giovedì 31 marzo 2016

Ti amo ti odio mi manchi

Cari lettori (più lettrici, che lettori, mi sa ;-)), oggi vi voglio consigliare un romanzo rosa che, seppur non brilli per particolare originalità, trovo sia adatto come lettura di svago e di evasione, oppure per quando si ha voglia di leggere qualcosa di non troppo impegnativo.
 

TRAMA (da amazon)

Vivere una vita felice non è complicato. Basta seguire delle regole ben precise. Non mollare mai, per un colpo di testa, un uomo che tutti pensano sia perfetto per te. Evita di trasferirti in un rudere di campagna per “ritrovare te stessa”, con il rischio di diventare lo zimbello del villaggio e di coprirti di ridicolo. E soprattutto, non dire “ti amo” a un uomo che ha due figlie che ti odiano, una moglie defunta che gli manca e che sarà sempre migliore di te. E per giunta una madre convinta che tu sia alle sue dipendenze. Maggie vorrebbe tanto una vita in cui tutto funzioni, ma se continua a infrangere le regole sarà destinata a passare da una disavventura all’altra… Infatti, dopo aver perso il lavoro a Dublino, è costretta a rinunciare alle sue Jimmy Choo per calzare orribili stivali da lavoro, a rifugiarsi nella sonnolenta cittadina di Glacken e a fare ciò che non avrebbe mai immaginato, nemmeno nei suoi incubi peggiori: pulire stalle e prendersi cura degli animali. Ma Maggie è testarda, non si arrende ed è anzi pronta a tutto pur di conquistare la gioia e la serenità che merita. E forse, al di là di ogni regola, una vita perfetta e un amore da sogno sono lì ad aspettarla...

mercoledì 30 marzo 2016

Marzo: Una storia semplice

Buon pomeriggio, cari lettori: per la mia rubrica mensile ho deciso di leggere e oggi recensirvi un romanzo scritto da un autore del quale non avevo mai letto nulla, Leonardo Sciascia. E, come primo romanzo, ho scelto "Una storia semplice". 

E' un libro molto breve, che si può leggere anche tutto d'un fiato, ma non fatevi ingannare dal titolo: la vicenda narrata è tutto tranne che "semplice". Tutto ruota attorno al delitto di un ex diplomatico, Giorgio Rocella, che la sera di S. Giuseppe, telefona alla polizia per segnalare un qualcosa di strano trovato nella propria abitazione, rimasta chiusa per tanti anni. Più avanti infatti si verrà a sapere che l'uomo era ritornato in quella casa disabitata solo per cercare alcune vecchie lettere scritte da Pirandello e Garibaldi. Il commissario però dissuade il brigadiere dall'andare a controllare e lo convince a rimandare la visita al giorno successivo, pensando che il tutto si tratti di uno scherzo. L'indomani, però, Giorgio Rocella viene trovato morto e la scena del delitto sembra presagire un suicidio.

Il brigadiere, nonostante questo, comincia ad indagare, coinvolgendo nelle sue indagini la moglie e il figlio della vittima; un suo amico professore (Franzò); il religioso Padre Cricco, che pare si occupasse di mantenere in ordine la tenuta. Il brigadiere, grazie al professore, scoprirà che la vittima poco prima di morire gli aveva riferito di aver trovato in casa un quadro, che era stato rubato alcuni anni prima. L'ipotesi del suicidio crollerà così del tutto.

Con questa nuova consapevolezza, il brigadiere legherà questa vicenda a un altro strano accadimento, capitato nei medesimi giorni: un uomo, proprietario di una Volvo, era entrato in una stazione perchè i passeggeri di un treno fermo gli avevano chiesto di andare a controllare se c'era stato un guasto ed egli aveva notato alcuni uomini avvolgere un oggetto in un tappeto, il quale poteva essere un quadro.

Grazie a questa nuova pista, a un intuito ben sviluppato e a una straordinaria prontezza di riflessi nel momento del pericolo, il brigadiere riuscirà a trovare il bandolo della matassa e a individuare l'assassino, un assassino che complicherà la situazione data la sua posizione sociale e il potere che ricopre all'interno del sistema del paese. Per non parlare della fine, quando il proprietario della Volvo riconoscerà tra i sospetti un'altra persona implicata nell'affare, ma preferirà starsene zitto per preservare la propria incolumità. 

Sperando di non avervi raccontato troppo, mi piacerebbe invitarvi alla lettura di questo breve romanzo dallo stile scorrevolissimo che, oltre al mistero del delitto, racchiude molti spunti di riflessione, come il delicato confine tra bene e male; la moralità delle istituzioni; la corruzione del potere; l'indifferenza nel denunciare crimini. Tematiche, ahimè, ancora molto attuali.

P.S. una piccola curiosità: il quadro che viene menzionato nella storia è "La natività con i santi Lorenzo e Francesco d'Assisi" del Caravaggio, che venne realmente rubato nel 1969 e mai più recuperato. Vi lascio una foto di quest'opera tratta da Wikipedia:



martedì 29 marzo 2016

Il colore dei fiori d'estate

Ciao a tutti e ben ritrovati dopo le festività pasquali! Oggi, per la mia rubrica "Ariel ti consiglia...", vi voglio suggerire un romanzo della Newton Compton uscito qualche anno fa, che ha per argomento un tema molto scottante: il razzismo nell'America degli anni Cinquanta. Ve lo consiglio perchè offre un ritratto reale della società dell'epoca facendo riflettere il lettore su un tema sempre molto attuale.


TRAMA (da amazon)

In una torrida giornata dell’agosto 1954, Jubie Watts, una ragazzina di tredici anni, parte con la famiglia per una vacanza in Florida. Insieme a lei, stretti in macchina, ci sono i tre fratelli, la madre e Mary Luther, la domestica. Mary vive con loro da tanti anni e Jubie le è affezionatissima. Non solo si è sempre occupata della casa e della cucina, ma con la sua presenza dolce e amorevole ha spesso compensato gli scatti d’ira del signor Watts e la freddezza della moglie. Ma Mary ha una colpa gravissima agli occhi di molti: è una donna di colore in una società razzista. Man mano che il viaggio procede verso sud, Jubie sperimenta per la prima volta le terribili conseguenze delle restrizioni razziali, fino a quando una vera e propria tragedia sconvolge la sua vita. Sarà allora che la ragazza capirà l’importanza di difendere i diritti civili, troverà il coraggio di confrontarsi con i limiti della sua famiglia e di combattere per un futuro di libertà e indipendenza.

venerdì 25 marzo 2016

Speciale Pasqua: simbologia e storia dell'uovo pasquale

Buon pomeriggio, in questo venerdì Santo ho deciso di dedicare il mio post alla simbologia e alla storia dell'uovo di Pasqua.

Al tempo degli antichi riti pagani l'uovo simboleggiava la fertilità e veniva associato per questo all'avvento della primavera, momento in cui gli uccelli formano il nido per deporre le uova e generare perciò delle nuove vite.  Con la diffusione del cristianesimo l'uovo assunse in sè il valore della rinascita, collegandosi così alla resurrezione di Cristo. 

Anche l'usanza dello scambio delle uova, con l'auspicio della fecondità, è molto antica e risale addirittura alla civiltà greca e persiana. Essa avveniva durante l'inizio della primavera, momento in cui all'epoca veniva fatto iniziare anche il nuovo anno.

L'usanza del donare uova decorate il giorno di Pasqua risale al Medioevo e, a tal proposito, abbiamo la testimonianza di numerose uova rivestite d'oro ordinate da Edoardo I di Inghilterra. Celeberrime sono le uova decorate con materiali preziosi commissionate dallo zar Alessandro all'orafo Fabergè, come dono alla zarina, al cui interno erano presenti sorprese altrettanto preziose.

D'altra parte, si fa risalire l'uovo di cioccolato alla Francia e alla corte di Luigi XIV, anche se pare che non vi fosse l'uso di inserire delle sorprese. Sarà solo nella seconda metà del Novecento che l'uovo di cioccolato con sorpresa si diffonderà tra tutti gli strati della popolazione, divenendo uno dei simboli più famosi del periodo pasquale. 

E ora che siamo giunti a parlare del presente, colgo l'occasione per augurare a tutti voi una serena e buona Pasqua e concludo questo post con una poesia a tema del poeta crepuscolare Guido Gozzano:

 Pasqua

A festoni la grigia parietaria
come una bimba gracile s'affaccia
ai muri della casa centenaria.

Il ciel di pioggia è tutto una minaccia
sul bosco triste, ché lo intrica il rovo
spietatamente, con tenaci braccia.

Quand'ecco dai pollai sereno e nuovo
il richiamo di Pasqua empie la terra
con l'antica pia favola dell'ovo.

Guido Gozzano
 

giovedì 24 marzo 2016

Io credo nell'amore

Un saluto a tutti, oggi vi voglio consigliare un romanzo della Newton Compton uscito qualche anno fa e che mi è molto piaciuto. Scritto da Marisel Vera è una storia d'amore ambientata oltreoceano...


TRAMA (da amazon)

È il 1950 e Felicidad Hidalgo trascorre le sue giornate nella panetteria della zia, avvolta dalla fragranza del pane appena sfornato e dalla soffice nuvola bianca della farina. Dolce e remissiva, la ragazza ha però un carattere forte, temprato dalle difficoltà di un’infanzia trascorsa tra le montagne di Portorico. A soli dieci anni, infatti, è stata strappata alla sua poverissima e numerosa famiglia d’origine e affidata alla zia, una donna fredda e scontrosa che la tratta quasi come una serva. Ma proprio quando Felicidad si è rassegnata a una vita infelice e senza affetti, Aníbal Acevedo, un affascinante rubacuori, oltrepassa la soglia della panetteria. Riuscirà a conquistare Felicidad, a vincere le sue resistenze e a portarla con sé in America? Io credo nell’amore è una storia intensa e romantica che vi farà innamorare di una terra lontana e seducente, dalle atmosfere indimenticabili e dallo spirito ribelle. Travolgente, romantica e sensuale: una storia d’amore, speranza e passione. E del coraggio di chi abita lontano dalla propria terra.

mercoledì 23 marzo 2016

La sirena

Buon pomeriggio, oggi la mia recensione è dedicata al sesto romanzo della serie dei gialli di Camilla Lackberg, "La sirena", edito da Marsilio.

Il titolo fa riferimento al romanzo appena pubblicato dal bibliotecario di Fjallbacka, Christian, amico di Erica, la protagonista della serie di romanzi assieme al marito, l'ispettore Patrick Hedstrom. 

Christian non vive il momento di celebrità con gioia, perchè il suo successo viene turbato da numerose lettere di minaccia, che l'uomo (sposato e padre di due bambini) aveva cominciato a ricevere anche prima della pubblicazione della sua storia.

Più avanti si scoprirà che pure due suoi amici, Erik e Kenneth, saranno alle prese con il suo stesso problema. La situazione si farà più seria quando Patrick legherà questi episodi con la scomparsa e l'uccisione di Magnus, altro amico di Christian. 

L'ispettore capisce perciò che è solo trovando un legame comune a queste quattro persone riuscirà forse a sbrigliare il bandolo della matassa. Anche perchè pare che i coinvolti sappiano qualcosa, ma nessuno di loro vuole parlare e fornire indizi preziosi alla polizia.

A complicare la questione si aggiunge l'alone di mistero che ruota attorno alla figura di Christian: perchè nessuno, neppure la moglie, conosce il suo passato, e il bibliotecario sembra intenzionato a non voler mostrare i suoi segreti, fino a quando...

Come già più volte scritto nelle mie precedenti recensioni, i gialli della Lackberg mi piacciono molto e tutte le volte che mi ritrovo a leggere le sue storie mi diverto a fare delle congetture per scoprire l'identità del colpevole. Questa volta però fino all'ultimo non sono riuscita a fare la minima ipotesi, perchè la storia è apparsa molto intricata sin da subito e nel corso delle pagine pochi sono stati gli indizi disseminati. Questo ovviamente non ha fatto che aumentare la mia curiosità ma, alla fine, quando sono giunta al termine, sono rimasta un po' delusa dall'identità dell'assassino. Credo che l'autrice abbia costruito un intreccio troppo oscuro e che poi abbia cercato la via più facile per sbrogliarlo. Sinceramente, mi aspettavo un colpevole e un movente più originale. 

Ciò non toglie la bellezza del romanzo, che consiglio (come tutti gli altri, del resto) soprattutto agli amanti dei gialli. Sempre piacevoli le storie dei protagonisti che si snodano libro dopo libro, come la gravidanza gemellare di Erica; quella della sorella Anna; la maturazione del personaggio di Melberg; la decisione della segretaria del commissariato Annika di procedere con l'adozione del figlio tanto desiderato; per non parlare del malore di Patrick alla fine, che ci rimanda direttamente al prossimo capitolo della serie...

Insomma, gli ingredienti per un romanzo interessante ci sono tutti, peccato solo per il finale!

martedì 22 marzo 2016

Il primo caffè del mattino

Ciao a tutti, oggi vi consiglio un romanzo d'amore molto originale, del quale conservo ancora un ottimo ricordo. E' ambientato a Roma e il protagonista è un ragazzo che conquisterà sin da subito la vostra simpatia. L'autore della storia è Diego Galdino e il titolo "Il primo caffè del mattino".


TRAMA (da amazon)

Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma, e non si è mai innamorato davvero. Ogni mattina, all'alba, attraversa le vie della città ancora addormentate, dove si sente il profumo del pane appena sfornato, e raggiunge il suo bar. Lì lo aspetta il primo caffè della giornata, quello dall'aroma più intenso, e dal sapore più buono. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi man mano che il locale si anima: a tenergli compagnia ci pensano i clienti affezionati, con cui ogni mattina Massimo saluta la giornata fra tintinnio di tazzine, profumo di cornetti caldi e un po' di chiacchiere. Allora come mai, il giorno in cui improvvisamente entra nel bar una ragazza dagli occhi verdi, il viso spruzzato di lentiggini e l'aria sperduta di una turista straniera, Massimo non riesce a toglierle gli occhi di dosso? Né tanto meno a farsi capire in nessuna lingua: al punto che, tempo cinque minuti di interazione, si ritrova una zuccheriera rovesciata addosso, la porta sbattuta in faccia e qualcosa di molto simile a un cuore spezzato che gli martella nel petto. Ma la ragazza con le lentiggini, che viene da Parigi, di nome fa Geneviève e di mestiere inventa cruciverba, tornerà presto da Massimo: perché ha un segreto che non può rivelare a nessuno, e che la lega proprio a quel luogo. Massimo - che da quando l'ha incontrata la prima volta, con la frangia spettinata e il vestito rosso - non se l'è più tolta dalla testa, non potrà che corteggiarla...

lunedì 21 marzo 2016

Primavera e letteratura

Buon inizio di settimana a tutti: oggi, giorno dell'equinozio di primavera (secondo alcuni lo è stato ieri, ma io ho deciso di essere tradizionalista) mi piacerebbe proporvi alcuni poesie dedicate a questa stagione, simbolo della rinascita. Molti sono i poeti della nostra letteratura a essersi cimentati su questo tema, come Giacomo Leopardi:



Brilla nell'aria 

Primavera d'intorno.
Brilla nell' aria
e per li campi esulta,
si' ch' a mirarla intenerisce il core
odi greggi belar, muggire armenti
e gli altri augelli contenti
a gara insieme,
per lo libero ciel
fan mille giri,
pur festeggiando il lor tempo migliore.



Giovanni Pascoli:

Primavera

O primavera! Con quel verde d’agli
coi papaveri rossi, la cui testa
suona coi chicchi, simili a sonagli,
coi riccioluti cavoli, che sono
neri, ma buoni, e queste mie viole
gialle... ed alto, coi suoi capi
rotondi d’oro, il grande girasole
ch’è sempre pieno del ronzio dell’api.



Salvatore Quasimodo:

Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul fosso.
E tutto sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.


Cesare Pavese: 


Primavera

Sarà un volto chiaro.
S'apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra....
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.


Gianni Rodari:

Filastrocca di primavera

Filastrocca di primavera
più lungo è il giorno,
più dolce la sera.
Domani forse tra l'erbetta
spunterà qualche violetta:
Oh prima viola fresca e nuova
beato i l primo che ti trova,
il tuo profumo gli dirà,
la primavera è giunta,è qua.
Gli altri signori non lo sanno
e ancora in inverno si crederanno,
magari persone di riguardo,
ma il loro calendario va in ritardo.


Inoltre, dato che siamo in tema, colgo l'occasione per ricordare l'anniversario della nascita della poetessa Alda Merini, nata proprio il 21 marzo. 
Se invece preferite la prosa, oltre alle numerose pubblicazioni per bambini che riguardano la stagione della primavera in senso stretto e i saggi storici sulla primavera di Praga e quella araba, ecco cos'ho trovato per voi: 
 

TRAMA (da amazon)

Firenze, 1482. L'affascinante cortigiana Luciana Vetra è furiosa: fare da modella per il grande pittore Sandro Botticelli doveva essere la sua grande occasione, invece lui non soltanto si è rifiutato di pagarla, ma dopo un violento litigio l'ha addirittura cacciata dal suo studio. Per vendicarsi dell'affronto, la giovane ruba uno dei disegni preparatori del dipinto - una grande tavola che avrà come titolo la Primavera - senza immaginare che quel gesto impulsivo e dettato dall'orgoglio le sconvolgerà la vita. Ben presto, infatti, Luciana si accorge di essere diventata l'obiettivo di un gruppo di uomini potenti e senza scrupoli, disposti a tutto - anche a uccidere - pur di recuperare il prezioso disegno. Disperata, la ragazza chiede asilo presso la basilica di Santa Croce e viene accolta da Guido, un novizio che, incantato dalla sua bellezza, decide di aiutarla a fuggire. Consapevoli che soltanto svelando il mistero del quadro avranno salva la vita, i due intraprendono allora un viaggio che li porterà da Napoli a Pisa, da Roma a Venezia, tra nobili e assassini, pericoli e agguati, complotti e tradimenti. E scopriranno che, nell'allegoria della Primavera, si nasconde un messaggio in codice che potrebbe cambiare il futuro dell'Italia...


TRAMA (da amazon)

Maggio 1945. Un reduce sloveno dai campi di concentramento nazisti è ospite di un sanatorio alle porte di Parigi. La sua vita somiglia a un dormiveglia dentro una serra di vetro, un dormiveglia attraversato di continuo dalle immagini di là, di quel mondo dove ha visto consumarsi la distruzione. «Lui prima della Germania e lui dopo la Germania, chissà se questi due uomini si sarebbero mai incontrati» si chiede il protagonista esprimendo in modo mirabile il dissidio lancinante da cui scaturisce – necessaria e alta – la narrativa di Pahor e la sua appassionata testimonianza civile.
Nelle pagine di questo intenso romanzo, infatti, la ricchezza del suo talento letterario non si lascia confinare alla pura e sofferta memoria del lager o al farsi voce della minoranza slovena perseguitata. A Radko Suban, un uomo spezzato in due dalla barbarie, è data malgrado tutto la possibilità di ritrovare se stesso e di rinascere grazie all’amore di Arlette, una giovane infermiera francese. Un amore contrastato, in cui nulla è certo: eppure ogni gesto di lei ha il sigillo di una vitalità che sconfigge le ombre e porta in sé una promessa di libertà che lo scrittore ritrae con commozione e stupore, lo stesso che ci coglie dinanzi al «perenne e impercettibile germogliare della terra, buona e immensa».

Non ho avuto l'occazione di leggere questi romanzi ma mi sembrano molto interessanti. Voi che ne dite? Vi viene in mente qualche altro spunto letterario legato alla nuova stagione? 

sabato 19 marzo 2016

Padre, se anche tu non fossi il mio

Oggi, per ricordare la festa del papà, ho deciso di riportare una poesia di Camillo Sbarbaro (facente parte della raccolta poetica "Pianissimo", 1914). Tra tutte quelle che ho avuto modo di leggere sull'argomento mi è piaciuta molto per la semplicità e l'immediatezza dei versi; per il messaggio d'amore che trascende dai vincoli di sangue; per la rievocazioni di immagini tratte dalla semplice vita quotidiana e per l'umanità e la sensibilità dell'uomo descritto dal poeta. Ricordo che Camillo Sbarbaro (1888-1967) fu un poeta ligure, di stampo vociano ma con contaminazioni derivanti dal crepuscolarismo. 

 
Padre, se anche tu non fossi il mio 
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
 
E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte 
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.
 
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.
 

venerdì 18 marzo 2016

Il Vittoriale (casa di D'Annunzio)

Ciao a tutti, ho scelto di dedicare il secondo post della mia nuova rubrica al Vittoriale, l'abitazione di Gabriele D'Annunzio, situata a Gardone Riviera, famosa città lacustre sulle sponde del lago di Garda (zona lombarda).

Sono ormai passati un po' di anni da quando sono andata a visitarla (credo fosse il 2009), ma ancora oggi la ricordo come una delle gite più belle che abbia mai fatto. Premetto che D'Annunzio non è uno dei miei letterati preferiti, ma mi è piaciuto osservare dal vivo il suo modo di essere così originale, particolare e fuori dagli schemi.

Il complesso espositivo si articola nella visita guidata della casa (la Prioria) e nell'esplorazione dell'immenso e bellissimo giardino.

La visita guidata a gruppi è stata molto utile e interessante, durante la quale ci sono stati rivelati molti aneddoti e curiosità come, per esempio, le ragione delle due stanze all'entrata, una destinata agli ospiti desiderati e un'altra a quelli indesiderati; la ricorrente simbologia del melograno come simbolo di abbondanza; le porte molto basse per obbligare i visitatori a inchinarsi; la scelta di posizionare una tartaruga sul tavolo della sala da pranzo, con elementi ricavati dalla sua vera tartaruga, morta per un indigestione, e che serviva da monito ai commensali troppo affamati.

Inoltre, caratteristiche della sua abitazione sono la gran quantità di oggetti stipati nelle stanza fino all'inverosimile, il buio dei locali a causa della fotofobia del letterato e alcuni dettagli a mio giudizio un po' troppo kitsh, come il bagno interamente blu (elettrico) e il letto a forma di bara.

Nel giardino circostante si trova il mausoleo dove, nella zona  più elevata del posto e svettante sopra tutte le altre, si erge la tomba di D'Annunzio stesso. In un'altra zona è presente anche la nave militare Puglia, che gli fu donata dalla Marina Militare. Particolare il cimitero dei suoi cani e il teatro all'aperto

Tempo fa ho letto che in questi anni sono state aggiunte anche altre sezioni da visitare, quindi la mia descrizione riguarda solo una parte di quello che oggi è possibile vedere

Come già sottolineatovi ho adorato questa visita, che ho apprezzato dal punto di vista culturale, ma anche artistico, storico, naturalistico, per questo, se vi dovesse capitare l'occasione, ve la consiglio vivamente!  

P.s. Le immagini sono tratte da Wikipedia.
 

giovedì 17 marzo 2016

Le piccole bugie del cuore

Buon pomeriggio, cari lettori: se martedì vi ho consigliato un libro giallo, oggi è la volta di un romanzo rosa chick lit molto ironico e divertente, "Le piccole bugie del cuore", scritto da Gemma Towley della quale vi avevo consigliato anche la trilogia di Jessica Wild. Adatto per rilassarsi, magari dopo una lettura più impegnativa...


TRAMA (da amazon)

In fondo cos'è una piccola bugia innocente? Se può aprirti qualche porta senza recare danno a nessuno, è solo un peccato veniale... È questo che pensa Natalie, trentenne di provincia appena sbarcata a Londra. Ma la vita nella grande metropoli non è così sfavillante, soprattutto quando fai la commessa e vivi sola. Come se non bastasse, il telefono continua a squillare e la cassetta delle lettere è colma di buste colorate e invitanti: peccato che non siano destinate a lei ma a Cressida, la precedente inquilina, che a quanto pare aveva una vita sociale molto glamour. La tentazione si fa irresistibile quando Natalie nota su una busta l’indirizzo di uno dei club più esclusivi di Londra. Di lì ad aprirla e presentarsi a una festa nei panni di Cressida il passo è molto breve...
Personaggi impacciati e sentimentali, situazioni tragicomiche e terribilmente romantiche: Gemma Townley colpisce ancora!

martedì 15 marzo 2016

In caso di mia morte (Il sei di cuori)

Ciao a tutti, oggi vi voglio consigliare il primo romanzo che ho letto di una delle mie scrittrici di gialli preferita, ovvero Carlene Thompson. Il titolo dell'edizione della Marcos y Marcos (che ha pubblicato tutte le sue opere) è "In caso di mia morte", ma il romanzo è stato edito anche nella serie dei gialli Mondadori con il titolo "Il sei di cuori". Ve lo consiglio perchè è molto avvicente, denso di colpi di scena ed è difficilissimo scoprire l'identità dell'assassino! Non manca nemmeno una bella storia d'amore...


TRAMA (da amazon)

La prima a morire è Angela Ricci, un'attrice di successo. Barbaramente assassinata nel suo appartamento a Manhattan. E Laurel, proprietaria di un negozio di fiorista, potrebbe essere la seconda. Ha trovato un messaggio da brivido nella posta. Un killer l'ha presa di mira. Tutto era cominciato tredici anni prima, quando un brutto scherzo, in una notte che nessuna di loro ha più dimenticato, era costato la vita a Faith. Le cinque amiche avevano giurato di non rivelare a nessuno quel che era successo quella notte. Sarebbe rimasto un segreto fra loro. Qualcuno, invece, sa e parrebbe deciso a vendicare la morte della povera Faith. Uccidendo. Ma chi?

lunedì 14 marzo 2016

Qualcuno con cui correre

Buon lunedì, oggi vi voglio parlare di un romanzo che da tempo avevo intenzione di leggere: "Qualcuno con cui correre" di David Grossman, edito da Oscar Mondadori.

Molto spesso viene indicato come lettura per ragazzi, ma trovo che sia molto interessante anche per gli adulti. Adolescenti sono comunque i due protagonisti, Tamar e Assaf, le cui vicende si intrecciano quando ad Assaf, che sta lavorando per un breve periodo in comune (siamo a Gerusalemme), viene affidato il compito di ritrovare il padrone di un cane.

L'animale, non appena si trova in strada comincia a correre, e il ragazzino (di carattere timido e introverso) si lascia trascinare in tutti i posti in cui viene condotto (incontrando anche personaggi dal comportamento ambiguo e pericoloso) mentre, passo dopo passo, riesce a ricostruire la storia della sua proprietaria, una ragazza di nome Tamar, per la quale prova subito un sentimento d'ammirazione. 

Questa ragazza, infatti, per cercare di salvare il fratello tossicodipendente e nelle mani di una banda di criminali senza scrupoli, aveva deciso di fingersi un'artista di strada, per poter entrare in quel gruppo senza destare sospetti e salvare così il fratello. Peccato che, proprio durante la fuga, aveva perso il suo cane, che a un certo punto Assaf scopre essere una femmina, di nome Dinka.

L'autore ci racconta parallelamente le vicende dei due ragazzi fin quasi alla fine del libro, per poi incrociarsi quando Assaf riesce a entrare in contatto con l'unica persona che conosceva il piano di Tamar, che decide di portare lui e il cane nella grotta nella quale la ragazza si era rifugiata assieme al fratello per combattere le sue crisi di astinenza.

Qui i due ragazzi fanno amicizia, ma i problemi non sono finiti, perchè il fratello continua a soffrire per la mancanza di droga e i loro persecutori li stanno cercando senza sosta: riusciranno i ragazzi a farla franca? 

Non vi svelerò la fine del romanzo, ma mi piacerebbe sottolinearne i punti di forza: innanzitutto la caratterizzazione dei due protagonisti. Assaf, come già accennato, è un ragazzo molto chiuso e sensibile, ma all'interno della vicenda subirà un'importante mutamento acquisendo maggior coraggio e fiducia in se stesso; Tamar, al contrario è una ragazza molto determinata, che vuole fare tutto da sola, abile e calcolatrice, riuscirà a scappare con il fratello, ma capirà che l'aiuto di Assaf, una volta conosciuto, le sarà molto prezioso. 

Molto interessante anche il modo con cui l'autore ha voluto trattare il tema della droga, soffermandosi molto a sottolineare il duro processo di disintossicazione. 

Lo stile è molto armonioso, a tratti però un po' prolisso, ma non fatevi scoraggiare: è un romanzo che vale la pena essere letto!

Alla prossima recensione!

venerdì 11 marzo 2016

Casa del Manzoni

Ciao a tutti, oggi ho deciso di inaugurare una nuova rubrica del mio blog, "Letteratura & Cultura", nella quale cercherò di proporre dei post riguardanti particolari aspetti legati ai romanzi e ai più grandi scrittori della nostra letteratura.

Con questo primo articolo mi piacerebbe parlare della casa di Alessandro Manzoni, che ho avuto modo di visitare proprio ieri. Ogni tanto, infatti, mi piace improvvisarmi turista anche nella provincia in cui abito (Milano), perchè a volte si tendono a trascurare le meraviglie che ci stanno vicino, dando per scontato la loro vicinanza, e finendo poi per non vederle mai.

Come già anticipatovi, l'abitazione si trova a Milano, in una stradina vicino al centro (via Morone) e oggi, oltre a essere sede del centro studi manzoniani, è anche aperta al pubblico, che può visitare il museo.

L'autore dei "Promessi Sposi" l'acquistò nel 1813, assieme alla prima moglie, Enrichetta Blondel, che morì poi il 25 dicembre 1833.

Nelle prime sale sono conservati numerosi ritratti del famoso scrittore e dei suoi cari, oltre al documento che testimonia i suoi due matrimoni e il nome dei dieci figli (oltre alle due gemelle morte subito dopo la nascita, avute dalla seconda moglie, Teresa Borri Stampa).

Seguono altre raffigurazioni, che riprendono alcune scene tratte dai "Promessi Sposi", tra le quali ho apprezzato molto un quadro che rappresenta la scena dell'"Addio Monti" (molto intenso anche quello che riporta l'episodio di Cecilia e di sua madre).Sono presenti anche delle sculture, che raffigurano Renzo, Lucia, l'Innominato...

In altre sale si possono ammirare alcune edizioni di libri, per lo più di origini francesi, appartenuti nella biblioteca di Manzoni e della Borri Stampa, per poi passare alle antiche edizioni delle opere dello stesso letterato (non solo della sua opera principale, ma anche degli inni sacri, tragedie, odi).

Ma le due stanze migliori, secondo me, sono state la camera da letto e lo studio al piano terra, che sono rimasti tale e quali (pavimento compreso) e non hanno subito modifiche con il tempo. Nella camera è presente il suo letto, oltre al canapè e a delle sedie; mentre nello studio è possibile vedere una stufa dell'epoca, il camino, delle poltrone, i suoi occhiali, forbici e tabacchiera. 

Altri oggetti appartenuti allo scrittore e che si possono ammirare in altre sale sono il cappello, il bastone da passeggio, l'ombrello, la tuba e il tabarro.

Le ultime sale sono dedicate alla diffusione delle sue opere all'estero, con la testimonianza di edizioni inglese, tedesche, russe... Interessante anche lo studio di Tommaso Grossi, altro intellettuale dell'epoca, che si trova al piano terra vicino allo studio.

Un'altra sezione della casa, invece, è dedicata a mostre di dipinti ex-voto, che ha lo scopo di mostrare attraverso questa particolare forma d'arte usi, costumi e vita quotidiana della gente comune. In questo periodo il filo conduttore dei dipinti è il mondo agricolo e il pericolo scampato dopo un incidente legato alla quotidianità dei contadini. Ne consiglio la visita perchè anch'essa offre interessanti spunti di apprendimento.

Peccato che il giardino si sia potuto vedere solo da dentro, ma è possibile visitarlo andando a vedere la collezione della Galleria di Piazza Scala.

Bene, con questo vi saluto e vi invito a visitare questo posto, nel caso vi doveste trovare a Milano, ne vale sicuramente la pena!

A presto e buon finesettimana! :-)

giovedì 10 marzo 2016

Un regalo da Tiffany

Ciao a tutti, questa sera vi voglio consigliare un romanzo scritto da una delle mie scrittrici rosa preferite, Melissa Hill (oggi, poi, ho scoperto che ha pubblicato un nuovo libro e, ovviamente, sono curiosissima di leggerlo!). Questo è la prima storia che ha pubblicato con una casa editrice italiana.



TRAMA (da amazon)

Quale ragazza non sogna, una volta nella vita, di ricevere in dono un gioiello di Tiffany? A New York, sulla Fifth Avenue, il giorno della vigilia di Natale due uomini stanno comprando un regalo per la donna di cui sono innamorati. Gary, che aveva quasi dimenticato il regalo per la sua fidanzata Rachel, sta acquistando per lei un braccialetto portafortuna. Ethan invece sta cercando qualcosa di speciale: un anello di fidanzamento per Vanessa, uno splendido solitario col quale si inginocchierà davanti a lei e le farà una romantica proposta di matrimonio. Ma quando per sbaglio, all'uscita dal negozio, i due regali vengono scambiati, Rachel si ritroverà al dito l'anello destinato a Vanessa. E per Ethan riportarlo alla donna per la quale lo ha scelto non sarà affatto semplice. Soprattutto se il destino ha altre idee a riguardo...

mercoledì 9 marzo 2016

La bambina numero otto

Buon pomeriggio, oggi vi voglio parlare de "La bambina numero otto", romanzo scritto da Kim van Alkemade ed edito da Bookme.

Anche in questo caso sono venuta a conoscenza di questo libro da alcuni blog letterari che sono solita leggere, e il fatto che la storia sia stata tratta da una vicenda realmente accaduta non ha fatto che accrescere la mia curiosità.

Il romanzo ha per protagonista Rachel, infermiera quarantenne in una casa di riposo, e la sua vicenda viene raccontata su due diversi piani temporali: il presente e il passato, che ripercorre gli eventi di quando era bambina. L'avvio dei ricordi avviene quando un giorno la donna scopre che l'anziana signora che deve accudire, malata terminale per un tumore alle ossa, corrisponde al nome di Mildred Solomon, in passato una  dottoressa che lavorava in un brefotrofio ebraico statunitense e con la quale Rachel era entrata in contatto.

La protagonista infatti, a causa di una tragedia, era rimasta orfana a quattro anni e, dopo essere stata sottratta al fratello poco più grande di lei, aveva passato molto tempo  proprio in quell'istituto nel quale, la dottoressa Salomon, nel nome di una totale devozione verso la scienza e di un'ambizione professionale che la portava a essere l'unica donna nel suo gruppo di lavoro, compiva degli esperimenti con i raggi X usando come cavie proprio i piccoli orfani del brefotrofio. E Rachel era una di loro. Queste prove le provocarono la caduta permanente di capelli, sopracciglia e ciglia ma la bambina, che rivedeva nella dottoressa la figura materna mancante, era convinta di essere malata e di aver perciò bisogno di quelle cure.

L'incontro con la dottoressa dopo tutti quegli anni provoca in Rachel la curiosità di saperne di più e, da una semplice ricerca in biblioteca, trova dei saggi scientifici nei quali capisce di essere stata  usata come una semplice cavia, anzi, come un "materiale", termine usato dalla Salomon per definire quegli sfortunati bambini. Da una tabella Rachel riesce anche a scoprire che il numero a lei associato era l'otto, e che proprio lei era stata la bambina che era stata sottoposta alla più elevata intensità di radiazioni.

Questa consapevolezza porta la protagonista a provare un forte odio per quella donna, ora indifesa, della quale in passato si era fidata, e capisce che la sua vita difficile a causa dell'assenza di capelli (con conseguenti derisioni, disagi e commiserazioni) era stata stata solo il frutto del male che le aveva fatto quella donna. Tanto più che nuovi problemi di salute sembrano profilarsi all'orizzonte, in un momento nel quale Rachel sta soffrendo anche perchè la persona che ama si trova lontano da lei...

Trovatasi improvvisamente dal ruolo di vittima a quella di carnefice, Rachel viene investita da un groviglio di sentimenti contrastanti e capisce che ha poco tempo per agire, se veramente vuole fare qualcosa per vendicarsi. La dottoressa la riconosce, ma non prova pena per lei, anzi, le confessa di essersi ammalata anch'essa a causa dei suoi stessi esperimenti, in nome di un'ambizione che oltrapassa il concetto di amore sia per il prossimo sia per se stessa.

Da come avrete potuto capire da quanto scritto, è una storia molto cruda, anche se mai eccessiva. Le vicende narrate fanno orrore, ma lo stile fluido e armonioso spinge il lettore a procedere con la lettura, e a sperare che la protagonista possa raggiungere un certo equilibrio. E' una storia che fa riflettere su vari argomenti, come il rapporto tra etica e scienza; la diversità degli individui in una società che guarda con sospetto chi si discosta dalla "normalità"; quanto il sentimento di odio può spingere alla vendetta.
Proprio per questo, ne consiglio vivamente la lettura, unita però alla consapevolezza della drammaticità della storia.

martedì 8 marzo 2016

8 marzo: festa della donna

Ciao a tutti e buona festa delle donne a tutte le mie lettrici! Oggi voglio dedicare un post proprio a questa ricorrenza, cercando di svelare le sue origini e le curiosità a essa collegate. Non mancherà un consiglio di lettura, dato che i libri sono il filo conduttore del mio blog.

Innanzitutto vorrei sottolineare come questa festa venga tradizionalmente ricondotta a un falso storico molto diffuso, ovvero la morte di numerose operaie in un rogo propagatosi nell'industria Cotton proprio l'8 di marzo. In realtà pare che questa ditta non sia mai esistita e si pensa che questa storia si sia originata a partire da un altro tragico evento, e cioè l'incendio avvenuto nell'industria Triangle di New York il 25 marzo del 1911.

La festa della donna venne invece istituita inizialmente il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti dal partito socialista, che scelse questo giorno per organizzare manifestazioni a favore del diritto di voto femminile.

Successivamente, la seconda conferenza internazionale delle donne comuniste decise di scegliere l'8 marzo in ricordo della manifestazione delle donne di Sanpietroburgo che, nel 1917, chiedevano il ritiro della Russia dalla prima guerra mondiale, oltre che il diritto di voto. Questo fu l'evento che portò poi alla destituzione dello zar. 

In Italia si cominciò a festeggiare questa ricorrenza nel 1922, ma non assunse molta importanza, perchè considerata legata al comunismo, e perciò non apprezzata dal partito fascista.

Fu nel 1946, dopo la seconda guerra mondiale, che assunse una connotazione più importante. In particolare, fu in quell'anno che Rita Montagnana (moglie di Palmiro Togliatti) e Teresa Mattei, le quali facevano parte dell'Unione donne italiane (Udi), decisero di proporre il fiore della mimosa come simbolo di questa festa. La decisione è da ricondurre al fatto che questo fiore tende a svilupparsi in questo periodo e per la sua economicità. La tradizione della mimosa è solamente italiana: negli altri paesi infatti è solito regalare fiori, senza considerare un tipo specifico.

Se avete voglia di approfondire l'argomento con altri aneddotti e curisità, vi consiglio di leggere questo libro, scritto da Tilde Capomazza e Marisa Ombra: "8 marzo. Una storia lunga un secolo".


TRAMA (da amazon)

Dall'inizio del secolo, la data dell'8 marzo segna una ricorrenza ad altissimo valore simbolico che negli ultimi anni, anche se banalizzata dai media e a volte ridotta a rito consumistico, resta un'occasione di ampia mobilitazione e di trasmissione di memoria tra le generazioni. Il volume, accompagnato da un DVD che presenta immagini storiche e interviste a protagoniste della politica italiana degli ultimi 50 anni, ripercorre la storia della ricorrenza, svelando alcuni misteri sulla sua origine e le varie modificazioni di senso subite nel tempo. Se ne attualizza così la valenza politica: l'8 marzo ha un passato glorioso e un futuro che toccherà alle donne più giovani scrivere.

lunedì 7 marzo 2016

Come per magia

Buon inizio di settimana a tutti! Di solito aggiorno la mia rubrica di consigli il martedì e il giovedì, ma oggi farò un'eccezione (per domani ho previsto un altro tipo di post), e vi proporrò la lettura di un romanzo rosa chick lit, molto ironico e divertente, scritto da Kirsty Greenwood e intitolato "Come per magia".


TRAMA (da amazon)

Pur di evitare qualsiasi conflitto, Natalie è disposta a tutto: spesso preferisce dire una bugia «bianca» che esprimere ciò che pensa davvero, e pur di assecondare le pretese della sua bislacca famiglia ha rinunciato al sogno di diventare una chef. Ora sta per sposarsi, ma invece di organizzare il matrimonio secondo i propri desideri cerca come sempre di accontentare tutti: la madre nevrotica, la sorella viziata, il fidanzato egocentrico fissato con il fitness, perfino la parrucchiera che le ha fatto un'acconciatura terrificante… Una sera, però, Natalie accompagna la sua migliore amica Meg a uno spettacolo di magia e finisce per essere ipnotizzata: d'ora in poi potrà dire sempre e soltanto la verità, nient'altro che la verità. Dall'istante in cui pensieri e opinioni cominciano a uscirle di bocca senza più filtri, si mette in moto un'irresistibile reazione a catena che rischia di mandare completamente all'aria la sua vita, a partire dalle imminenti nozze. A Natalie non resta che mettersi alla ricerca del misterioso ipnotista per fargli annullare l'incantesimo, ed è seguendo le sue tracce che si ritrova nel paesino di Little Trooley, e nel pub dell'affascinante e ruvido Riley. Natalie non è a caccia di avventure, vuole solo tornare a casa, riprendere la tranquilla esistenza di sempre e sposarsi… ma è proprio questa la verità? Quando non puoi fare altro che essere completamente e spudoratamente sincera con tutti gli altri, puoi ancora mentire a te stessa?

giovedì 3 marzo 2016

Il giro del mondo in ottanta giorni

Ciao a tutti, il romanzo che vi voglio consigliare oggi ha stazionato per anni nella mia libreria prima di essere letto, ma una volta iniziato mi ha coinvolto moltissimo, facendomi vivere con la fantasia un'avventura tutta intorno al globo terrestre! Sto parlando de "Il giro del mondo in ottanta giorni" di Jules Verne, un romanzo che mette in luce tutta la cultura positivista di fine ottocento. Riuscitissima la figura del servo, oltre che quella del protagonista, Phileas Fogg.


TRAMA (da amazon)

Phileas Fogg, gentiluomo inglese assai flemmatico, scommette con i soci del suo club che riuscirà a compiere in ottanta giorni il giro del mondo. Parte seguito dal suo fedelissimo servo Giovanni detto Passepartout. Gli è però alle calcagna un poliziotto che si affanna a seguirlo nelle tappe dell'eccezionale itinerario perché Fagg è sospettato di un grosso furto perpetrato in una banca inglese. Questo è l'avvio del romanzo che Verne pubblicò nel 1873 e che costituisce da più di un secolo uno dei più duraturi successi in tutte le lingue. È una storia sospesa di continuo tra avventura e ironia, dove i colpi di scena si susseguono ad un ritmo irresistibile.

mercoledì 2 marzo 2016

Il bambino in cima alla montagna

Ciao a tutti, oggi vi voglio recensire la mia ultima lettura, che è stata l'ultima storia scritta da John Boyne, ovvero "Il bambino in cima alla montagna", edita da Rizzoli.

Anche in questo romanzo, così come era stato nel suo libro più celebre ("Il bambino con il pigiama a righe"), ci troviamo durante il periodo del nazismo e della seconda guerra mondiale, e la storia ha come protagonista un bambino, Pierrot, che all'inizio della vicenda abita a Parigi, assieme alla madre francese e al padre tedesco. Al piano di sotto della loro abitazione vive il suo migliore amico Anshel, un ragazzino ebreo sordomuto.

In poco tempo, però, Pierrot dovrà subire un capovolgimento della sua vita: il padre infatti, mai più ripresosi dalla sua esperienza di soldato durante la prima guerra mondiale (oltre che per l'umiliante sconfitta della sua patria, la Germania) muore sotto un treno, mentre la madre soccomberà alla tubercolosi dopo qualche tempo.

Il ragazzino viene così mandato in un orfanotrofio di Orleans, gestito da due sorelle, nel quale trascorrerà un po' di tempo prima di sapere che sua zia Beatrix (sorella del padre, che non aveva mai avuto il piacere di conoscere di persona), venuta a sapere della sua condizione di orfano, lo chiamava a sè. Così Pierrot intraprende un lungo viaggio in treno da  Orleans, per raggiungere l'Austria e precisamente la casa nella quale sua zia fa la governante. Ma quella, non è un'abitazione qualsiasi: trattasi infatti del Berghof, ovvero della residenza estiva di Hitler, sperduta sulla cima dei monti.

Lì, prima il ragazzino fa la conoscenza della zia e poi di tutti gli altri dipendenti della residenza: l'autista Ernst, la cuoca Emma, le cameriere... Finchè un giorno entra in contatto anche con Hitler e con la compagna di quest'ultimo Eva Braun. Pierrot, al quale viene intimato di farsi chiamare Pieter per nascondere le sue origini francesi, conosce il Fuhrer non in ambiente politico o militare, ma in quello domestico. Egli prova un forte senso di rispetto nei suoi confronti, misto ad ammirazione per l'autorità che l'uomo emana. Autorità che Pierrot non è mai riuscito a trasmettere, a causa del suo aspetto fisico minuto e il suo carattere timido e remissivo. E sarà proprio per questo che il ragazzino lo concepirà come un modello a cui far riferimento. Inoltre, nel capo dei tedeschi Pierrot rivede la figura paterna, e nell'ossessione di Hitler per la grandezza della Germania il forte amor di patria del padre perduto.

Hitler comprenderà tutto questo e cercherà di portarlo sempre di più dalla sua parte e, per lui, Pierrot comincerà a compiere delle azioni che avranno degli esiti tragici e il cui ricordo lo tormenterà per tutta la vita, anche una volta terminato il secondo conflitto mondiale.

Dopo la guerra, solo e abbandonato da tutti, il ragazzino deciderà di ripercorrere, viaggiando, le tappe della propria infanzia, fino ad arrivare nella sua vecchia casa di Parigi. E lì sorge in lui il desiderio di raccontare tutta la verità al suo vecchio amico di infanzia, così come faceva quando erano piccoli: lui che raccontava e Anshel che trascriveva le sue storie. Ma riuscirà a ritrovare il suo amico d'infanzia? Ed egli sarà disposto a donargli nuovamente la sua amicizia, dopo che Pierrot l'aveva tagliata così bruscamente a causa delle origine ebraiche di Anshel?

Non vi svelerò la fine, ma vi consiglio di leggere questo romanzo perchè, nella sua tragicità, è molto avvicente e denso di spunti di riflessione. Pierrot è una figura controversa: da una parte vittima e dall'altra carnefice. In lui ho visto l'emblema dell'infanzia, di quell'età in cui si è innocenti e spontanei, ma nella quale non si possiede lo spirito critico adatto per distinguere il bene dal male. Il temperamento del protagonista verrà infatti corrotto dalla cattiveria e dall'odio di quegli adulti ai quali, incosapevolmente, si era affidato. 
Il viaggio verso Parigi che Pierrot compirà alla fine del romanzo credo, invece, abbia una valenza non solo materiale, ma anche psicologica, come una sorta di "ritorno alle origini", in quegli anni in cui i sentimenti cattivi non avevano ancora corroso il suo animo. Mentre, per quanto riguarda il desiderio di raccontare e di far scrivere le sue vicende (a costo di come potrà essere giudicato), penso che l'autore abbia voluto trasmettere al lettore la concezione della scrittura come atto di espiazione per poter raggiungere, anche se in parte, una sorta di pace dell'anima.

Penso che gli ingredienti per risultare un'ottima storia ci siano tutti, poi la scorrevolezza del testo e il linguaggio semplice ma estremamente efficace rendono la lettura ancora più agevole. 

Se anche voi avete letto questo romanzo e volete condividere le vostre impressioni, come al solito, non abbiate esitazioni a farlo.