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mercoledì 23 dicembre 2020

Dicembre: Adorazione dei Magi di Perugino

Cari lettori, eccoci giunti all'ultimo post di questa rubrica, che ci ha tenuto compagnia per tutto il 2020! Come ultimo articolo, dato il periodo, ho scelto un'opera "natalizia", ovvero il dipinto "Adorazione dei magi" del Perugino, oggi conservato nella Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia.

L'artista dipinse quest'opera negli anni '70 del 1400 e rappresenta la visita dei tre Re Magi a Gesù bambino, episodio narrato nel vangelo di Matteo. 

La capanna con la Sacra Famiglia si trova dipinta sulla destra del quadro, secondo la consuetudine dell'epoca: il più anziano dei tre Magi è inginocchiato, mentre gli altri due porgono in piedi i loro doni. Gesù è ritratto in braccio alla Madonna, dietro la quale veglia S. Giuseppe.

Alle loro spalle vi è un corteo di persone, ritratte in pose raffinate ed eleganti, le cui fisionomie ricordano quelle del Verrocchio, maestro del Perugino e, molto probabilmente, rappresentano personaggi nobiliari di spicco dell'epoca dell'artista. Secondo i critici, il personaggio a sinistra sarebbe un autoritratto del pittore.

Sullo sfondo, il paesaggio richiama invece la tecnica di Piero della Francesca e, molto probabilmente, è ispirato a una località della Val di Chiana, sul lago Trasimeno.

Dal punto di vista tecnico si può osservare un equilibrio tra le tonalità calde e quelle fredde. Secondo gli studiosi dell'arte l'opera rappresenterebbe un compromesso tra il vecchio e il nuovo: infatti, nonostante la sua impostazione ricordi l'arte tardogotica, d'altro canto, in essa traspaiono le novità apprese dall'artista dai pittori della sua epoca, come i già citati Verrocchio e Piero della Francesca.

Personalmente penso che quest'opera sia molto bella, soprattutto dopo aver avuto l'occasione di ammirarla dal vivo durante l'esposizione a Milano, a Palazzo Marino, nel Natale 2018. Avete avuto anche voi l'occasione di vederla oppure avete ammirato altre opere simili? Se vi va raccontatemelo nei commenti, nel frattempo vi saluto e colgo l'occasione per augurarvi un sereno Natale!

 


 

Fonti:

https://www.analisidellopera.it/adorazione-dei-magi-del-perugino/

https://it.wikipedia.org/wiki/Adorazione_dei_Magi_(Perugino_Perugia)

lunedì 23 novembre 2020

Novembre: I coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck

Cari lettori, il post di oggi è dedicato alla mia rubrica mensile dedicata all'arte. Per il mese di novembre ho scelto di parlarvi di una celebre opera fiamminga realizzata nel 1434, "I coniugi Arnolfini" di Jan Van Eych, oggi esposto alla Nation Gallery di Londra.

I due ricchi borghesi, che danno il nome al quadro, si trovano al centro del dipinto, nella loro camera da letto: si tengono per mano ma, mentre il marito (un mercante di Lucca trasferitosi nelle Fiandre per affari) pone l'altra mano di fronte a sè, come se stesse giurando o salutando, la moglie invece l'appoggia al ventre, a significare una possibile gravidanza. Entrambi indossano abiti raffinati e costosi. Al centro fa mostra di sè il loro cagnolino.

Il ritratto della loro camera matrimoniale è arricchito da numerosi oggetti: un particolare lampadario; gli zoccoli dei coniugi; una figura femminile alla testiera del letto; un prezioso tappeto ai piedi di quest'ultimo; una cassapanca con delle arance accanto alla finestra. Sul fondo della parete è presente uno specchio che riflette l'immagine dei due coniugi e quella di altri due personaggi, uno dei quali sarebbe l'artista stesso.

Secondo i critici d'arte, questi oggetti avrebbero rimandi simbolici: il lampadario e il cagnolino rappresenterebbero, per esempio, la fedeltà coniugale; mentre le arance sono un augurio di fertilità. Tutti gli altri oggetti preziosi rimanderebbero all'agiatezza economica della coppia. 

In generale, si tende a considerare quest'opera come un'allegoria del matrimonio, che all'epoca poteva essere celebrato in casa, oltre che della fertilità. 

Lo stile dell'artista è molto realistico, e ogni oggetto è ritratto con estrema precisione, fin nei minimi particolari: si può notare inoltre la predilezione dell'artista per i colori caldi. 

Trovo che quest'opera sia davvero affascinante, sia per la particolare attenzione nei dettagli sia per tutti i rimandi simbolici presenti: voi, invece, cosa ne pensate? Avete avuto l'occasione di ammirarla dal vivo? Io purtroppo no, anche se ammetto che mi piacerebbe... Se vi va, come sempre, raccontatemi le vostre opinioni, mentre per l'ultimo post di questa rubrica vi dò appuntamento al prossimo mese!

Fonti:

https://www.analisidellopera.it/jan-van-eyck-ritratto-dei-coniugi-arnolfini/

https://www.artesvelata.it/coniugi-arnolfini-jan-van-eyck/ 

https://www.arteworld.it/ritratto-dei-coniugi-arnolfini-jan-van-eyck-analisi/

sabato 24 ottobre 2020

Ottobre: Canestra di frutta di Caravaggio

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte. Il quadro che ho scelto questo mese è la celeberrima "Canestra di frutta" dipinta da Caravaggio, conservata nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano.


L'esecuzione di questo dipinto fu probabilmente commissionata all'artista dal Cardinale Federico Borromeo agli inizi del 1600, il quale la donò poi alla Pinacoteca Ambrosiana, da lui stesso istituita.

Al centro dell'opera si può notare una canestra di frutta realizzata in vimini, all'interno della quale sono contenuti frutti di vario tipo come grappoli d'uva bianca e nera, pere, una mela, fichi... Le foglie sono secche e bucate, mentre la parete intorno è intonacata, spoglia e monocromatica.

L'opera fa parte della produzione giovanile di Caravaggio, ma già in essa si può notare la predilezione dell'artista per il realismo, a partire dalla realizzazione delle foglie e della frutta stessa. Questo quadro rappresenta la prima testimonianza di una natura che non viene rappresentata nella sua totale perfezione: questo particolare interesse verso il naturalismo potrebbe essere derivatogli dalla pittura fiamminga e simboleggerebbe la caducità dell'esistenza umana.

Il cesto risulta appoggiato su un piccolo listello, ma la vera protagonista del quadro è la frutta, che viene ritratta in modo simmetrico, conferendo così alla scena una sorta di monumentalità.

Ammetto che, pur abitando in provincia di Milano e avendo visitato diversi luoghi culturali della zona, la Pinacoteca Ambrosiana mi manca, pur avendo avuto l'occasione di visitare la vicina Biblioteca. Voi invece avete avuto l'opportunità di ammirare quest'opera dal vivo? Se vi va raccontatemelo nei commenti, mentre per il prossimo post di questa rubrica vi dò appuntamento al mese di novembre!

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Canestra_di_frutta

https://www.analisidellopera.it/caravaggio-canestra-di-frutta/ 

https://www.arteworld.it/canestra-di-frutta-caravaggio-analisi/

lunedì 28 settembre 2020

Settembre: L'urlo di Munch

Cari lettori, iniziamo la settimana con il mio post mensile dedicato all'arte. Per il mese di settembre ho deciso di proporvi un'opera molto famosa e ricca di significati, ovvero "L'urlo" di Munch, realizzata nel 1893 e conservata nella Galleria Nazionale di Oslo, della quale l'artista ha realizzato più versioni (quattro).

La genesi di quest'opera viene raccontata dall'artista stesso nel suo diario, nel quale narra di come un giorno, camminando al tramonto in un parco con degli amici, per una stanchezza improvvisa, fu costretto ad appoggiarsi a una palizzata, e proprio in quel momento sentì sorgere in lui un urlo straziante. Questa sensazione fu poi rielaborata in questo dipinto e in quelli successivi.

Nell'opera è presente una persona, dal sesso indefinito che, con le mani attorno al volto, sta urlando. Ed è proprio il suo urlo il vero protagonista del dipinto, che rappresenterebbe l'incertezza del genere umano nella mentalità di fine Ottocento e ha lo scopo di trasmettere angoscia allo spettatore, facendo così considerare lo stesso artista un precursore dell'espressionismo.

Alla sinistra del quadro si scorgono due persone, le quali sembrerebbero voler prendere distanza da quella persona e simboleggerebbero la falsità dei rapporti umani. 

Sulla destra, il paesaggio è caratterizzato da uno specchio d'acqua e da un cielo al tramonto, ritratto con delle lingue di fuoco. Per questo, i colori predominanti del dipinto sono quelli caldi.

Dal punto di vista stilistico, Munch utilizzò soprattutto linee curve, con eccezione del parapetto e delle sagome delle due figure a lato, questo probabilmente per sottolinerare l'ancoramento di queste ultime alla realtà, a differenza del protagonista del dipinto, che si fa travolgere dalle sue emozioni.

La celebrità di questa serie di dipinti rese queste opere protagoniste di ben due furti, il primo nel 1994 e il secondo nel 2004, per fortuna risolti entrambi con il ritrovamento dei quadri.

E anche per questo mese è tutto: se vi va, scrivetemi i vostri pensieri su quest'opera e raccontatemi le vostre sensazioni, nel caso doveste avere avuto l'esperienza di vederla dal vivo. Nel frattempo vi dò appuntamento al prossimo mese con il nuovo post di questa rubrica!

 

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/L%27urlo 

https://www.arteworld.it/urlo-munch-analisi/ 

https://www.analisidellopera.it/edvard-munch-l-urlo/ 

mercoledì 12 agosto 2020

Agosto: La nascita di Venere di Botticelli

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte. Il quadro che ho scelto questo mese è un celebre dipinto di Sandro Botticelli, "La nascita di Venere", conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze (172, 5 x 278, 5 cm).

Secondo gli studiosi d'arte, l'opera (d'olio su tela) venne realizzata dopo il ritorno da Roma dell'artista, nel quale si era recato nel 1482 per affrescare la Cappella Sistina. 

Al centro del dipinto lo spettatore può ammirare Venere su una conchiglia, che sorge dalle acque. Attorno a lei la ninfa Ore le porge un manto rosa ricoperto di fiori, mentre dall'altra parte Zefiro, il vento dell'amore e della passione, abbraccia la ninfa Clori. La posa di Venere richiama quella delle statue classiche, mentre il viso sarebbe ispirato alle fattezze di Simonetta Vespucci, musa del Botticelli. Lo sfondo potrebbe invece essere ispirato al golfo dei Poeti. 

Nel ritrarre la scena, il pittore prese a modello vari testi letterari, come le Stanze di Angelo Poliziano, i testi dei poeti latini Lucrezio e Ovidio e del greco Esiodo. Il quadro riprende ed esprime l'ideologia neoplatonica, ricorrente nelle opere artistiche rinascimentali e, secondo tale filosofia, rappresenterebbe l'emblema di un amore puro, semplice e nello stesso tempo energia vitale, la quale viene espressa anche nelle forme armoniche della dea stessa. 

L'opera è davvero molto bella, anche da ammirare. Anni fa ho avuto l'occasione di visitare la galleria degli Uffizi e sono rimasta veramente colpita dall'ammirevole resa che dal vivo reca questo quadro. Se non l'avete mai visto vi consiglio di farlo, approfittando del fatto che, nella stessa sala, è presente anche un altro celeberrimo quadro dell'artista, "La primavera".

E anche per questo mese è tutto: appuntamento a settembre per scoprire quale sarà la prossima opera di cui vi parlerò!

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Nascita_di_Venere 

https://www.analisidellopera.it/sandro-botticelli-nascita-di-venere/ 

venerdì 17 luglio 2020

Luglio: La colazione dei canottieri di Renoir

Cari lettori, il post di oggi è dedicato alla mia rubrica mensile dedicata all'arte. Questo mese ho deciso di parlarvi di una delle mie opere preferite di Pierre-Auguste Renoir, "La colazione dei canottieri", conservata a Washington (Phillips Collection).

Il dipinto venne esposto per la prima volta nel 1923, il quale suscitò sin da subito l'ammirazione del collezionista Duncan Phillips, che non perse tempo ad acquistarlo e ad inserirlo nella sua collezione.

Il quadro rappresenta la veranda del ristorante dei Fournaise sull'isola di Chatou, frequentato dai canottieri parigini, che in quel posto si dedicavano al riposo e allo svago conviviale. Nella scena i canottieri e i loro amici hanno appena finito di mangiare (sul tavolo sono presenti resti di cibo) e stanno chiacchierano. In alto a sinistra si può notare uno scorcio della Senna e delle barche che solcano il celebre fiume parigino.

I personaggi ritratti nel dipinto erano amici di Renoir: in primo piano si può notare una ragazza che gioca con il suo cagnolino (la modella sarà la futura moglie di Renoir), la quale è osservata da un canottiere (il pittore Caillebotte). Un altro canottiere con la barba è appoggiato alla balaustra a sinistra (trattasi del figlio del proprietario del ristorante). Al tavolo sono inoltre presenti altri due amici (i modelli sono Angele, una delle più note modelle dell'artista, e un giornalista). 

Sullo sfondo si notano altri gruppi di persone. L'uomo rappresentato di schiena con il cappello è il barone Raoul Barbier, un ex ufficiale di cavalleria e la giovane con la quale conversa pare essere la figlia del proprietario del locale. Di fronte a Barbier è presente l'attrice Ellen Andrée, dipinta mentre beve. Sullo sfondo compaiono l'editore della Gazette des beaux-arts che chiacchiera con il poeta e critico Laforgue. La donna sullo sfondo a destra è l'attrice Jeanne Samary, la quale nel dipinto conversa con il Ministro degli Interni Lestringuez e l'artist Paul Lhote.

Renoir realizzò questo quadro con grandi pennellate che, secondo la tecnica impressionista, spingono l'osservatore a valutare l'insieme del dipinto, senza soffermarsi sui dettagli. Molto utilizzati sono i colori primari: da notare i cappelli gialli, il blu dei vestiti e il rosso degli accessori feminili. Da notare, inoltre, la presenza non solo di ritratti, ma anche di scorci paesaggistici e di natura morta.

Emblematica è anche l'inquadratura dell'opera, che risulta essere di tipo fotografico: i soggetti, infatti, non sono in posa, ma pare che vengano ritratti senza la loro consapevolezza, conferendo in questo modo un senso di spontaneità e naturalezza alla scena.

Ho sempre amato questo dipinto, sin da quando l'ho studiato a scuola: mi comunica allegria e solarità, e per questo ho deciso di proporvelo in uno dei mesi più caldi dell'anno per eccellenza. Purtroppo non ho mai avuto l'occasione di ammirarlo dal vero, ma già aver approfondito la sua conoscenza attraverso la scrittura di questo post mi ha soddisfatto! 

E voi, conoscete quest'opera? Avete avuto la fortuna di vederla o preferite altri generi di dipinti? Se vi va, raccontatemi la vostra opinione, nel frattempo vi dò appuntamento al prossimo mese con il nuovo post di questa rubrica!

Fonti:



giovedì 18 giugno 2020

Giugno: Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande - Jatte di Seurat

Cari lettori, oggi ritorna il mio appuntamento mensile con la mia rubrica del 2020 dedicata all'arte. L'opera di cui ho deciso di parlarvi questo mese s'intitola "Una domenica pomeriggio sull'isola della Grande Jatte", dipinta da George Seurat e oggi conservata a Chicago (The Art Istitute).

L'artista iniziò a realizzare quest'opera, dalle dimensioni davvero imponenti (207,8 x 308 cm), nel 1884, per poi esporla due anni dopo a una mostra impressionista. Il suo stile, però, è assai diverso da quello dei suoi colleghi, in quanto basato  sull'uso di puntini che, accostati tra loro, danno forma alla scena e che, allo spettatore che ammira l'opera da lontano, fa percepire l'immagine come se fosse unitaria. Proprio per questo, il suo modo di dipingere venne chiamato non solo neoimpressionista, ma anche puntinista.

Il quadro è ambientato in un parco parigino ed è costituito da diversi personaggi, che stanno trascorrendo una rilassante e rinfrescante domenica vicino al fiume:  per esempio, in primo piano c'è una coppia elegante, la cui donna regge un ombrellino e porta al guinzaglio una scimmietta; sulla sinistra una signora vestita in modo raffinato si sta dedicando alla pesca (alcuni critici, in questo gesto, vi hanno colto un riferimento alla prostituzione, concependo nella pesca una sorta di "fame di uomini"; altri invece un semplice segno dell'emancipazione femminile); in basso sono presenti invece tre figure (due maschili e una femminile); mentre sullo sfondo s'intravede una coppia di soldati.

Tutti questi personaggi non guardano direttamente lo spettatore, l'unica a farlo è la bambina con la veste bianca, che per l'artista rappresenta la purezza. Seurat, infatti, con questo dipinto vuole lasciar trapelare una sorta di critica verso la società alto borghese del tempo, da lui considerata di mentalità antiquata, priva di slanci e chiusa alle novità (da qui deriverebbe anche la rigidità strutturale nella resa pittorica di queste persone e la mancanza di una dimensione temporale della scena). Anche la scimmietta al guinzaglio rappresenterebbe un semplice capriccio di una società che ormai ha fatto il suo tempo e non può opporsi al radicale cambiamento che, progressivamente, sta investendo il tessuto sociculturale francese ed europeo.

Mi auguro che questa analisi vi abbia incuriosito, ho decido di mettere maggiormente in rilievo l'aspetto contenutistico rispetto a quello tecnico in quanto, a mio parere, maggiormente ricco di curisità: per quanto riguarda il mio gusto personale, adoro questa tecnica di pittura. Purtroppo non ho mai visto dal vero quest'opera, ma in passato ho visitato una mostra sul puntinismo al Palazzo Reale di Milano e la ricordo ancora come una delle mostre più belle che abbia mai visitato. Se vi va di raccontarmi le vostre opinioni, impressioni ed esperienze in merito, ovviamente non esitate a farlo nei commenti mentre, per il prossimo post di questa rubrica, vi dò appuntamento al prossimo mese!

Fonti:



giovedì 28 maggio 2020

Maggio: Notte stellata di Van Gogh

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte. Questo mese ho deciso di parlarvi di uno dei più celebri quadri di Vincent Van Gogh, "Notte stellata", che oggi è possibile ammirare al Museum of Metropolitan Art di New York (MoMA).




L'artista realizzò quest'opera nel 1889 (più precisamente il 19 giugno, secondo gli storici dell'arte), durante il periodo di permanenza nella residenza psichiatrice di Saint Remy de Provence. 

Egli dipinse il paesaggio che poteva vedere dalla finestra della sua camera, ma rielaborandolo in base ai propri sentimenti e alla propria interiorità. Lo spettatore si trova così di fronte a una scena notturna, il cui cielo è dominato dalla luce di una falce di luna (in alto a destra) e da quella delle stelle, attorno alle quali si agitano dei turbini. In basso, invece, è ritratto un paesaggio di campagna, composto da abitazioni con le finestre illuminate, una chiesetta dall'alto campanile e, a sinistra, un grosso cipresso. Sullo sfondo a destra si staglia un fitto bosco e, alle sue spalle, si ergono colline e montagne. 

Le pennellate dell'artista comunicano tutta la sua inquietudine, soprattutto quelle che delineano il cielo, i cui tratti, a vortice, sembrano creare una sorta di continuo turbinio. Il colore maggiormente utilizzato è il blu, il quale fa riflettere il giallo delle costellazioni e, nella parte bassa, della luce delle abitazioni. Queste ultime sono realizzate in modo sommario, senza un particolare studio geometrico e prospettico. Ciò è da ricondurre al fatto che all'artista premeva maggiormente focalizzare l'attenzione sul cielo che, sebbene sia molto gradevole dal punto di vista estetico, non risulta essere una rappresentazione sognante, ma una manifestazione della sua interiorità, dei suoi tormenti e delle sue fragilità.

Purtroppo non ho mai avuto l'occasione di ammirare quest'opera così bella, ma non nego che prima o poi mi piacerebbe farlo! Speriamo che, magari, possa giungere qui in Italia per qualche mostra! A voi piace? Avete avuto la possibilità di ammirarla dal vivo? Quando andavo a scuola c'era una linea di cancelleria che riproponeva questo dipinto, e ricordo di aver acquistato un raccoglitore ad anelli che usavo per lingua francese alle scuole medie! Se anche voi avete qualche aneddoto da condividere scrivetemelo pure nei commenti!

Fonti:

- Wikipedia

domenica 26 aprile 2020

Aprile: La Madonna di Foligno di Raffaello

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte. Questo mese ho deciso di parlarvi di un'opera del grande pittore Raffaello, del quale in questo mese ricorrono i cinquecento anni dalla morte, "La Madonna di Foligno", oggi conservata nella Pinacoteca Vaticana.

L'opera fu realizzata dall'artista tra il 1511 e il 1512, su commissione di Sigismondo de'Conti (segretario del pontefice Giulio II) il quale lo aveva destinato alla chiesa romana di Santa Maria in Ara Coeli. In seguito l'opera venne trasferita a Foligno (città del committente) e poi a Parigi, fino a quando entrò a far parte della Pinacoteca Vaticana per volere di Antonio Canova.

Il tema del dipinto è quello della sacra conversazione, per realizzare la quale Raffaello si ispirò al Leonardo de "L'adorazione dei magi" per la rappresentazione della Madonna e al Michelangelo del "Tondo Doni" per delineare i tratti del piccolo Gesù. Invece, per la realizzazione del disco solare alle loro spalle, si pensa che Raffaello si sia ispirato ad alcune descrizioni contenute in  alcuni testi, come "L'Apocalisse" di S. Giovanni o la "Legenda Aurea" di Jacopo da Varagine.

In basso a destra è dipinto S. Girolamo che intercede per lo stesso Sigismondo, raffigurato in ginocchio: si pensa che questi abbia voluto chiedere alla Madonna di essere risparmiato da un meteorite, che avrebbe dovuto passare proprio a Foligno. Il dipinto in questione sarebbe quindi un ex voto per lo scampato pericolo.

In basso a sinistra sono invece raffigurati S. Giovanni Battista e S. Francesco; mentre al centro un angelo sorregge una tabella, che avrebbe dovuto contenere un'iscrizione che probabilmente non fu eseguita a causa della morte del committente.

Sullo sfondo, il paesaggio ritratto si rifà alla grande tradizione paesaggistica veneta, segno che la sua tecnica si era diffusa fino a Roma.

E voi piacciono i dipinti di Raffaello? Avete visto quest'opera? Personalmente, in passato ho avuto l'occasione di visitare i Musei Vaticani, mentre qualche anno fa quest'opera è stata portata a Palazzo Marino (sede del comune di Milano) per la consueta esposizione gratuita del periodo natalizio. Se vi va, esprimete i vostri pareri nei commenti, nel frattempo vi dò appuntamento a maggio per il prossimo post di questa rubrica!

giovedì 12 marzo 2020

Marzo: Amor sacro e amor profano di Tiziano

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte: questa volta ho deciso di parlarvi del dipinto "Amor sacro e amor profano" di Tiziano, dipinto nel 1515 e ora conservato nella Galleria Borghese di Roma.


L'opera fu dipinta da Tiziano per il matrimonio fra il nobile veneziano Nicolò Aurelio e Laura Bagarotto. Dato l'evento nuziale, l'artista decise di parlare d'amore, rifacendosi ad alcune teorie del pensiero filosofico legato al neoplatonismo.

L'opera fu oggetto di numerose interpretazioni, tra le quali spicca quella del critico Panofky, che identificherebbe le due donne come le due Veneri: quella vestita e coronata di mirto sarebbe la Venere terrena; quella di destra, nuda con in mano un braciere, invece, rappresenterebbe la Venere celeste. Entrambe simboleggerebbero un amore positivo, mentre i rilievi sul sarcofago indicherebbero, al contrario, esempi di amore negativo (il cavallo, per esempio, rappresenta le passioni non domate). Cupido, invece, che nel dipinto è ritratto nell'atto di mescolare l'acqua della fontana, sarebbe il simbolo di una mediazione tra i due tipi di amore positivo. Quindi, secondo il critico, l'intera opera andrebbe letta come una lezione figurata sull'amore, una specie di galateo amoroso affinchè i due sposi possano vivere il loro amore come un modo per affinare la loro virtù.

Fa da sfondo un paesaggio bucolico: sulla sinistra si può ammirare una città all'alba, mentre a destra un villaggio al tramonto. Si pensa che l'artista si sia ispirato ai paesaggi veneti, in particolare alle zone di Vittorio Veneto. L'inserimento dello sfondo paesaggistico si rifà alla tradizione del pittore Giorgione (del quale il mese scorso avevamo visto "La Tempesta"), mentre è da notare come la fisionomia delle due Veneri si possa ritrovare in altre opere dello stesso artista.

Ammetto di essere stata a Roma un paio di volte, ma di non aver mai visitato la Galleria Borghese: voi, al contrario, avete avuto occasione di ammirare dal vivo questo dipinto? Appuntamento al prossimo mese con questa rubrica!

lunedì 17 febbraio 2020

Febbraio: La Tempesta di Giorgione

Cari lettori, ritorna oggi la mia rubrica mensile dedicata all'arte. Questo mese ho deciso di parlarvi di un quadro che è conservato a Venezia, più precisamente nelle Gallerie dell'Accademia, un'opera davvero particolare, che è stata a lungo argomento di discussione tra gli storici dell'arte, a causa del suo enigmatico significato, sto parlando del dipinto "La Tempesta" del pittore veneto Giorgione.

L'artista dipinse il quadro nei primi anni del 1500, su committenza dell'amico Gabriele Vendramin. In seguito, dopo numerosi passaggi di proprietà, negli anni '30 del 1900 fu acquisita dal comune di Venezia. 

Nel quadro è rappresentata una donna nuda che allatta un bambino (sulla destra) e, al lato sinistro, un uomo che sorregge un bastone. I due personaggi sono inseriti in un contesto composto da alberi, un ruscello, rovine architettoniche e, sullo sfondo, alcune abitazioni. Nel cielo nuvoloso irrompe un fulmine. 

Come già accennato, gli storici dell'arte hanno dibattuto a lungo sul senso di questo dipinto: inizialmente si è pensato per una scelta casuale dei personaggi, in seguito si è cercato un significato. A sostegno di ciò si sono sviluppate alcune teorie che si rifanno a una lettura allegorica dei personaggi. 

Una di queste sostiene che l'uomo sia la personificazione della Fortezza e la donna quella della Carità, entrambi in balia della casualità o, più propriamente, della Fortuna, personificata dal lampo. Un'altra teoria, invece, vedrebbe nei personaggi Adamo ed Eva (il figlio allattato sarebbe Caino) i quali, dopo essere stati cacciati dal paradiso terrestre, subiscono la condanna di Dio (rappresentato dal fulmine). Infine, altri studiosi hanno rimarcato la predominanza della natura sui personaggi, concentrandosi sull'abilità paesaggistica dell'artista. 

Di certo è proprio l'ambiguità che conferisce a quest'opera un'aura di fascino e di mistero, e chissà se lo scopo dell'artista fosse proprio quello...

E a voi piace quest'opera? Vi affascinano i quadri così misteriosi o preferite soggetti più semplici e immediati? 

Se vi va raccontatemelo nei commenti e, per questa rubrica, vi dò appuntamento al prossimo mese!

Fonti:

- Libro di testo "Arti Visive" (Dorfles, Buganza, Stoppa)
- Immagine del quadro tratta da Wikipedia.

giovedì 23 gennaio 2020

Gennaio: La Gazza di Claude Monet

Cari lettori, oggi ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, a cadenza mensile, che ci terrà compagnia per tutto il 2020. Negli scorsi anni mi sono occupata di romanzi classici, leggende sui fiori e origini delle fiabe, quest'anno invece ho deciso che il filo conduttore della mia nuova rubrica sarà un'altra delle mie passioni: l'arte. 

Per questo, ogni mese vi parlerò di un quadro che, per un motivo o per l'altro, ha destato il mio interesse e la mia curiosità. Per questo mese, data la stagione, ho deciso di parlarvi del dipito "La gazza" (La Pie) di Claude Monet. 

Questo quadro fu dipinto dall'artista tra il 1868 e il 1869, nel periodo in cui si trovava nel comune di Etrat, nell'alta Normandia. 

Lì Monet, assieme ad altri esponenti della pittura impressionista, si dedicò alla riproduzione su tela di vari paesaggi, i veri protagonisti delle sue opere.

Lo stesso vale per questo dipinto, il cui paesaggio innevato è il fulcro del quadro, mentre la gazza (unico essere vivente presente sulla scena) risulta essere solo un particolare. L'atmosfera è ovattata e lo spettatore si trova immerso in una dimensione di assoluto silenzio. 

Il dipinto fu realizzato "en plain air", per far sì che l'artista potesse cogliere, tramite la diretta osservazione, gli effetti naturali della luce e delle ombre, le quali vengono dette "colorate", in quanto non realizzate con il colore nero, nella perfetta ideologia impressionista. 

Il quadro venne presentato e rifiutato al Salon del 1869, in quanto gli organizzatori non apprezzarono l'interesse di Monet verso la percezione, a scapito della descrizione, e nemmeno quello verso le tonalità chiare. Oggi è conservato a Parigi, al Museo d'Orsay.

E ora, cari lettori, aspetto un vostro parere: vi piace questa mia nuova rubrica? Cosa pensate di questo dipinto? Avete avuto la fortuna di vederlo dal vivo? Cosa pensate in generale della pittura impressionista? Se vi va, raccontatemelo nei commenti e, con questa rubrica, vi dò appuntamento al prossimo mese!

Fonti e siti di approfondimento:



venerdì 21 dicembre 2018

L'inverno nell'arte

Cari lettori, oggi inizia l'inverno e, come abbiamo fatto per le altre stagioni, ecco un post artistico dedicato a questa stagione:


Dopo aver analizzato la primavera, l'estate e l'autunno dello stesso artista, ecco a voi la sua rappresentazione di questa stagione. Arcimboldo decise di rappresentare l'inverno come un vecchio dalla pelle rugosa, provata dal clima rigido. E' un tronco d'albero ciò che assume le fattezze del volto, mentre i capelli sono un groviglio di rami e foglie. Il limone e l'arancia simboleggiano invece la vita che riesce a fiorire e a svilupparsi nonostante il freddo.







Quest'opera del pittore romantico Friedrich è dedicata alla sola rappresentazione del paesaggio nevoso, in uno dei più freddi giorni invernali. Nell'opera non sono presenti nè giochi di luce nè presenze umane, che potrebbero distrarre lo spettatore dall'unica scena. Come si può notare, Friedrich non ha utilizzato diversi colori, anzi, il quadro è quasi monocromatico: questo perchè, nell'immagine invernale rappresentata dall'artista, non compare il sole.








Questo è uno dei miei quadri preferiti del pittore francese impressionista Claude Monet. Il paesaggio è completamente innevato, e un timido sole cerca di emergere tra le nuvole, creando un gioco di luci e ombre. La scena riproduce un paesaggio che può apparire deserto, con l'unica eccezione dell'uccello nero, appollaiato sul cancelletto, che cattura lo sguardo dello spettatore. Alle spalle della recinzione svettano delle case, riprodotte con l'unico colore caldo del dipinto, il marrone.


Questo quadro è stato invece dipinto da Giovanni Segantini. Appartiene alla corrente del simbolismo e rappresenta un paesaggio alpino, nel quale svettano delle figure che appaiono smarrite della neve. Trattasi delle "madri lussuriose" descritte in un poema di Luigi Illica, amico dell'artista.




Anche in questo quadro di Munch la protagonista principale è la neve, il cui colore bianco viene enfatizzato dal blu delle piante e dai tratti con cui l'artista ha realizzato gli alberi.










Infine, in quest'opera Marc Chagall ha rappresentato  la sua città natale, la cittadina russa di Vitebsk, la quale assume le sembianze della sua interiorità, riflettendo il suo mondo onirico, che viene enfatizzato soprattutto dalla figura del viandante che sembra volare.




Vi sono piaciuti questi quadri? Ne ricordate altri che vi hanno colpito particolarmente? Se vi va, scrivetemelo nei commenti... buon inverno a tutti!


Fonti e siti di approfondimento:


venerdì 21 settembre 2018

L'autunno nell'arte

Cari lettori, essendo oggi il primo giorno d'autunno, ecco un post tutto dedicato a questa stagione:


Nei post precedenti abbiamo visto il quadro dedicato alla primavera e quello all'estate dello stesso autore. In questo dipinto dedicato invece all'autunno (1572), il pittore Arcimboldo ha realizzato un volto sorretto da una botte tenuta insieme da rami di salici, e composto da frutti tipici di questo periodo, come le pere, le zucche, i funghi, i tralci d'uva...  Nel complesso la figura appare burbera e dalla barba ribelle.









Anche Monet, il padre dell'impressionismo, realizzò opere dedicate a questa stagione, tra cui questo quadro, datato 1873. In esso i colori pastello dell'autunno si fondono con il riflesso dell'acqua dando vita a un'immagine che trasmette quiete e silenzio.



Van Gogh dipinse questo quadro ad Arles (1888), luogo nel quale realizzò anche i suoi paesaggi più famosi, e dove litigherà con Gauguin. L'opera rappresenta una necropoli, dove l'artista amava passeggiare e dipingere e del quale realizzerà più versioni. 







Anche il pittore Alfons Mucha, esponente dell'art nouveau, dedicò un'opera all'autunno (1896), nella quale appare un'elegante e raffinata figura femminile adornata da fiori. L'abito ricorda il periodo neoclassico.











In uno dei pochi quadri rappresentanti un paesaggio (1912), Shiele proietta nelle raffigurazione dell'autunno (rappresentato con due alberi dalla forma particolare) la sua angoscia verso il decadimento dell'animo umano, di cui i due alberi diventano emblema.  Nell'anno in cui dipinse quest'opera, l'artista si trovava in prigione, con l'accusa di aver sedotto e rapito la figlia non ancora quattordicenne.





Questo quadro fu realizzato da Kandinsky attorno al 1917, quando ancora studiava all'accademia di Monaco, prima di diventare un esponente dell'astrattismo. Nell'opera si può notare un forte uso dei colori, soprattutto quelli freddi: basti notare il forte azzurro del fiume e il verde del prato. Solo il rosso rimanda ai colori caldi tipici dell'autunno.


Quale, tra queste opere, vi è piaciuta di più? Ne conoscete altre che volete citare? Fatelo pure nei commenti!

Fonti (testo e immagini):

https://www.fanpage.it/cinque-bellissime-opere-d-arte-sull-autunno/

https://libreriamo.it/arte/5-opere-darte-che-evocano-lautunno/

https://www.stilearte.it/buon-primo-giorno-di-autunno-con-claude-monet/

giovedì 21 giugno 2018

L'estate nell'arte

Cari lettori, per festeggiare il solstizio d'estate, oggi ritorna la mia rubrica dedicata all'arte. Ecco a voi sei opere tutte dedicate alla stagione più calda dell'anno:

"L'estate" di Arcimboldo appartiene alla serie de "Le Stagioni" e fu dipinto dal pittore nel 1563, con lo scopo di farne dono all’imperatore Massimiliano II d’Asburgo.
Il quadro, come gli altri tre della serie, fu realizzato dal pittore utilizzando frutti, verdure, piante, e ortaggi caratteristici dell’estate. In questo caso l’artista ha composto una giovane figura femminile, il cui volto è composto anche da ciliegie, una pesca, un cetriolo e da alcune spighe di grano, che compongono anche l’abito della donna.




Questo bellissimo quadro di Monet, "I papaveri", è stato realizzato nei pressi di Argenteuil, nell’estate del 1873. L’artista ha voluto concentrare la sua attenzione sugli effetti della luce e del colore. La luce assume il ruolo di protagonista, impadronendosi ed esaltando ogni elemento del dipinto, il quale è diviso in due parti: in alto con il cielo e le nuvole bianche, in basso con il prato e i papaveri rossi. La linea di demarcazione è scandita dagli alberi che danno ritmo ed equilibrio alla scena. Le due figure ritratte sono la moglie Camille e il figlio Jean.

In quest'opera di Van Gogh, "La mietitura",  il blu del cielo sereno contrasta con il colore biondo dorato del grano, ritraendo così un tipico paesaggio estivo, luminoso e splendente!
Il campo di grano ci appare come un paesaggio pacato, dal quale pare trasparire l'afa e il canto delle cicale.





Tutti conoscono la vita di Gauguin, che da Parigi spinto dal disprezzo per la civiltà contemporanea e dal desiderio di ritrovare un’umanità più pura e istintiva, si trasferì a Tahiti. I suoi dipinti a tema tahitiano sono praticamente quasi più famosi di quelli degli esordi, caratterizzati da colori accesi, che conducono la mente dello spettatore altrove, verso mete esotiche, quelle stesse spiagge dove Gauguin ha a lungo soggiornato.

L'opera è del 1960. La casa è la tipica costruzione dei quadri di Hopper, con il suo colore bianco e il tetto spiovente. Il cielo è azzurrissimo, e il sole colpisce i due personaggi presenti nell'opera: un'anziana signora vestita di nero e una giovane ragazza, due figure che sembrano agli antipodi e che pare siano in attesa di qualcuno. Quale sarà il loro rapporto?


Siamo nella California degli anni ’60, in una calda giornata di piena estate, con il pavimento che scotta e una piscina di acqua fredda. Non vi è alcuna presenza umana nel dipinto, poiché Hockney ha scelto di rappresentare solo gli schizzi d’acqua causati da qualcuno che in quella piscina si è tuffato. Il nuotatore di Hockney è quindi svanito nelle profondità, lasciando solo spruzzi di acqua nella sua scia. Il quadro è del 1967.





Buona estate a tutti!


mercoledì 21 marzo 2018

La primavera nell'arte

Cari lettori, per festeggiare l'equinozio di primavera ho deciso di inaugurare una nuova rubrica, tutta dedicata all'arte. Quest'anno, all'inizio di ogni stagione, pubblicherò un post con quadri a tema: questo primo articolo non può che essere dedicato alla "primavera nell'arte". 

Questa stagione ha ispirato e continua a ispirare moltissimi artisti, ma per questo post ho fatto una scelta tra sei opere, vediamole insieme:


E' uno dei quadri più famosi del Botticelli e di tutto il periodo rinascimentale. Il dipinto è stato realizzato nel 1482, dopo il ritorno dell'artista da Roma a Firenze. E' un'opera che si presta a varie letture: mitologica, filosofica, storica... ma è anche un quadro dal grande pregio.




Di tutt'altro genere è l'opera di Arcimboldo, pittore vissuto nel 1500. La sua opera fa parte di una serie dedicata alle quattro stagioni, delle quali ognuna di esse è l'emblema di uno dei quattro stadi della vita umana. La primavera rappresenta l'infanzia. 












Questo dipinto venne realizzato durante il XVIII secolo dal pittore Guidobono: i due personaggi rapprentati sono, probabilmente, Venere e Amore. Lo sguardo malinconico di Venere potrebbe essere l'emblema della fugacità della stagione, sottolineata anche dal viale alberato.










Non si può parlare di primavera senza citare Claude Monet. In questo quadro, oltre al paesaggio, è rappresentata la sua prima moglie, Camille, che pare non fosse nuova al ruolo di modella. In quest'opera è ritratta seduta sull'erba, in un momento di rilassatezza ad Argenteuil. Notevole e di pregio il chiaroscuro dovuto all'effetto dell'ombra.



Anche Georges Seurat, pittore puntinista, non fu immune al fascino di questa stagione. Nella sua opera più celebre "La Grande Jatte" rappresenta una scena di vita quotidiana all'aria aperta dove le persone passeggiano, stanno sedute, pescano, si rilassano... La tecnica "a puntini" e le grandi dimensioni del quadro provocano un effetto di stupore allo spettatore.


Infine, ho scelto di mostrarvi quest'opera di Vincent Van Gogh che rappresenta un mandorlo in fiore, emblema dell'inizio della nuova stagione. Il pittore dipinse questo quadro in onore della nascita del nipote, che venne chiamato come lui. L'artista poteva osservare i mandorli dalla finestra della casa in cui abitava all'epoca. I fiori sono dipinti a uno a uno, senza creare il senso dello spazio, sulla base delle stampe giapponesi.


Vi piace questa nuova rubrica? Quale di questi quadri vi ha colpito di più? Ve ne vengono in mente altri, dedicati alla primavera, che vi piacerebbe ricordare? Fatelo pure nei commenti!



Immagini prese da Wikipedia tranne quella del quadro di Monet tratta da http://www.arteworld.it/primavera-monet-analisi/

Fonti e siti di approfondimento: