare aiule e bordure. Necessita di sole, ma è anche resistente alle intemperie. 

Nel linguaggio dei fiori simboleggia la semplicità,  perchè necessità di poche cure. A volte può essere regalata per esprimere il senso di mancanza verso la persona a cui la si dona.

Navigando in internet, purtroppo, non ho trovato storie mitologiche o leggende legate a questo fiore; in compenso, ho trovato una notizia davvero curiosa: la zinnia è stata il primo fiore a essere nato nello spazio, in una stazione orbitante della NASA. Per il suo sviluppo, a bordo, è stato costruita una sorta di serra artificiale con delle luci a led per imitare la luce del sole. In questo modo gli scienziati hanno potuto studiare la crescita e lo sviluppo del fiore in condizioni di microgravità, pensando a un futuro nel quale l'obiettivo sarebbe introdurre colture di pomodori e di patate. 

Insomma... un fiore dalla bellezza spaziale!


Link da cui ho tratto le informazioni:





Foto tratta da:


lunedì 10 luglio 2017

Luglio: la Pervinca

Buon inizio di settimana a tutti: oggi ritorna la mia rubrica mensile dedicata ai fiori, questo mese dedicata alla pervinca, detta anche vinca.



Il termine "vinca" deriverebbe dal verbo latino "vincire", che significa "legare": questo in riferimento o alla fitta presenza di radici o ai fusti sottili e flessibili della pianta. Il fiore cresce nelle regioni a clima temperato, come in Europa e in Asia.

Secondo alcune leggende, il fiore era ritenuto sacro dai Celti, i cui stregoni la usavano per preparare infusi e pozioni. 

Nel linguaggio dei fiori la vinca simboleggia l'amore duraturo e, nei tempi degli dei pagani, era consacrata a Venere: per questo, nel 1600, era tradizione far mangiare agli sposi una sua foglia: un rito che avrebbe dovuto assicurar loro un matrimonio felice e continuativo. A volte, sempre in Inghilterra, era tradizione metterne alcuni tralci sotto i materassi del letto nuziale.

Il fiore simboleggia anche l'amicizia duratura, soprattutto in Francia, mentre in Italia assume una valenza negativa: la vinca, infatti, secondo alcuni tradizioni popolari, è considerata il fiore della morte e in passato era usata per addobbare le tombe, soprattutto quelle dei bambini. In Germania, al contrario, simboleggia l'immortalità, mentre in Russia viene chiamata "la rondine dei fiori", perchè fiorisce in primavera. 

In generale, un'altra simbologia della vinca è quello del ricordo, sia con accezione positiva sia negativa.

Oggi il fiore si presenta di vari colori, come il blu, il rosa, il lilla, il fucsia, il bianco: ha dato il nome anche a una tonalità di blu, con il quale si è soliti indicare il colore degli occhi della Madonna.

Fonti:




lunedì 12 giugno 2017

Giugno: il Giglio

Cari lettori, per la mia rubrica dedicata ai fiori, questo mese è il turno del giglio, un fiore originario dai Balcani e diffuso nel Mediterraneo dai Fenici.





Fin nella Storia antica divenne simbolo di purezza e castità. Secondo un mito greco, il classico giglio bianco nacque da una goccia di latte caduta sulla Terra da Hera, mentre allattava Hercole, figlio di Zeus. Questa leggenda fu poi rielaborata in chiave cristiana: secondo la tradizione il giglio era nato nel punto in cui le lacrime e il sudore di Gesù avevano toccato la terra nei suoi ultimi momenti di vita. 


Durante il Cristianesimo il giglio continuò a conservare la sua simbologia, tanto che venne associato alla figura della Madonna, ma anche dei Santi Giuseppe, Luigi e Antonio, quest'ultimo protettore del matrimonio. In pittura il giglio bianco venne raffigurato molte volte nei quadri con il tema dell'Annunciazione, per simboleggiare la purezza di Maria, diventando così attributo anche dell'arcangelo Gabriele.

Oltre a essere simbolo della cristianità, il giglio lo divenne  anche per alcune grandi dinastie, come quella di Luigi VII di Francia, che lo assunse prima di partire per la crociata. Da questo momento si diffuse molto in quella nazione. 

Lo stemma del giglio si diffuse anche tra gli ordini religiosi e divenne il simbolo di Firenze, prima di colore bianco e poi rosso, per indicare la vittoria dei Guelfi sui Ghibellini.

Secondo alcune credenze popolari, però, il giglio simboleggerebbe anche la morte prematura, quindi assumerebbe in sè una sfumatura negativa.

In base al suo colore assume significati diversi: quello bianco, il più comune, indica la purezza; quello giallo nobiltà; quello rosa vanità; il giglio della valle simboleggia dolcezza; il giglio calla bellezza e il giglio tigre ricchezza e orgoglio, quindi... occhio a ciò che regalate!


Fonti:




Foto tratta da giardinaggio.org

mercoledì 10 maggio 2017

Maggio: Bocca di leone

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile floreale: questa volta vi parlerò della bocca di leone, un fiore la cui forma ricorda proprio le fattezze del celebre felino. Il suo nome deriva dal latino "Antirrhinum", che significa appunto "simile a un muso". E' un fiore dai colori più diversi: può infatti essere giallo, ma anche violetto e rosa. E' originario dell'Europa meridionale e del Nord Africa.




Ai tempi di Nerone dai suoi semi veniva estratto un olio che serviva per nutrire la pelle, mentre nel Medioevo era considerato il "fiore del capriccio": questo perchè all'epoca le ragazze erano solite ornarsi i capelli con questo fiore quando volevano rifiutare pubblicamente i loro corteggiatori. Proprio per questo, nel linguaggio dei fiori e delle piante, la bocca di leone rappresenta il disinteresse e la diffidenza.

Una leggenda racconta invece che, per placare Venere e Plutone dopo un'accesa discussione, la Madre Terra fece germogliare accanto a loro proprio delle bocche di leone, che riportarono l'armonia e la pace. Per questo motivo, il fiore simboleggia anche la serenità. 


Fonti: 




Immagine tratta da: 

mercoledì 19 aprile 2017

Aprile: il Lillà

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile dedicata ai fiori: questo mese vi parlerò del lillà, chiamato anche "syringa", che vuol dire "tubo", in riferimento alla forma dei suoi fiori, i quali possono essere di vari colori.




In particolare il lillà bianco simboleggia la purezza e l'innocenza infantile; il lillà viola l'innamoramento e quello rosa l'incontro tra gli innamorati. Secondo altre tradizioni, però, regalare un lillà viola significherebbe la rottura di un fidanzamento, mentre si è soliti regalare un lillà giallo a una persona sbadata.

Molte sono le proprietà di questo fiore, in passato per esempio era usato a scopo terapeutico: il decotto della corteccia veniva utilizzato per abbassare la febbre, mentre un infuso con le sue foglie serviva ad alleviare il mal di stomaco. L'olio, invece, era adoperato contro i dolori muscolari.

Secondo una leggenda, il popolo delle fate amava stare tra i fiori di lillà e dove pensavano vi fosse annidato il male ne piantavano alcune esemplari: la tradizione vuole infatti  che un'altra delle proprietà di questo fiore sia anche quella di scacciare la negatività e di riportare pace e serenità.

Un'ultima curiosità: dal suo legno si fabbricano le pipe, tanto che in certi paesi è conosciuto con il nome di "pipa azzurra".


Fonti:




Immagina tratta dall'ultimo sito citato.

domenica 12 marzo 2017

Marzo: la Viola

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile dedicata ai fiori e alle loro leggende. Questo mese parleremo di un fiore che ha già cominciato a diffondersi con i primissimi tepori di fine inverno, sto parlando della viola.



Secondo una leggenda, la ninfa Io, amata da Zeus, si recò un giorno presso un lago per poter appartarsi con lui. La moglie di Zeus (Era), conoscendo le scappatelle del marito, scese sulla Terra per coglierli di sorpresa. Zeus, però, riuscì tempestivamente a trasformare Io in una giovenca. 
Era, sospettando qualcosa, chiese a Zeus di donarle il cavallo, che affidò ad "Argo dai cento occhi". Durante la prigionia, Io non riusciva a mangiare il cibo dei cavalli, così Zeus fece crescere nel prato delle viole, come nutrimento per la sua amata. 
In seguito Zeus cercò di liberare Io con l'aiuto di Ermes, che decapitò "Ago dai cento occhi". Era, arrabbiatissima, punse Io con un tafano, la quale cominciò a correre passando per il mare (dalla quale prese il nome Ionio) e giungendo fino in Egitto, dove Zeus le ridiede il suo aspetto e nel quale governò con il nome di Iside. 

La viola viene nominata anche nel mito di Demetra, addolorata per aver perso la figlia Persefone, rapita dal dio degl'Inferi Ade. Dato che Demetra, per la rabbia, aveva provocato sulla terra una forte carestia (era la dea delle messi), Ade decise di ridarle la figlia a partire dalla primavera e Persefone, tornata dall'aldilà, trovò ad attenderla un campo ricco di viole.

Secondo un'altra leggenda di origine frigia, le viole nacquero dal sangue di Attis, che si era suicidato per non essere riuscito a sposare la figlia di re Mida. A Roma, il 22 marzo, era il giorno dedicato alla viola, durante il quale si svolgeva una processione proprio in onore del giovame innamorato.

Altre storie celebrano questo fiore come dotato di poteri divinatori: si dice che i Cavalieri della tavola rotonda fossero soliti consultarla per conoscere il loro destino. Ma la viola viene anche concepita come il fiore dell'amore e degli innamorati.

Oggi la viola viene usata in modi diversi: possiede infatti sia proprietà fitoterapiche (dermatologiche e antifiammatorie) sia culinarie, dato che viene utilizzata per confezionare dolci. 


Fonti:


lunedì 13 febbraio 2017

Febbraio: il Croco

Cari lettori, oggi ritorna la mia rubrica mensile dedicata ai fiori e alle loro leggende. Questo mese vi parlerò del croco, dal quale si ricava lo zafferano. Il suo nome deriva dal greco "kroke" e significa "filamento": questo, per alludere, ai suoi lunghi stimmi.




Il fiore viene citato sin da Omero che, nell'Iliade, descrive il letto nuziale di Zeus ed Era come ricoperto da moltissimi fiori, tra i quali anche il croco, che assunse così sin dall'antichità una valenza erotica. 

Ma esso viene nominato anche in opere di carattere scientifico, come quella del botanico e farmacista Discoride Pedanio e dell'umanista cinquecentesco Pietro Andrea Mattioli; anche se fu il botanico Joseph Pitton de Tournefor, vissuto tra il 1600 e il 1700, il primo a darne una descrizione scientifica. 

Secondo le leggende Croco era un giovane innamorato della ninfa Smilax e venne trasformato in fiore dalla dea Venere o dal dio Ermes per gelosia. Ovidio, nelle Metamorfosi, racconta che anche la ninfa fu tramutata in fiore, la smilax aspera. Una seconda leggenda racconta che Croco morì giocando con Ermes e che dal suo sangue germogliò il fiore, mentre una terza dice che sbocciò quando Paride donò il pomo della discordia alla dea che riteneva più bella, dando poi origine alla celebre guerra di Troia.


Il fiore del Croco è legato  alla diffusione dello zafferano, da lui prodotto.

L'uso dello zafferano era molto in uso fin dall'antichità sia in campo medico, ma anche in quello cosmetico e religioso. In Oriente era usato pure come afrodisiaco. In Italia era conosciuto sin dall'epoca romana e veniva utilizzato anche in cucina, per guarnire la selvaggina e per preparare vini aromatici. Nel Medioevo era simbolo di ricchezza.

Fu con il dominio spagnolo dei Saraceni che il commercio dello zafferano divenne importantissimo in quella zona e ben presto la Spagna ottenne il monopolio della sua coltivazione: i bulbi di croco non potevano assolutamente essere esportati. Si racconta però che, durante il regno di Filippo II,  Padre Cantucci (o Santucci) riuscì a portarne alcuni in Italia, in Abruzzo, regione che sfuttò così il commercio dello zafferano.

Ma anche la famiglia degli Sforza lo amava molto e fu per caso che venne scoperto il celeberrimo "risotto alla milanese", secondo una leggenda del 1500, che racconta che lo zafferano venne usato anche per colorare le vetrate del Duomo.

La sua fama raggiunse l'Inghilterra, dove il sovrano Enrico II proibiva alle dame di usarlo come cosmetico per destinarlo alla cucina. 

Insomma, la sua storia è molto lunga e di certo continua anche nei nostri giorni: il suo bellissimo fiore è simbolo dell'imminente primavera ed è anche per questo molto amato.  Quello che nasce in questo periodo si chiama crocus vernus, detto anche zafferanno selvatico, mentre a ottobre cresce il crocus sativus, dal quale si ricava il vero e proprio zafferano.

Siti dai quali ho tratto le informazioni:




Foto tratte da:  


lunedì 16 gennaio 2017

Gennaio: il Calicanto

Cari lettori, con il post di oggi voglio inaugurare una nuova rubrica del blog, a cadenza mensile, che ci terrà compagnia per tutto il 2017. Trattasi di "Fiori e leggende", cioè una serie di post che verranno pubblicati all'incirca verso la metà del mese e che avranno come oggetto un fiore e le sue relative curiosità e leggende. 

L'idea mi è venuta sfogliando l'almanacco di Barbanera, al quale ho dedicato un post qualche giorno fa che, mese per mese, nomina un "fiore del mese". Partendo da esso creerò un post mensile, alla ricerca sul web di notizie interessanti. Questo mese è dedicato al Calicanto, che potete vedere nella foto sottostante(tratta da giardinaggio.it):





Trattasi di un fiori di origine cinese, il cui nome significa "Fiore d'inverno" e che si diffuse in Europa soprattutto durante il periodo vittoriano. Infatti è uno dei rari fiori che sboccia e si sviluppa in questa stagione e che ci inebria con il suo intenso profumo. Generalmente i suoi fiori sono gialli o bianchi, con l'interno porpora. 

Attorno alla sua nascita ruotano varie leggende: la più famosa racconta di un pettirosso che, in una giornata particolarmente fredda, cercava riparo tra i rami e le rade foglie gialle degli alberi. Tutte le piante rifiutarono di dargli accoglienza, tranne quella del Calicanto, che per questo venne ricompensata da Dio, che gli mandò stelle luminose e gli offrì la possibilità di fiorire, nonostante la stagione. Proprio per questo la simbologia del fiore è legata al tema della protezione: regalare questo fiore indica la volontà di voler portare aiuto e sostegno.

Un'altra leggenda racconta invece di come una madre implorasse alle proprie piante di donargli un fiore in inverno, per poter curare il figlio malato, che si sarebbe salvato solo con un fiore. Tutti gli arbusti si rifiutarono per paura di morire, tranne il Calicanto, che non temette il gelo, pur di aiutare la signora e suo figlio, che riuscì perciò a guarire dalla sua malttia. 

Il fiore viene pure associato al racconto della nascita di Gesù, dicendo che fiorì il 25 dicembre per poter omaggiare la sua nascita, espandere il suo profumo nella grotta  e far sorridere il bambinello. Un'altra storia racconta di come furono le vesti di Gesù, appese un giorno ai suoi rami, ad avergli dato la possibilità di fiorire e profumare così intensamente.

Insomma, attorno a questo bel fiore dal profumo inconfondibile si nascondono molte storie: mi auguro che vi siano piaciute! Se ne conoscete altre scrivetele pure nei commenti, nel frattempo vi dò appuntamento alla metà di febbraio per scoprire il prossimo fiore!



Siti da cui ho tratto le informazioni: